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Finalmente, alcuni mesi dopo aver consegnato la “Nota Tecnica” sui missili,
abbiamo la valutazione dei CTU (periti giudiziari) per bocca (o meglio
per scritto) del loro coordinatore Prof. Casarosa.
Era proprio quello che volevamo, ma non sapevamo quello che ci aspettava!
Consulenza tecnica Cinti-Di Stefano. 23.12.95. (Commenti dei CTU d’Ufficio
Casarosa e Held nda)
Il documento sub LXXX "Osservazioni alla perizia tecnica d'Ufficio
e ricostruzione dell'abbattimento del DC9 I-Tigi la sera del 27.06.80"
proviene dai consulenti di parte Cinti e Di Stefano ed espone osservazioni
sulla perizia Misiti.
Nel documento essi sostengono che il DC9 fu abbattuto dai corpi
inerti di due missili che, esplosi a distanza tale da non poter determinare
l'impatto delle schegge della testa di guerra, proseguendo nella loro corsa,
hanno trapassato la parte anteriore della fusoliera del DC9 stesso, causandone
la caduta. Ipotizzano poi che il velivolo non abbia subito alcuna frammentazione
in volo, ma abbia impattato con la superficie del mare in condizioni integre,
attribuendo la dispersione dei frammenti della parte posteriore della fusoliera
nelle ben note zone di recupero E ed F alle correnti marine ed alla rotazione
terrestre.
I periti Casarosa-Held, che hanno risposto a tutte le obiezioni
e richieste di chiarimento formulate da tutti i collegi peritali, hanno
informato questa AG che non avrebbero preso in considerazione quanto esposto
nel documento di questi consulenti in quanto costituito da un cumulo di
affermazioni insensate, basate sull'errata convinzione che il velivolo
fosse caduto integro, su una profonda ignoranza delle caratteristiche di
navigazione dei missili, facendo strampalati ragionamenti su navigazione
proporzionale, curva del cane, punto futuro, su profonda ignoranza delle
caratteristiche tecniche dei missili operativi all'epoca, su profonda ignoranza
del funzionamento delle spolette di prossimità, ritenendo possibile
la loro attivazione dalle estremità alari del velivolo e, infine,
considerando fori di uscita quelli che, in realtà, non sono fori
ma accartocciamenti di lamiere per effetto dell'impatto del relitto con
la superficie del mare e non presentano assolutamente estroflessioni dei
bordi se non nella ricostruzione del tutto fantastica effettuata al computer
da parte degli stessi CT.
Tutto questo senza tenere conto dell'evento assolutamente improbabile
che ben due missili abbiano subito la rocambolesca attivazione delle loro
spolette dalla stessa estremità dell'ala del velivolo (quella destra),
altrettanto rocambolescamente abbiano entrambi impattato contro la fusoliera
del velivolo con quello che rimaneva dei loro corpi dopo l'esplosione delle
teste di guerra e, infine, senza tenere conto neppure di come questi consulenti
siano riusciti ad individuare con assoluta certezza fra gli infiniti squarci
presenti sul relitto quelli di ingresso e di uscita di entrambi i resti
dei missili, perfettamente allineati con le traiettorie seguite dai missili
stessi, non avendo subito alcuna deviazione all'impatto stesso.
Hanno ritenuto assolutamente ridicole le conclusioni tratte dall'osservazione
di una manica di indumento che
fuoriusciva dalla superficie verticale di coda quando è stato
appurato con assoluta certezza che tale manica è stata portata nel
luogo osservato da un barbagianni che viveva nell'interno dell'hangar ed
aveva nidificato nella cavità presente nella superficie stessa.
Tale manica era nel modo più certo ed assoluto assente al momento
della ricostruzione del relitto ed in tempi ad esso successivi.
Pertanto, i periti Casarosa-Held hanno ritenuto che, anche alla
lettura di un profano, le argomentazioni addotte da Cinti-Di Stefano apparissero
di per sè prive di ogni rilevanza tecnica ed assolutamente fantasiose,
senza bisogno di alcun commento.
Per cui siamo alle solite.
Il prof. Casarosa, credo facente le funzioni di coordinatore dei CTU
(i periti giudiziari) stronca il lavoro giudicandolo immeritevole pure
di una lettura critica.
Peccato, a me sarebbe piaciuta una stroncatura basata sui dati di fatto:
la posizione della scaletta anteriore, i reperti nei motori, i plot a ovest,
il disallineamento del radar….
E poi anche entrare nel merito dei “segni” rilevati sul relitto, specie
per l’enorme varco visibile sulla fiancata sinistra del velivolo.
Insomma sapere come, se il DC9 viene attaccato da Ovest, se i missili
partono da Ovest, nelle posizioni reciproche indicate con tanto di disegni
in scala e tempi dell’evento, sapere come gli arriverebbero addosso, se
la dinamica che abbiamo indicata è sbagliata.
Invece, con una risposta del genere, non se ne può nemmeno discutere.
Però si potrebbe replicare: “La lingua batte dove il dente duole”,
dice un famoso proverbio.
In realtà più avanti i tre Pubblici Ministeri, quando
alla fine dell’inchiesta formuleranno la loro “requisitoria” (richiesta
di rinvio a giudizio per gli imputati) daranno un giudizio affatto negativo
di questo nostro lavoro, facendo però proprie le critiche formulate
da uno degli imputati, il Gen. Melillo, critiche che riguardano solamente
la parte “missile” e non toccano invece le evidenze di incompatibilità
con la dinamica dell’incidente rispetto a quello indicato dai CTU (periti
giudiziari)
Lo vedremo in dettaglio più avanti.
Intanto però prendo lo spunto dal fatto che uno degli argomenti
di critica del Gen. Melillo riguardava “il perché” uno avrebbe dovuto
andare a lanciare dei missili in tempo di pace, e introduco uno degli scenari
di crisi internazionale nell’ambito del quale potrebbe essere maturato
il disastro del DC9.
L'Affare Maltese
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