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| Questo capitolo è presente anche sul libro, senza immagini e in forma meno "tecnica" |
Ma che c’era di così importante nella “Nota tecnica radaristica”
da smuovere addirittura il killer delle saponette?
Apparentemente nulla di nulla. Una faccenda di palloni sonda. Peraltro
marginalmente già toccata nel famoso libro del 1990 (ma quante cose
c’erano, interessanti, dentro questo sfortunato libro….)
Come ho già accennato nella perizia Blasi, quella che nell’89
concluse “missile”, i periti avevano esaminato i tracciati radar militari
ed avevano rilevato la presenza di una traccia anomala, di “difficile interpretazione”
Questa traccia, indicata con AA450 e poi con AJ450 era apparsa al radar
di Marsala (che è un centro radar militare integrato nella rete
NATO – NADGE) una ventina di minuti prima del disastro del DC9 italiano.
Apparentemente non aveva nessuna attinenza con il disastro, trovandosi
circa 180 Km ad est del punto in cui il DC9 si era inabissato, ma questa
traccia si era presentata subito “strana” per un motivo preciso.
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| AA450-AJ450 è la traccia davanti alla Sardegna.
Al centro (bianca) è la traccia del DC9 e vicino (fuxia) quella del velivolo sconosciuto. |
Il sistema di sorveglianza radar NADGE è un sistema automatizzato
all’epoca molto sofisticato. Una delle funzioni automatiche prevedeva che
riconoscesse come tracce “di interesse” solo quelle con caratteristiche
cinematiche assimilabili ad un aereo in volo, e fra queste caratteristiche
cinematiche c’è la velocità al suolo, che deve essere compresa
fra i 90 e i 3.000 Km/h.
Quindi una traccia (cioè un insieme di ritorni radar) che correlati
fra loro mostrassero una velocità, calcolata automaticamente, inferiore
ai 90 e superiore ai 3.000 Km/h venivano automaticamente cancellate dal
sistema.
Bene, la traccia AJ450 benchè si muova a velocità inferiore
ai 90 Km/h, e per lunghi tratti sembra addirittura ferma dal tabulato,
non viene eliminata dal sistema e resta attiva per oltre venti minuti,
sparendo esattamente nel momento in cui sparisce anche il DC9 italiano
(43 secondi dopo che questo è stato colpito). Inoltre questa traccia
è dotata di una “quota” elevatissima, all’inizio di ben 67.000 piedi
che discende progressivamente fino a 8.000. E questo, di per se già
inconcepibile perché non può esistere un aereo dotato di
ali che voli a 90 Km/h a 67.000 piedi, è ancora più strano
perché non risulta nessuna operazione di richiesta di quota fatta
dagli operatori.
E ancora più strano, se possibile, che poiché la traccia
viene battuta contemporaneamente da due apparecchiature diverse e operanti
in modalità diverse (il radar di sorveglianza e il radar di quota)
AJ450 non può essere una falsa traccia: in cielo ci deve essere
per forza un oggetto.
Che era? Chi era?
Il magistrato inquirente dell’epoca, Dott. Bucarelli, ne fece oggetto
di uno specifico quesito al collegio peritale, ma senza avere una risposta
chiarificatrice.
(Chiese il Giudice Bucarelli: “Riferiscano i periti come sia possibile
che la traccia AJ450, dei dati radar di Marsala, alla quale è attribuita
una velocità inferiore ai 50 Kts, non scada di qualità, pur
senza che siano effettuate su di essa operazioni di aggiornamento manuale;
quindi, se sia stata presa in considerazione la possibilità di una
manipolazione di tale traccia”.)
Quasi contemporaneamente l’Aereonautica Militare ne tentò una
spiegazione nel “Rapporto Pisano” del 1990, una inchiesta interna comandata
dal Min. della Difesa, concludendo che, “dopo attento esame”, AJ450 era
probabilmente un pallone sonda.
Ho già detto che la cosa non mi tornava. A quella quota i palloni
sonda vanno verso Ovest, non verso Est. Facevo strumenti per i palloni
stratosferici da ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche e sapevo
bene che li recuperavano in Spagna o in Amazzonia. E poi qualsiasi pallone
sonda, meteorologico o da ricerca scientifica, non può stare fermo
in cielo. Mica ha il freno a mano.
Un’altra cosa che non mi tornava era la conclusione che fosse “probabilmente”
un pallone sonda.
Il mio primo lavoro, appena diplomato, è stato all’Università
di Calabria, dove facevo parte come tecnico di un gruppo di ricerca sull’Energia
Solare. E quindi mi ero dovuto studiare i primi rudimenti di meteorologia,
e ero andato a prendere le carte d’insolazione all’Ufficio Meteorologico
dell’Aereonautica…….
Insomma, i dati sui voli dei palloni metereologici vanno conservati
per trenta anni, quindi non c’era nessun bisogno di fare un “attento esame”.
Bastava guardare in archivio.
E nessun metereologo potrà mai dire che un pallone si ferma
in cielo.
Quindi, trovandomi finalmente in mano i dati radar, di tutti i radar,
la prima cosa che ero andato a guardare era stata proprio AJ450.
Questo naturalmente, oltre al fatto delle saponette, ha comportato
altri malumori e altri atteggiamenti scomposti.
Così come, non essendo esperto di missili non mi sarei dovuto
occupare di missili (vedi il giudizio sferzante del prof. Casarosa), non
essendo esperto di radar non mi sarei dovuto occupare di radar.
Ora, se ne avete memoria, sui missili la critica tipo è che
non avremmo trovato i buchi delle schegge della testata. I missili, argomentano
gli “esperti”, quando esplodono colpiscono l’aereo con “migliaia” di schegge.
Dicendo una grossa fesseria, perché se le schegge fossero “migliaia”
o peserebbero qualche grammo l’una, e allora non servirebbero a niente,
o la testata peserebbe qualche quintale, il che non è perché
in tutto pesa circa dieci kg.
Insomma, se in tutti i testi specializzati del mondo c’è scritto
che la portata del missile Sidewinder AIM9L è di 17 Km, e l’esperto
ti dice che è 7,5Km, tu non lo puoi contestare perché lui
è esperto di missili e tu no. Allora tu dici: scriviamo alla Rateyon,
la ditta costruttrice, e ce lo facciamo dire. Come osi marrano! ribatte
l'esperto, e comincia a invocare l'allontanamento del "personaggio" di
scarso valore scientifico con cui si rifiuta da avere un confronto (in
effetti nel medioevo i nobili si picchiavano solo coi nobili)
Con l’indagine radaristica è successo esattamente la stessa
cosa. Gli stessi atteggiamenti e sostanzialmente stessi giudizi, mai entrando
nel merito dei rilievi fatti.
Se gli esperti dicono che AJ450 è un pallone sonda pallone sonda
rimane, per quanto tu argomenti o porti evidenze inoppugnabili che pallone
sonda non sia. Anche quando l’evidenza ti da ragione, e chi ti legge senza
sapere niente dei retroscena ti da ragione, anche questo diventa una colpa.
Il lavoro famoso sui missili, oltre che i giudizi sferzanti da parte
degli esperti, in un libro (Ustica, verità svelata, Guzzanti, che
riprende le tesi relative alla bomba esplosa nella toilette dell’aereo),
viene definito “un capolavoro di sofistica applicato a un fatto tecnico”.
In altri giudizi si rimprovera il fatto che il lettore è portato
a concordare con quanto espresso senza rendersene conto.
Insomma, se io ti dico che è improponibile la pretesa che il
Centro Regionale di Controllo del Traffico Aereo di Ciampino portasse tutti
gli aerei a destinazione con una errore di una decina di Km, e questo per
dodici anni senza che nessuno se ne accorgesse, e tu che leggi mi dai ragione,
questo è dovuto al fatto che io, con una astuta e oscura tecnica
di condizionamento mentale, ti ho rapito il cervello!
(Farei un altro mestiere. Le società di marketing pagherebbero
con cappellate di diamanti uno in grado di padroneggiare le menti altrui
con tanta efficacia)
Allora qualcuno potrà obiettare: ma se anche AJ450 non è
un pallone sonda, visto che sta a ben 180Km di distanza dal DC9, qualsiasi
cosa sia non ci interessa ai fini dell’indagine. E quindi fanno bene gli
esperti a trascurarlo comunque.
Nient’affatto, e con queste ulteriori righe penso di poter spiegare
perché me ne sono andato per la mia strada, senza stare più
a sentire le critiche degli esperti se non quando sono state seriamente
motivate e argomentate.
Dice il prof. Casarosa (CTU dell’Ufficio) riguardo al lavoro sui missili:
- quanto costituito da un cumulo di affermazioni insensate, basate…….
su profonda ignoranza del funzionamento delle spolette di prossimità,
ritenendo possibile la loro attivazione dalle estremità alari del
velivolo
Dice l’ing. Giubbolini, CT di parte inquisita, sempre in critica del
lavoro sui missili
- La disquisizione è tecnicamente corretta per cui non si
capisce come una volta ipotizzato che l’ala sia stata la causa dell’attivazione
della spoletta gli scriventi arrivino ad affermare (a pagina seguente),
contraddicendo la corretta teoria fin qui esposta, come l’ala stessa sia
uscita indenne dalla nuvola di schegge che appunto avrebbero dovuto colpirla.
In realtà il sistema di spoletta del missile non fa alcuna distinzione
fra le parti da colpire, non avendo alcun elemento per poter discriminare,
ma tutto ciò che fa è regolare l’istante di esplosione allo
scopo di colpire con la massima quantità di schegge quella parte
del velivolo che appunto innesca la spoletta stessa. Pertanto può
essere accettabile un’ipotesi che l’ala che fuoriesce dal corpo di 12 metri
sia stata la possibile causa di innesco della spoletta di un possibile
missile ma questo senza possibili alternative avrebbe dovuto essere confermato
non da un sospetto foro ma da una grandissima quantità di fori accertati
nella parte terminale dell’ala.
E’ chiaro che la critica dell’Ing. Giubbolini è seria e argomentata.
(come pure alcune delle critiche fatte dal Gen. Melillo). A queste si risponde,
argomentanto in un caso con la quantità delle schegge contenute
in una testata, sulla loro distribuzione spaziale e la loro “densità”
a determinate distanze e la definizione delle aree esposte in funzione
della distanza. Nell’altro caso rispondendo a Melillo che si sbaglia, perché
il missile che assomma certe caratteristiche esiste……..
Quella del prof. Casarosa più che una critica sembra un’invettiva.
Uno gli potrebbe rispondere che ha torto lui, ma se non se ne accorge da
solo è inutile replicare.
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