Da Sentenza parte II pag. 223 e successive

Ciò considerato, la Corte osserva che sono già state ampiamente esposte le motivazioni che inducono a ritenere priva di fondamento la notizia della presenza dell’intenso traffico americano, e della conseguente possibile presenza di una portaerei, diffusasi nei siti radar nella notte tra il 27 ed il 28 giugno, in quanto notizia originatasi nella sala Controllo di Ciampino a seguito dell’errata interpretazione di quella comunicazione ricevuta da Marsala: “non l’abbiamo visto perché avevamo l’esercitazione”.

 In sede di discussione finale si è sostenuto da parte dell’Accusa, pubblica e privata, che nonostante l’esito negativo della verifica, quella notizia avrebbe dovuto comunque essere portata a conoscenza del Governo allo scopo di consentire nell’immediatezza un apprezzamento dell’accaduto in tutti i suoi contorni e, di conseguenza, le eventuali iniziative che si fossero ritenute opportune anche in sede internazionale.

 Poiché, a volte, le argomentazioni dell’Accusa hanno accomunato la problematica dell’omesso riferimento delle informazioni concernenti il traffico americano con quella concernente l’omesso riferimento dei risultati delle analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino, la Corte osserva che le due fattispecie devono essere tenute nettamente distinte in quanto completamente diverse ed indipendenti l’una dall’altra per quanto concerne la genesi, la valutazione dei dati probatori che le riguardano, i comportamenti degli imputati e le conclusioni che la Corte ritiene di trarne.

 La prima fattispecie –che è quella che è stata oggetto della disamina in questa Parte Seconda-  ha come base la notizia diffusa da Ciampino, con la telefonata Bruschina/Marzulli delle ore 20,25Z, concernente la comunicazione da parte di un ufficiale dell’ACC della presenza di traffico americano molto intenso nella zona e nel momento dell’incidente.

La seconda fattispecie, che costituisce oggetto di specifica disamina nella Parte Terza, ha come base il mancato inserimento nel plottaggio redatto dal Russo, dei plots  -17  e  -12, contenuti nei tabulati dei dati radar di Ciampino,  la cui correlazione, secondo l’Accusa, poteva indurre a ritenere la presenza di altro aereo in volo in prossimità del DC9 al momento dell’incidente. 

 La Corte, come già notato, ha ritenuto che lo SMA, nella persona del Bartolucci, aveva preso cognizione dal Mangani di quanto avvenuto nella notte e quindi anche, per quanto qui interessa, della diffusione, da parte dell’ACC di Ciampino, della notizia dell’intenso traffico americano, sempre però nel contesto di una informazione globale degli avvenimenti succedutisi nel corso della notte, comprensiva  quindi anche dell’esito totalmente negativo delle verifiche per accertarne la fondatezza effettuate dal 3° ROC sia presso i siti radar militari interessati alla zona dell’incidente, sia presso la sede NATO di Napoli.
Esito negativo avevano anche avuto le ulteriori verifiche che lo stesso SMA aveva disposto presso le competenti sedi dell’AM e della NATO; inoltre il messaggio di Cincusnaveur, del quale sicuramente lo SMA era stato informato, escludeva presenza di portaerei ed aerei della VI Flotta operanti nel Tirreno.

Ma un ulteriore dato in possesso dello SMA concorreva, in modo decisivo, ad eliminare qualsiasi dubbio riguardo alla infondatezza della notizia: i tracciati radar di Ciampino.
Invero se è vero, come è vero, che la contestazione dell’imputazione comprende, tra l’altro, l’addebito dell’omesso riferimento dei risultati dell’analisi dei tracciati radar di Fiumicino-Ciampino e se è vero, come è vero, che da quella analisi emergeva  la presenza  di quei  tre  plots significativi (-17, -12 e 2b), è però altrettanto indubbio che in quei tracciati non si rinviene alcun indizio di intenso traffico militare razzolante nella zona dell’incidente, né mai, sia nel corso della istruttoria formale che in sede dibattimentale, alcun perito o consulente di parte ha inteso sostenere il contrario. Esisteva pertanto la inconfutabile prova tecnico-documentale che,  proprio là dove si era originata la notizia, poi diffusasi, dell’intenso traffico militare,  il radar non aveva percepito alcunché di significativo.
Dunque quella notizia, già di per se stessa assolutamente generica, era nell’immediatezza risultata del tutto infondata né, dalle verifiche effettuate, era emerso alcun elemento di fatto che potesse indurre ad ulteriori valutazioni o indagini e tale quindi da dover costituire oggetto di informativa alle Autorità politiche.
Per  quanto poi concerne le ipotesi di esplosione coinvolgente il velivolo emerse nel corso delle telefonate, delle quali gli imputati, secondo la contestazione, avrebbero omesso il riferimento, è chiaramente risultato che si trattava di mere congetture prive di qualsivoglia fondamento fattuale e pertanto, quand’anche fossero state ricomprese tra gli avvenimenti della notte quali riferiti dal Mangani  al Bartolucci, del tutto irrilevanti. 
Al riguardo giova qui richiamare quanto dichiarato dal senatore Cossiga, Presidente del Consiglio all’epoca dei fatti, nel corso dell’audizione dibattimentale del 26.02.2002:  “a un potere politico si offrono fatti non le ipotesi”.
Riguardo poi all’”indagine” che il Lippolis avrebbe condotto nel periodo successivo al rinvenimento dei relitti, a parte tutte le perplessità già in precedenza menzionate circa la fondatezza degli accertamenti svolti, è risultato che egli ne avrebbe solo verbalmente informato il Mangani e non vi è alcuna prova che questi ne abbia a sua volta informato i vertici dello SMA.

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 La Corte pertanto sulla base delle considerazioni esposte ritiene non sussistente l’addebito dell’omesso riferimento alle autorità politiche e a quella giudiziaria delle informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi navali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980 e l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo.
 

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