Devo gestire il fallimento della mia azienda, e tutte le rogne che
ne conseguono.
Si chiude bene per me: bancarotta semplice, l'unico di quell'anno al
tribunale di Roma. Ne esco pulito, mi dico.
Però a quel punto mi dico anche che non può essere un
caso, che c'è qualcosa che non mi torna, che voglio far causa alla
Banca "X"..... e intanto rompo le scatole a tutti coi palloni sonda che
fanno la guerra elettronica.
Nota: Il capitolo su questa parte della vicenda è stato eliminato
perchè la stessa è oggetto di azione penale, con querela
depositata il 11 giugno 2004.
Questo perchè dopo lunghissimi anni mi sono stati riconsegnati
degli scatoloni di vecchia documentazione della DIESSE e li ho trovato
la prova documentale che mi mancava. Il giorno 22 marzo 1990 la Banca X
(che era la banca principale delle quattro con cui lavoravo, una banca
a capitale pubblico) ha falsificato gli atti e il registro di protocollo
della banca per mandare a gambe all'aria me e la mia azienda, e il direttore
ha messo la sua firma su lettere falsificate.
Poichè appunto ho la prova documentale del misfatto, organizzato
ed eseguito con "consumata abilità criminale", voglio che la Banca
X risponda sul fatto specifico, la falsificazione di atti e registri ai
danni di un cliente, senza mettere di mezzo altre questioni che con questa
vicenda potrebbero non entrarci niente.
La DIESSE aveva concorrenti potenti, vinceva le gare una dopo l'altra
e non pagava "royalties" perchè la tecnologia ce la elaboravamo
in casa. Io poi non andavo a fare riverenze a nessuno... credo di averlo
dimostrato.
Certo, la coincidenza di tempi fra questi fatti, il Volo di Gheddafi
e il Nastro dei Misteri è un fatto, ma i processi non si fanno coi
sospetti, ci vogliono le prove, e per adesso ce le ho solo del falso in
atti e registri.
Quindi il movente del killeraggio lo definirà, spero, la magistratura.
Dopo la sentenza vedremo, ma se come penso ci vorranno un'altra ventina
d'anni è inutile preoccuparsene: avrò una barba come quella
di Noè.
Nel frattempo non voglio rischiare di uscire dalle righe dei fatti
accertati e di cui sono certo, per cui questo aspetto resterà inespresso,
solo i lettori più scaltri e naviganti ci potranno arrivare.
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Aggiornamento del 4 Settembre 2007
E invece sul disastro della mia azienda la vicenda di Ustica non c'entrava
niente, c'è stata solo una sorprendente coincidenza di tempi.
Niente servizi segreti, niente Spectre, solo un banale crimine di natura
"commerciale"
La mia ditta andava bene, in tre anni avevamo triplicato il fatturato,
fornitori dell'Esercito, fornitori dei centri di ricerca di fisica nucleare
di mezzo mondo, facevamo gola.
La ditta che ci forniva la materia prima, dopo aver cercato per qualche
anno di "domarci" (cioè noi lavoravamo e i soldi se li prendevano
loro, erano grossi e gliene servivano tanti), si è fatta finanziare
coi soldi della Cassa per il Mezzoggiorno e a ottobre 1989 ha aperto una
nuova azienda che faceva lo stesso nostro lavoro per lo stesso mercato:
rivelatori di particelle subatomiche e ottiche per veicoli blindati.
Con la complicità del direttore della banca (lo tenevano al laccio,
erano cliente primario e avevano assunto la figlia) hanno organizzato il
colpo, per togliere di mezzo quello che sarebbe stato l'unico concorrente
in questa nuova attività "imprenditoriale" che si erano organizzata.
Così poi hanno potuto recitare la parte di quelli che, dispiaciuti
per quello che era successo, mi hanno "aiutato" facendomi lavorare per
loro, a ore.
Io ho smesso quasi subito e mi sono riciclato nel settore ecologico
(grazie a un amico, impianti di depurazione delle acque e impianti solari
fotovoltaici), quel poveraccio di mio padre invece ha seguitato a lavorare
per loro fino a che è morto. Tanto stava pure in pensione, arrotondava
coi "lavoretti" che loro non erano capaci di fare, naturalmente a prezzi
"competitivi".
L'ultimo lavoro, a novembre del 1998, che non ha potuto finire perchè
stava andando all'altro mondo lo ho finito io.
Poichè il colpo lo ha tirato il direttore della banca quando
io strillavo davati al giudice fallimentare e al curatore si è innescato
il meccanismo del "salviamo le banche", e il curatore si è tenuto
per quattordici anni le prove documentali del crimine (le lettere con le
date e i numeri di protocollo falsi), mentre la stessa banca che io accusavo
gli pagava l'affitto del megaufficio ai Parioli, gli finanziava la rivista
e il sito internet.
Solo lo scandalo che lo ha portato in galera, lui, sei avvocati (fra
cui quello che mi si è venduto all'asta la casa per conto della
banca, alla metà di quello che valeva), un giudice e un cancelliere
del Tribunale fallimentare) mi ha permesso di cominciare a far luce su
questa vicenda (lo scandalo era che spogliavano le aziende fallite, si
vendevano i beni a quattro lire ai compari e poi spartivano (La Diesse,
la mia, se la sono venduta a 25 milioni di "lire", la casa, che era stata
periziata a 380 milioni nel '90 è stata venduta a 130.000 euro nel
2003)
E non è che ancora sia finita bene!
La banca vuole ancora centomila euro, ma il tribunale di Velletri (competente
per territorio) ha proposto l'archiviazione del procedimento perchè
"non
ci sono elementi sufficienti per risalire all'autore del reato" (un
direttore di banca, e poi ci si domanda perchè Provenzano è
stato latitante quarant'anni), io ho fatto opposizione, il GIP ha confermato
che non si può risalire all'autore del reato, e che la colpa è
mia perchè non ho portato nuovi elementi utili alla riapertura della
"indagini".
Così ho fatto ricorso in Cassazione e sto facendo le "indagini",
sarebbero le indagini fai da te. Appena lo trovo lo porto manu militari
in tribunale, e vediamo che succede.
E già, perchè siamo arrivati a che la banca ha diritti
che discendono da un crimine di cui esistono le prove documentali, e li
fa valere attraverso i tribunali e le carte bollate.
Ma il tribunale mi risponde che non è possibile risalire al'autore
del reato, e la Banca d'Italia, a cui sono ricorso per chiedere, a norma
del Testo Unico Bancario (oh, è una legge) che il direttore malandrino
venga almeno sanzionato, mi risponde che la cosa non la riguarda.
Naturalmente contigua al portone del Tribunale di Velletri c'è
l'agenzia della stessa banca.
Un raggio di luce ha rotto le tenebre quando, a maggio 2007, la Corte
di Cassazione ha accolto il mio ricorso contro il Tribunale di Velletri.
Potrò finalmente esibire le prove documentali del reato e chiedere,
nuovamente, che si faccia questo terribile sforzo di "risalire all'autore
del reato".
Vedremo che succede.
Lo so che sembra incredibile, ma è tutto vero e verificabile,
sta in rete da un paio d'anni a http://www.abusibancari.org
Vedere per credere.
P.S. - Scoprire che il mio coinvolgimento nell'Affaire Ustica non c'entrava
niente è stata una consolazione. Per anni ho temuto che questa mia
scelta, fatta magari con leggerezza, avesse coinvolto e danneggiato azienda,
famiglia, dipendenti e fornitori (quasi niente, noi pagavamo puntuali).
Invece sarebbe successo lo stesso, era un altro genere di delinquenti.
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