Il caso Ilva


In queste note si esaminano le informazioni  tecniche disponibili sul caso Ilva - Taranto di cui ai provvedimenti giudiziari che ne hanno chiesto in sostanza la chiusura.
Si esamina in particolare, in tre distinti elaborati, la situazione relativa ai tre principali fattori di inquinamento ambientale indicati come la causa dei provvedimenti presi: Benzo(a)pirene (o Bap), Diossine e polveri.

La vicenda è oltremodo seria, perchè:

- lo stabilimento siderurgico di Taranto copre quasi il 50% del fabbisogno nazionale di acciaio e la sua chiusura causerebbe la chiusura degli stabilimenti di Genova, Novi Ligure, Racconiggi e Patrica (FR). A questi si aggiungono i centri di servizio, sei in tutto: Paderno Dugnano (Milano), Usmate Velate (Milano), Legnaro (Padova), Verona, Torino, Marghera (Venezia). Una galassia che dipende da Taranto, l’unico stabilimento in grado di produrre l’acciaio a partire dall’impasto di ferro e carbonio. In sostanza collassa di colpo tutto il settore siderurgico italiano.
- Il settore siderurgico italiano, è il secondo in europa (dopo la Germania), occupa fra diretti e indotto 60.000 persone e fattura 40 miliardi di € l'anno. La sua dismissione causerebbe inoltre rilevanti danni economici a tutto il settore principale dell'economia italia, ancor vivo e trainante, la metalmeccanica.

Si intende quindi fornire elementi per una migliore conoscenza, e quindi valutazione personale, degli argomenti tecnici relativi al Caso Ilva. Perchè proprio dall'analisi tecnica possono venire elementi oggettivi su una vicenda che crea non poche perplessità.


Questi elaborati sono stati allestiti dal sottoscritto su incarico (non retribuito) di una associazione di natura politica che è molto critica rispetto alle scelte di "politica industriale" degli ultimi anni, soprattutto relativamente alla salvaguardia dei posti di lavoro e della struttura economica del paese.

Il sottoscritto vanta molti anni di esperienza nel settore delle Sicurezze Industriali e quindi si ritiene in grado di valutare correttamente ciò che legge in materia di Sicurezza e Ambiente.

Curriculum professionale



Abstract

Dall'esame fatto sulle emissioni di inquinanti cancerogeni (Benzo(a)pirene e Diossine (si rimanda ai documenti integrali per una più esaustiva trattazione) risulta che:

- le emissioni del benzopirene risultano a norma dal 2010 (campagna di misure Arpa Puglia). Manca completamente il dato storico.

- le emissioni delle diossine risultano in regola da dicembre 2011. Esiste il dato storico.
- le emissioni delle polveri sono ancora da verificare

Sul dato storico delle diossine, l'unico che abbiamo, leggiamo un terrificante 800 grammi/anno per il 1994 (la gestione Finsider va dal 1965 al 1995) che passano a 450 grammi/anno del 1999 (la gestione Ilva è dal 1995 ad oggi) che arrivano a 3,4 grammi/anno (52,4 grammi/anno in totale, dicono i periti giudiziari) a dicembre 2011.


Se lo stabilimento adesso è in regola per l'emissione dei cancerogeni benissimo, può continuare la produzione. Addirittura valori migliori di quelli raccomandati dalle più restrittive norme europee)

Ma gli stessi dati che certificano la rispondenza delle emissioni attuali alle norme più restrittive certificano anche che non erano in regola prima, almeno dal 1965 al 2007, ben 42 anni.


Poichè l'inquinamento di Taranto è su stratificazione di 42 anni, e le malattie si possono manifestare dopo venti o più anni dall'esposizione, la soluzione può essere solo che, pur mantenendo e migliorando la situazione attuale, i due soggetti responsabili, Finsider e Ilva, si facciano carico della bonifica della città.

Bonifica per cui esistono prassi e tecnologie messe in atto per diversi incidenti industriali (compreso Seveso) che sono descritti nell'allegato dell'APAT inserito nel dossier "diossine".

Basti dire che per i terreni inquinati da diossina la semplice aratura riporta alla luce la diossina penetrata nel terreno, e quindi grazie a un processo di degrado fotochimico del tutto naturale viene via eliminata dai raggi UV.

In sostanza si propone di:

- non fermare la produzione. Non ce ne è ragione se le emissioni dei principali e più pericolosi inquinanti sono in regola con le norme più restrittive.
-  far assumere ai due soggetti le proprie responsabilità in merito alle emissioni fuori norma dal 1965 a oggi e procedere alla bonifica del territorio e relativi indennizzi "come se" ci fosse stato un disastro industriale, disastro certificato dagli stessi documenti che attestano la situazione attuale di legalità.
Ovviamente per la quota parte, Finsider e Ilva.


Chiudendo la produzione rimane un cimitero industriale sparso per tutta Italia, l'economia di Taranto al collasso, una città inquinata, quelli che si sono ammalati e quelli che si ammaleranno.
E la produzione si farà all'estero, sicuramente con meno problemi ambientali e maggiori profitti.



Il Benzo(a)pirene o BaP
dossier_taranto1.pdf
Le diossine
dossier_taranto2.pdf
Le polveri
work in progress
Conclusioni
work in progress