La Balistica (Parte 1)

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Pessima impressione ha fatto la decisione della magistratura indiana di non ammettere nell'indagine i due ufficiali dei Carabinieri esperti balistici inviati dal governo italiano, ammessi solo come "osservatori" e solo alle cosidette "prove di sparo" (quindi non alla perizia balistica).

Le prove di sparo consistono nello sparare con le armi sequestrate per recuperare i rispettivi proiettili di ogni arma, che successivamente, durante la perizia balistica, saranno comparati con i proiettili repertati nelle vittime o sulla scena del crimine.

esperti del RACIS a Kochi

Il Magg. Paolo Fratini e il Magg. Luca Flebus del RACIS dei Carabinieri, a Kochi

link doc da il "Corriere della Sera"

 

L'analisi balistica è fondamentale per stabilire se i colpi che hanno raggiunto i St.Antony e le due vittime sono partiti dalle armi dei due militari italiani o meno.

In situazioni come questa i risultati non lascerebbero dubbi stante la specificità dell'armamento dei militari italiani, invece come vedremo i primi risultati indicati dai periti balistici indiani sono del tutto inattendibili dal punto di vista tecnico, e comunque avrebbero già dovuto scagionare, "in istruttoria", i due nostri militari.

Il sottoscritto possiede un minimo di esperienza in materia, sia per aver prodotto per anni (1984/90) periscopi per carri armati e visori balistici per autoblindo per conto dell'Esercito Italiano, sia per aver partecipato a inchieste giudiziarie dove era presente questa materia, per cui tenterò una analisi pur con i pochi elementi filtrati attraverso l'utilissimo lavoro dei giornalisti.

In questo caso stiamo parlando di "balistica terminale", quindi di quella scienza che studia i fenomeni connessi agli impatti dei proiettili sui bersagli, che si può dividere concettualmente in due branche:

Dalle autorità indiane sono venute delle indicazioni "ufficiali" in quanto espresse da funzionari governativi e riportate dalla stampa col nome di questi, e relative al calibro dei proiettili repertati nei corpi delle vittime.

La materia è praticamente infinita, ma si può dire che generalmente un proiettile ritenuto in un corpo umano permette all'esperto balistico di risalire al calibro, alla cartuccia e al tipo di arma che lo ha sparato.

Nel nostro caso i militari italiani erano armati di fucili d'assalto Beretta SC 70/90 e di fucili mitragliatori FN Minimì, entrambe in calibro 5,56 x 45 NATO.

le armi in dotazione sulla Enrica Lexie

Massimiliano Latorre in addestramento a fuoco

Quindi nei corpi delle vittime e sul St.Antony dovranno essere ritrovati proiettili sparati da questa arma, o significative "signature" da questi lasciate.

Concettualmente si può indicare che dalle guerre napoleoniche in poi il calibro dei fucili militari si è sempre andato riducendo sia per evoluzione tecnologica che per dottrina operativa. Se ai primi dell'800 potevamo trovare proiettili di calibro 12 o 13mm oggi si è arrivati appunto al 5,56mm, e nel mezzo ci sono una infinità di misure diverse.

Il calibro è il diametro nominale della pallottola e può essere espresso in "mm" (millimetri) secondo la consuetudine europea continentale, o in "pollici" secondo la consuetudine anglosassone. Dire "calibro .22" significa un diametro di 22 centesimi di pollice, ove 1 pollice (Inch) è pari a 25,4mm.

Poichè i fucili mitragliatori dei nostri militari sparavano la cartuccia (e relativo proiettile) calibro 5,56x45 NATO la possiamo esaminare in dettaglio:

specifiche cartuccia 5.56x45

Come si vede il diametro del proiettile (la cartuccia è tutto l'assieme) è leggermente maggiore (5,70 mm) rispetto al calibro nominale (5,56 mm).

Questo è normale, perchè il "forzamento" sulle rigature della canna detemina la rotazione del proiettile ed evita, durante il volo movimenti di nutazione, precessione etc. Il video sotto è esplicativo.

Chi vuole vedere alcune dinamiche di impatti può aprire questo link, dove lo stesso proiettile impatta su lastre di alluminio e di acciaio. Come si può notare gli effetti dell'impatto sono molto diversi in base al materiale del target.

L'alluminio viene attraversato con fusione localizzata e craterizzazione sul lato di entrata, mentre l'impatto sull'acciaio determina la distruzione e la parziale fusione del proiettile. In questo caso dipende dal fatto che questo proiettile è "subsonico nel mezzo" (viaggia a una velocità inferiore alla velocità del suono nell'alluminio o nell'acciaio) per cui le onde di pressione nel mezzo viaggiano molto più veloci del proiettile. E quindi trasportano energia, che diventa calore.

Mentre l'alluminio fonde a circa 500°C l'acciaio fonde a 1.700°C, e quindi nel primo caso l'alluminio si liquefa mentre il proiettile avanza, nel secondo caso è il proiettile, (che subisce la stessa trasmissione delle onde di pressione) a liquefarsi per primo.

Diverso è nel caso in cui il proiettile sia "supersonico nel mezzo". In questo caso la penetrazione avviene per "ablazione". (il proiettile avanza nel target consumando il target mentre consuma se stesso

Nel nostro caso, essendo la velocità del suono nell'acqua di 1.480 mt/sec il nostro proiettile è sicuramente subsonico nel mezzo "corpo umano", per cui si generano le onde di pressione che si trasformano in calore, e quindi aumento della temperatura.

Questo calore provocherà tipiche signature: la cavità, fenomeni di vaporizzazione dell'acqua contenuta nei tessuti, iperpressioni nei tessuti adiacenti all'impatto, etc. etc. (ovviamente le leggeremo sul referto dello specialista incaricato dal tribunale indiano di eseguire le autopsie)

Questo per dire che una "analisi balistica" non può limitarsi a repertare un proiettile, ma è uno studio complesso che va fatto da specialisti e dovrebbe comprendere l'analisi autoptica.

Fatto sfoggio di esperienza, andiamo avanti :-)

(pensate che l'uomo primitivo mette gli impennaggi alle frecce proprio per evitare i movimenti di nutazione, precessione etc. Primitivo, ma intelligente!)

Le cartucce: cal. 5,56x45 e 7,62x39

Da considerazioni fatte sulla stampa sembrerebbe che il ritrovamento di un proiettile calibro 5,56 nel corpo delle vittime sarebbe sicura prova della colpevolezza dei militari italiani.

Non è affatto così.

Infatti, mentre ritrovando un proiettile diverso dal 5,56 essi sarebbero completamente scagionati dobbiamo considerare che la cartuccia 5,56x45 viene usata da una delle due armi più diffuse sul pianeta insieme all'AK47 russo, il fucile americano M16 (nell'immagine è quello in alto):

m16vsak47

L'utilizzo di queste due armi e la loro diffusione viene indicata in queste immagini tratte da: Comparison_of_the_AK-47_and_M16.

Come si può verificare esse sono ampiamente ed entrambe utilizzate in India e nel vicino Sri Lanka (con il quale esiste un contenzioso circa le zone di pesca che ha dato vita a scontri ed aggressioni contro i pescatori indiani da parte delle forze armate dello Sri Lanka (l'ultima il 13 marzo scorso con 16 feriti) e che secondo articoli della stampa indiana hanno causato nel tempo circa 530 morti fra i pescatori indiani, che vanno abitualmente a pescare tonni nello stretto di Palk.

E il peschereccio St.Antony era uscito in mare il 7 febbraio proprio per andare a pescare tonni, e rientrava il 15 febbraio dopo una battuta di pesca di una settimana.

ak47 map

In alto la diffusione del fucile ex sovietico AK47 che utilizza la cartuccia 7,62x39 (costruito su licenza in diversi paesi).

m16 map

In alto la diffusione nel fucile M16, che utilizza la cartuccia 5,56x45 (costruito su licenza in diversi paesi).

Quindi anche ritrovando nei corpi delle vittime un proiettile calibro 5,56mm solo una analisi scientifica del proiettile potrebbe determinare il nome del produttore, il lotto di produzione, l'arma che lo ha sparato e infine verificare che lo stesso proiettile era in dotazione alle Forze Armate italiane.

Questa analisi scientifica sul proiettile è "la norma" in un caso giudiziario, e tiene conto di tutti i fattori (fisici, chimici geometrici, rigature etc) che permettono di identificare gli elementi desiderati.

E poiché come abbiamo visto il St.Antony era andato a pescare proprio in una zona dove innumerevoli sono le aggressioni da parte delle forze armate dello Sri Lanka, e che queste utilizzano armi in calibro 5,56mm (che viene comunque utilizzato anche in India) è ovvio che non basta semplicemente misurare col calibro il diametro del proiettile per avere la prova della colpevolezza italiana.

Questo se si vuole fare una "indagine".

 

stretto di Palk

Nell'immagine sopra possiamo vedere la zona dove sono avvenuti i fatti e lo stretto di Palk.

In basso, segnato col marcapunto rosso, si vede la cittadina di Poothurai che è la base del peschereccio St.Antony e il luogo dove vive capitano ed equipaggio. Il punto dell'aggressione è circa 80 miglia più a nord, davanti alla città di Kollam. 27 miglia più a nord vediamo la posizione della Enrica Lexie e dello "aggressor", e ancora 50 miglia a nord il punto in cui viene tentato l'assalto alla petroliera greca Olympic Flair. (marcapunto celeste)

La prima notizia indiana, il "calibro 5,56 NATO"

The rifle could be Berretta AR-70/90

Last Updated : 21 Feb 2012 11:56:12 AM IST
(IBNlive) KOCHI: The police, who are yet to seize the weapons used by Latorre Massimilano and Salvatore Girone to kill the two fishermen, suspect that rifle they used could be Berretta AR-70/90. The postmortem report has confirmed that the rifle, used for firing around 20 rounds at the trawlers, had a caliber with a 5.56 mm NATO bore. Trails of 15 bullets were also found on the boat, the police said. (...)

link doc tratto da "IBNlive-CNN"

Secondo questo lancio stampa ripreso da giornali e televisioni indiane, citando fonti di polizia, il referto sull'autopsia ha permesso di recuperare proiettili in calibro 5,56mm, come quelli usati dai militari italiani.

Inoltre sarebbero stati sparati 20 colpi di cui 15 recuperati sul peschereccio St.Antony.

La notizia non ha trovato conferme, non sono indicate le fonti della polizia (i nomi dei funzionari che l'avrebbero data), non sono stati esibiti i proiettili, le immagini del peschereccio mostrano i segni di solo 5 colpi.

La prima indicazione indiana, il "calibro .54"

Dal Corriere della Sera del 24/02/2012 (pag. 17, Esteri):

"Ieri il Corriere ha pubblicato la risposta ottenuta (e ricontrollata diverse volte) davanti al Tribunale di Kollam, dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz. Val la pena ricordarne l'estratto fondamentale: "nei corpi dei pescatori abbiamo recuperato due pallottole calibro 0,54 pollici (.54 nel linguaggio tecnico ndr) compatibili con diverse armi"

link doc tratto daL "corriere della sera"

Notizia ripresa il 25 febbraio da diverse altre testate nazionali.

link doc su "La Repubblica"

Vediamo cosa può fare "l'esperto balistico" con questa informazione:

Il "calibro .54" corrisponde a 13,7 mm e non esiste come calibro NATO.

calibro .54

Il calibro .54 si può ritrovare ancora oggi nelle repliche dei fucili storici ad avancarica (repliche delle armi dell'800).

old vs new rifle

Escluso che i Marò del San Marco siano equipaggiati con l'archibugio del bisnonno garibaldino, possiamo proseguire.

Il "calibro .54" indicato dall'assistente commissario di polizia Shajadan Firoz può essere assimilato (un centesimo di Inch di differenza, due decimi di millimetro) al "calibro .55" (13,9mm) , che esiste. (pallino rosso)

calibro .55

Un solo fucile al mondo può sparare questa cartuccia, il Boys MK1 AT Rifle, in servizio durante la II Guerra mondiale nell'esercito britannico e di cui è cessata la produzione nel 1940 e ritirato dal servizio nel 1943.

Si tratta di un fucilone controcarro e il proiettile, mantellato e con il nucleo in metallo duro (credo di carburo di tungsteno) è in grado di perforare a 300mt una lastra di acciaio spessa oltre 20mm.

boys MK1 AT rifle

Si tratta quindi di un'arma residuato bellico inglese, che per vie ovvie può essere venuta in mano ad organizzazioni criminali nel mercato nero dei residuati bellici, e che la si potrebbe usare in atti di pirateria (buca senz'altro le lamiere delle navi, se sparata a distanza operativa).

Trattandosi di una cartuccia molto potente, perforante, per poter essere ritenuto il proiettile da un corpo umano si deve concludere che sia stata sparata da molto lontano, al limite della gittata (diciamo 1km, forse più, e considerando che si tratta di un'arma concepita per colpire un carro armato a 100mt il tiratore che riuscisse a colpire un uomo a 1km potrebbe fare le olimpiadi di tiro a segno)

054 vs 556

In questa immagine si apprezza la differenza dimensionale fra la cartuccia che equipaggia i fucili italiani e quella controcarro.

Chi volesse approfondire su questa arma e relativa cartuccia può approfondire sul sito "rifleman.org.uk"

Comunque, se pure fosse questo il proiettile,di nuovo possiamo escludere che sia stato sparato dai nostri militari, che se non hanno in dotazione l'archibugio del bisnonno garibaldino tantomeno hanno il fucilone controcarro inglese della II guerra mondiale.

l'opinione

Il lavoro di analisi dimostra l'innocenza di due cittadini italiani. Puo' essere confutato, discusso vivisezionato e ritenuto poco credibile, anche se abbiamo studiato a lungo la cosa e siamo in grado di ribattere. Ma il silenzio si spiega anche con il fastidio di tanta parte dell'informazione verso chi ha fatto il lavoro che sarebbe stato compito di un giornalismo rigoroso e senza pregiudizi...

Ma e' una battaglia, la nostra, che continua. Vi chiedo di aiutarci a diffonderla. Comunque vada, non molliamo.
                          (Toni Capuozzo)

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