E' Necessario Sollevare un Problema

Il sequestro delle armi dei marò

La polizia del Kerala sequestra le armi a bordo della Enrica Lexie (Kochi, 26 feb. 2012)

Con i fucili Beretta sequestrati sulla nave le autorità indiane hanno eseguito delle "prove di sparo", evidentemente per recuperare i proiettili da confrontare con quello ritrovato nel corpo di una delle vittime.

Non si conosce quale tipo di controllo le autorità italiane mantengano sui quei proiettili (sono di proprietà dello Stato italiano) ma si giudica che sia nullo, in linea con la posizione, diciamo così "accondiscendente" finora tenuta.

Non era necessario sparare coi fucili dei nostri militari. Bastava leggere il calibro marcato sul fucile, e infilare un calibro metallico nella canna come controprova. Poi, se nel corpo delle vittime si trovava lo stesso calibro si poteva procedere a sparare.

La polizia del Kerala sulla Enrica Lexie

Quindi le autorità indiane hanno in mano, per aversela procurata da soli, la "prova" della colpevolezza italiana da sbandierare in giro. (in sostanza: sono saliti sulla nave e si sono preso quello che gli serve per fabbricarsi le prove).

In queste circostanze come esperto di parte inquisita potrei far invalidare una prova così ottenuta da qualsiasi tribunale.

E' bene chiarire che se il proiettile repertato non è più quello del 16 febbraio "circonferenza 24", ma diventa miracolosamente un proiettile nostro, qualsiasi tribunale invaliderebbe questa "prova", a meno che si possa dimostrare ai giudici (e a quest punto alle opinioni pubbliche) che i proiettili usciti dalle prove di sparo non sono mai usciti dal controllo delle autorità italiane (sono di proprietà dello Stato, non possono essere neanche venduti fuori dei modi previsti dalla legge).

La polizia del Kerala sulla Enrica Lexie

Non si vuole sostenere l'ipotesi del "complotto" ai danni dell'Italia, ma da quanto emerso finora sembra di trovarsi di fronte a un gigantesco errore della Guardia Costiera indiana alla sera del 15 febbraio, e poi continuato per coprire la magagna e/o per svariati motivi, definire i quali non è il fine di questo lavoro che vuole essere solo tecnico.

Però, visto l'insieme delle cose, ci si augura che non accadano altri errori di valutazione.

Anche perchè ci sono altri elementi tecnici ancora inesplorati e che potrebbero smentire oggettivamente qualsiasi errore, come accaduto finora.

L'Italia, in caso di errori può sempre appellarsi all'ONU e chiedere una commissione di inchiesta internazionale, a cui fornire gli elementi tecnici e le risultanze oggettive.

Basti ricordare che proprio fornendo all'ONU i risultati dell'inchiesta sull'attentato aereo di Lokerbie, in cui la prova erano solo frammenti di detonatore, gli USA fecero mettere sotto embargo la Libia per oltre dieci anni, finchè il regime di Gheddafi dovette consegnare l'organizzatore dell'attentato, assumersi la reponsabilità dello stesso, ed indennizzare le vittime.

Qui si sta semplicemente invocando buon senso, e rimandare tutto alla verifica degli elementi tecnici che siano verificabili dalle parti, come in qualsiasi processo.

La polizia del Kerala sulla Enrica Lexie

Le casse con le armi italiane sequestrate a bordo della Enrica Lexie (Kochi, 26 feb. 2012)

l'opinione

Il lavoro di analisi dimostra l'innocenza di due cittadini italiani. Puo' essere confutato, discusso vivisezionato e ritenuto poco credibile, anche se abbiamo studiato a lungo la cosa e siamo in grado di ribattere. Ma il silenzio si spiega anche con il fastidio di tanta parte dell'informazione verso chi ha fatto il lavoro che sarebbe stato compito di un giornalismo rigoroso e senza pregiudizi...

Ma e' una battaglia, la nostra, che continua. Vi chiedo di aiutarci a diffonderla. Comunque vada, non molliamo.
                          (Toni Capuozzo)

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