Cap. XVIII - Palloni sonda e guerra elettronica
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Questo capitolo è presente anche sul libro, senza immagini e in forma meno "tecnica"

Ma che c’era di così importante nella “Nota tecnica radaristica” da smuovere addirittura il killer delle saponette?
Apparentemente nulla di nulla. Una faccenda di palloni sonda. Peraltro marginalmente già toccata nel famoso libro del 1990 (ma quante cose c’erano, interessanti, dentro questo sfortunato libro….)
Come ho già accennato nella perizia Blasi, quella che nell’89 concluse “missile”, i periti avevano esaminato i tracciati radar militari ed avevano rilevato la presenza di una traccia anomala, di “difficile interpretazione”
Questa traccia, indicata con AA450 e poi con AJ450 era apparsa al radar di Marsala (che è un centro radar militare integrato nella rete NATO – NADGE) una ventina di minuti prima del disastro del DC9 italiano.
Apparentemente non aveva nessuna attinenza con il disastro, trovandosi circa 180 Km ad est del punto in cui il DC9 si era inabissato, ma questa traccia si era presentata subito “strana” per un motivo preciso.
 
AA450-AJ450 è la traccia davanti alla Sardegna.
Al centro (bianca) è la traccia del DC9 e vicino (fuxia) quella del velivolo sconosciuto.

Il sistema di sorveglianza radar NADGE è un sistema automatizzato all’epoca molto sofisticato. Una delle funzioni automatiche prevedeva che riconoscesse come tracce “di interesse” solo quelle con caratteristiche cinematiche assimilabili ad un aereo in volo, e fra queste caratteristiche cinematiche c’è la velocità al suolo, che deve essere compresa fra i 90 e i 3.000 Km/h.
Quindi una traccia (cioè un insieme di ritorni radar) che correlati fra loro mostrassero una velocità, calcolata automaticamente, inferiore ai 90 e superiore ai 3.000 Km/h venivano automaticamente cancellate dal sistema.
Bene, la traccia AJ450 benchè si muova a velocità inferiore ai 90 Km/h, e per lunghi tratti sembra addirittura ferma dal tabulato, non viene eliminata dal sistema e resta attiva per oltre venti minuti, sparendo esattamente nel momento in cui sparisce anche il DC9 italiano (43 secondi dopo che questo è stato colpito). Inoltre questa traccia è dotata di una “quota” elevatissima, all’inizio di ben 67.000 piedi che discende progressivamente fino a 8.000. E questo, di per se già inconcepibile perché non può esistere un aereo dotato di ali che voli a 90 Km/h a 67.000 piedi, è ancora più strano perché non risulta nessuna operazione di richiesta di quota fatta dagli operatori.
E ancora più strano, se possibile, che poiché la traccia viene battuta contemporaneamente da due apparecchiature diverse e operanti in modalità diverse (il radar di sorveglianza e il radar di quota) AJ450 non può essere una falsa traccia: in cielo ci deve essere per forza un oggetto.
Che era? Chi era?
Il magistrato inquirente dell’epoca, Dott. Bucarelli, ne fece oggetto di uno specifico quesito al collegio peritale, ma senza avere una risposta chiarificatrice.
(Chiese il Giudice Bucarelli: “Riferiscano i periti come sia possibile che la traccia AJ450, dei dati radar di Marsala, alla quale è attribuita una velocità inferiore ai 50 Kts, non scada di qualità, pur senza che siano effettuate su di essa operazioni di aggiornamento manuale; quindi, se sia stata presa in considerazione la possibilità di una manipolazione di tale traccia”.)
Quasi contemporaneamente l’Aereonautica Militare ne tentò una spiegazione nel “Rapporto Pisano” del 1990, una inchiesta interna comandata dal Min. della Difesa, concludendo che, “dopo attento esame”, AJ450 era probabilmente un pallone sonda.
Ho già detto che la cosa non mi tornava. A quella quota i palloni sonda vanno verso Ovest, non verso Est. Facevo strumenti per i palloni stratosferici da ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche e sapevo bene che li recuperavano in Spagna o in Amazzonia. E poi qualsiasi pallone sonda, meteorologico o da ricerca scientifica, non può stare fermo in cielo. Mica ha il freno a mano.
Un’altra cosa che non mi tornava era la conclusione che fosse “probabilmente” un pallone sonda.
Il mio primo lavoro, appena diplomato, è stato all’Università di Calabria, dove facevo parte come tecnico di un gruppo di ricerca sull’Energia Solare. E quindi mi ero dovuto studiare i primi rudimenti di meteorologia, e ero andato a prendere le carte d’insolazione all’Ufficio Meteorologico dell’Aereonautica…….
Insomma, i dati sui voli dei palloni metereologici vanno conservati per trenta anni, quindi non c’era nessun bisogno di fare un “attento esame”. Bastava guardare in archivio.
E nessun metereologo potrà mai dire che un pallone si ferma in cielo.

Quindi, trovandomi finalmente in mano i dati radar, di tutti i radar, la prima cosa che ero andato a guardare era stata proprio AJ450.
Questo naturalmente, oltre al fatto delle saponette, ha comportato altri malumori e altri atteggiamenti scomposti.
Così come, non essendo esperto di missili non mi sarei dovuto occupare di missili (vedi il giudizio sferzante del prof. Casarosa), non essendo esperto di radar non mi sarei dovuto occupare di radar.
Ora, se ne avete memoria, sui missili la critica tipo è che non avremmo trovato i buchi delle schegge della testata. I missili, argomentano gli “esperti”, quando esplodono colpiscono l’aereo con “migliaia” di schegge.
Dicendo una grossa fesseria, perché se le schegge fossero “migliaia” o peserebbero qualche grammo l’una, e allora non servirebbero a niente, o la testata peserebbe qualche quintale, il che non è perché in tutto pesa circa dieci kg.
Insomma, se in tutti i testi specializzati del mondo c’è scritto che la portata del missile Sidewinder AIM9L è di 17 Km, e l’esperto ti dice che è 7,5Km, tu non lo puoi contestare perché lui è esperto di missili e tu no. Allora tu dici: scriviamo alla Rateyon, la ditta costruttrice, e ce lo facciamo dire. Come osi marrano! ribatte l'esperto, e comincia a invocare l'allontanamento del "personaggio" di scarso valore scientifico con cui si rifiuta da avere un confronto (in effetti nel medioevo i nobili si picchiavano solo coi nobili)
Con l’indagine radaristica è successo esattamente la stessa cosa. Gli stessi atteggiamenti e sostanzialmente stessi giudizi, mai entrando nel merito dei rilievi fatti.
Se gli esperti dicono che AJ450 è un pallone sonda pallone sonda rimane, per quanto tu argomenti o porti evidenze inoppugnabili che pallone sonda non sia. Anche quando l’evidenza ti da ragione, e chi ti legge senza sapere niente dei retroscena ti da ragione, anche questo diventa una colpa.
Il lavoro famoso sui missili, oltre che i giudizi sferzanti da parte degli esperti, in un libro (Ustica, verità svelata, Guzzanti, che riprende le tesi relative alla bomba esplosa nella toilette dell’aereo), viene definito “un capolavoro di sofistica applicato a un fatto tecnico”. In altri giudizi si rimprovera il fatto che il lettore è portato a concordare con quanto espresso senza rendersene conto.
Insomma, se io ti dico che è improponibile la pretesa che il Centro Regionale di Controllo del Traffico Aereo di Ciampino portasse tutti gli aerei a destinazione con una errore di una decina di Km, e questo per dodici anni senza che nessuno se ne accorgesse, e tu che leggi mi dai ragione, questo è dovuto al fatto che io, con una astuta e oscura tecnica di condizionamento mentale, ti ho rapito il cervello!
(Farei un altro mestiere. Le società di marketing pagherebbero con cappellate di diamanti uno in grado di padroneggiare le menti altrui con tanta efficacia)
Allora qualcuno potrà obiettare: ma se anche AJ450 non è un pallone sonda, visto che sta a ben 180Km di distanza dal DC9, qualsiasi cosa sia non ci interessa ai fini dell’indagine. E quindi fanno bene gli esperti a trascurarlo comunque.
Nient’affatto, e con queste ulteriori righe penso di poter spiegare perché me ne sono andato per la mia strada, senza stare più a sentire le critiche degli esperti se non quando sono state seriamente motivate e argomentate.

Dice il prof. Casarosa (CTU dell’Ufficio) riguardo al lavoro sui missili:
- quanto costituito da un cumulo di affermazioni insensate, basate……. su profonda ignoranza del funzionamento delle spolette di prossimità, ritenendo possibile la loro attivazione dalle estremità alari del velivolo

Dice l’ing. Giubbolini, CT di parte inquisita, sempre in critica del lavoro sui missili
- La disquisizione è tecnicamente corretta per cui non si capisce come una volta ipotizzato che l’ala sia stata la causa dell’attivazione della spoletta gli scriventi arrivino ad affermare (a pagina seguente), contraddicendo la corretta teoria fin qui esposta, come l’ala stessa sia uscita indenne dalla nuvola di schegge che appunto avrebbero dovuto colpirla. In realtà il sistema di spoletta del missile non fa alcuna distinzione fra le parti da colpire, non avendo alcun elemento per poter discriminare, ma tutto ciò che fa è regolare l’istante di esplosione allo scopo di colpire con la massima quantità di schegge quella parte del velivolo che appunto innesca la spoletta stessa. Pertanto può essere accettabile un’ipotesi che l’ala che fuoriesce dal corpo di 12 metri sia stata la possibile causa di innesco della spoletta di un possibile missile ma questo senza possibili alternative avrebbe dovuto essere confermato non da un sospetto foro ma da una grandissima quantità di fori accertati nella parte terminale dell’ala.

E’ chiaro che la critica dell’Ing. Giubbolini è seria e argomentata. (come pure alcune delle critiche fatte dal Gen. Melillo). A queste si risponde, argomentanto in un caso con la quantità delle schegge contenute in una testata, sulla loro distribuzione spaziale e la loro “densità” a determinate distanze e la definizione delle aree esposte in funzione della distanza. Nell’altro caso rispondendo a Melillo che si sbaglia, perché il missile che assomma certe caratteristiche esiste……..
Quella del prof. Casarosa più che una critica sembra un’invettiva. Uno gli potrebbe rispondere che ha torto lui, ma se non se ne accorge da solo è inutile replicare.