L'Inchiesta

Italia-India

india coat
Emblema della Repubblica dell'India
(in basso il motto nazionale: "La verità trionfa da sola")

Poiché i fatti coinvolgono due "Stati" la regola sarebbe stata la formazione di una commissione di inchiesta italo-indiana che accertasse i fatti.

Una commissione di inchiesta mista non lede i diritti e i poteri di nessun tribunale, non ha potere di "sentenza" e fornisce identica versione dei fatti alle rispettive magistrature.

Quindi sarebbe stata la soluzione per risolvere la controversia "anche" nel riguardo delle reciproche Ragion di Stato ed esigenza di non ledere le rispettive sovranità.

L'Italia fece così per accertare la dinamica dell'incidente occorso al Mig 23 libico precipitato sulla Sila, in Calabria, nel 1980.

Ma da parte indiana si è deciso di avocare a se ogni diritto di giudizio, escludendo platealmente il diritto da parte italiana. Fino al punto da negare alla magistratura italiana gli atti processuali, richiesti già due volte tramite regolare rogatoria internazionale.

Gesti non giustificati verso una nazione amica e che non ha nessun motivo per andare a compiere i gesti di forza di cui la si accusa.

Tutta la vicenda è partita male fin dall'inizio, e non certo per decisione italiana a cui semmai si può imputare un eccessivo "basso profilo" nella speranza di poter comporre amichevolmente la vicenda attraverso accordi diplomatici.

l'opinione

Il lavoro di analisi dimostra l'innocenza di due cittadini italiani. Puo' essere confutato, discusso vivisezionato e ritenuto poco credibile, anche se abbiamo studiato a lungo la cosa e siamo in grado di ribattere. Ma il silenzio si spiega anche con il fastidio di tanta parte dell'informazione verso chi ha fatto il lavoro che sarebbe stato compito di un giornalismo rigoroso e senza pregiudizi...

Ma e' una battaglia, la nostra, che continua. Vi chiedo di aiutarci a diffonderla. Comunque vada, non molliamo.
                          (Toni Capuozzo)

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