ITLOS - Analisi ANNEX (Parte 2)

Gli allegati ITLOS - Testata

Indice

PARTE PRIMA

  1. Premessa
  2. ANNEX 1: Guardia Costiera, il Diario degli Eventi
  3. ANNEX 2: FIR, La Deposizione di Freddy
  4. ANNEX 4: Autopsia 'Sasikala'
  5. ANNEX 48: Scena del Crimine: direzioni, velocita' e distanze
  6. ANNEX 5: Ricerca delle Armi

PARTE SECONDA

  1. ANNEX 8: Scena del Crimine: il sopraluogo
  2. Il Documento
  3. Discussione
  4. Aspetti di Procedura Penale
  5. ANNEX 8 Conclusioni
  6. ANNEX 7: Perizia Balistica
  7. Una Doverosa Premessa
  8. Analisi del Ballistic Expert Report
  9. Verifiche di Corrispondenza Proiettili
  10. Analisi Relativa ai Frammenti di Proiettile Repertati sul Peschereccio St.Antony
  11. ANNEX 7: Conclusioni
  12. ANNEX 3: Charge Sheet, Risultati Indagini Preliminari
  13. ANNEX 3: Applicabilita' della "SUA Act"
  14. Il SUA Act
  15. Sezioni e principi del SUA Act contrari al Diritto internazionale, europeo e italiano
  16. Sez. 3 - Reati
  17. Sez.13 - Presunzione di Reato
  18. Sez.14 - Azioni in Buona Fede
  19. La Prova del Contrario
  20. La Scientificita' delle Prove
  21. Le Osservazioni scritte della Repubblica dell'India
  22. ANNEX 3 (SUA): Conclusioni
  23. Annexes 27, 29, 33 e 46: Testimoni e Superstiti
  24. I Testimoni: Le dichiarazioni di Vitelli, Gupta e Samson
  25. I Testimoni: Discussione
  26. I Testimoni: Conclusioni
  27. I Superstiti: Le Dichiarazioni di Kinserian, Freddy e Adimal
  28. L'Armatore del St.Antony
  29. Le "Dichiarazioni Fotocopia"
  30. I Superstiti: Conclusioni
  31. Analisi Annex ITLOS: Conclusioni
  32. Appendice A: Timing degli Eventi

Annex 8: Scena del Crimine: il Sopraluogo

In questo documento verrà fatta l'analisi dell'allegato "ANNEX 8" ai documenti indiani depositati presso il Tribunale Internazionale per la Legge del Mare di Amburgo il 6 Agosto 2015

Scene examination report No. B1-873/FSL/2012, 19 April 2012
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-08.pdf

In questo documento gli inquirenti indiani esaminano la scena del crimine:

  1. Salme
  2. Petroliera Enrica Lexie
  3. Peschereccio St.Antony

Ci interessa per le conclusioni a cui giunge:

ANNEX 8 Le conclusioni

ANNEX 8: Conclusioni finali

  1. I proiettili sono sparati da fucili cal. 5.56;
  2. La direzione della traiettoria è verso il basso.

Quindi ci troviamo di fronte a conclusioni precise, ma di cui dobbiamo trovare riscontri nel testo del documento.

Il documento

( http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-08.pdf)

Si tratta di un documento in 5 pagine (cinque!) in cui si esaminano:

- Due salme di persone uccise con armi da fuoco

- Una petroliera da 50.000 tonnellate

- Il peschereccio

Al peschereccio sono dedicate 2 (due!) pagine in cui si rilevano gli impatti di tre proiettili che hanno colpito l'imbarcazione, che è fatta interamente in legno.

Il sopralluogo è fatto il 17 febbraio 2012, quindi 2 giorni dopo i fatti.

Queste le misure dei fori rilevati:

  1. Proiettile n. 1
  2. - ovale di 80,1x 13,5 mm
  3. - ovale 22,1x 9,7 mm
  4. - ovale 51,2x 16,7 mm
  5. - ovale 7x 5,6 mm
  6. Proiettile n. 2
  7. - ovale 5,5 x 2,2 mm
  8. - ovale 4,2x 3,6 mm
  9. - ovale 3 x 2,2 mm
  10. Proiettile n. 3
  11. - ovale  5,1 x 5,5 mm
  12. - ovale  5,3 x 5,7 mm
  13. - ovale  7,7 x 26,9 mm
  14. Regolatore
  15. - 6,1 x 6,5 mm
  16. - 6,4 x 4,8 mm
  17. - 5,5 x 7,1 mm
  18. - 4,8 x 4,7 mm

Discussione

proiettili sparati da fucili cal. 5.56

Si può affermare che sulla base dei dati rilevati le conclusioni a cui giunge il documento (proiettili cal. 5.56 mm) sono assai stravaganti.

Anti Piracy AK Rifle

ANNEX 8: Fucili AK Impiegati nei servizi di Marine Security

Per chiarire il concetto possiamo citare l'esistenza documenta nell'area di fucili mitragliatori della serie "AK" di fabbricazione ex sovietica, cinese e di altri paesi, che possono essere in calibro 7.62x39mm (AK47) e dal 1974 in calibro 5.45x39mm (AK74).

Anti Piracy AK74 Rifle

ANNEX 8: Esercitazione anti-pirateria. Tutti gli operatori utilizzano AK74

Il calibro 5.45 mm è appena 11 centesimi di mm (11/100) più piccolo del 5.56mm e qui si vorrebbe che il funzionario indiano abbia potuto distinguere a occhio nudo una differenza di 11/100 di millimetro (0.004 inch) e quindi concludere che si tratta di fori di proiettili cal. 5.56mm;

5.56vs5.45

ANNEX 8: Comparazione calibri: 5.56 vs 5.45

Il tutto su fori fatti sul legno, senza considerare che in mare il legno si inumidisce, si gonfia etc... (è notorio che le parti in legno delle imbarcazioni se danneggiate o scheggiate vanno immediatamente protette con apposite vernici, altrimenti si infradicia tutto)

Anche in un video del 7 marzo 2012 relativo a un sopralluogo sul St.Antony che non risulta in atti giudiziari appare che queste analisi tecniche furono eseguite senza particolari dotazioni tecniche.

Video VENAD News del 7 marzo 2012
(link al video)

Traiettorie "downwards" (verso il basso)

Nel documento mancano del tutto fotografie, disegni,ricostruzioni in 3D che ormai sono alla portata di tutti ed essenziali per ricostruire la "scena del crimine".

Non sono state ricercate le tracce ematiche per stabilire dove sono cadute le vittime.

Non sono stati fatti prelievi per stabilire la presenza e la natura di residui di polvere da sparo (rilevabili a livello di molecole con lo spettrometro di massa).

E così via.

Classici elementi di un sopralluogo

Il sottoscritto analizzando la traiettoria sull'unico foro di proiettile di cui è possibile rilevare da immagini pubbliche sia il foro di entrata che quello di uscita è arrivato a conclusioni opposte riguardo alla direzione "alto verso basso".

Vedere il documento al link: seeninside.net/piracy/esposto2.pdf

La traiettoria esaminata è praticamente orizzontale, del tutto incompatibile con spari dall'altro dell'ala di plancia di destra (24 metri sul mare) della Enrica Lexie. Quindi il sottoscritto giudica che anche le traiettorie "downwards" siano come il calibro 5.56mm: campate in aria.

Aspetti di procedura penale

Il giorno 17/2/2012 i due militari italiani non erano ancora stati arrestati, ma successivamente, e purché questo sopralluogo non abbia eseguito atti non ripetibili, l'analisi tecnica del peschereccio andava rifatta alla presenza degli esperti nominati dalla difesa, secondo la normale metodologia e con strumenti tecnici adeguati.

Questo non è avvenuto, e ad aprile 2012 il St.Antony è stato riconsegnato al proprietario che lo ha affondato, pregiudicando qualsiasi ulteriore analisi.

Successivamente è stato tirato in secca e abbandonato alle intemperie, aperto a chiunque (ci sono video di troupe televisive salite a bordo per girare filmati)

Per cui ormai il relitto è inutilizzabile ai fini giudiziari.

Il St.Antony in abbandono a Neendakara

Conclusioni

Questo "sopralluogo" sulla scena è inconsistente nella metodologia e fuorviante nelle conclusioni.

Serve unicamente a creare un'altro documento dove si proclama la "colpevolezza italiana" senza la base di una evidenza non dico probatoria, ma nemmeno indiziaria.

Qui non si vuole sostenere che il funzionario di polizia (NISHA NG, che ritroveremo come firmatario della "Perizia Balistica") sia uno sprovveduto che misura i fori col metro a nastro e conclude coi centesimi di millimetro. Al contrario, trattandosi di persona con adeguate competenze professionali, sapeva benissimo cosa stava facendo.

Annex 7: Perizia Balistica

In questo documento verrà fatta l'analisi dell'allegato "ANNEX 7" ai documenti indiani depositati presso il Tribunale Internazionale per la Legge del Mare di Amburgo il 6 Agosto 2015

Ballistic Expert Report No B1-1001/FSL/2012, 4 April 2012
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-07.pdf

Una Doverosa Premessa

Questo documento non dovrebbe neanche essere discusso. Per decisione del Tribunale di Kollam del 29/2/2012 i Consulenti Tecnici della difesa (di seguito C.T.), due ufficiali dei Carabinieri esperti di balistica, non furono ammessi alla Perizia Balistica.

E quindi questo documento prodotto senza i tecnici della difesa giudiziariamente è "NULLO", in Tribunale sarebbe ricusato dall'avvocato difensore e la Perizia Balistica rifatta daccapo rispettando i diritti della difesa.

E' ovvio che a tre anni e mezzo dai fatti questo non è più possibile: il St.Antony è stato prima affondato e poi ricoverato su un prato aperto a tutti, le armi sono rimaste nella esclusiva disponibilità degli inquirenti indiani che ne possono aver fatto quello che vogliono. Il processo penale ha le sue regole e chiedendone il rispetto la difesa esercita un diritto e adempie un dovere.

I timbri dei "Carabinieri - Reparto Investigazioni Scientifiche" che trovate nel documento non dimostrano, come si vorrebbe far credere, che essi hanno partecipato a questa Perizia Balistica. I timbri sono relativi agli atti di sequestro delle armi e dei materiali (26/02/2012) e forse alle "prove di sparo" (ndr: link a video esplicativo) dove si spara con le armi in acqua o nel blocco di gelatina balistica per recuperare i proiettili che poi vanno confrontati con quelli repertati (ndr: link a video esplicativo) sulle vittime o sulla scena del crimine (il peschereccio).

Ma a questa ultima fase, che poi è la perizia balistica vera e propria i Carabinieri sono stati esclusi. Quindi questo documento ha valore giuridico "zero".

Iter Ballistic Report

L'iter seguito per la formazione del "report"

L'altro punto è che questo documento non è una perizia balistica, manca tutto quello che dovrebbe essere in una perizia balistica: fotografie, pesi, dimensioni, microscopio comparatore, gas cromatografico, spettrometro di massa etc.

Infatti è titolato "report", è un rapporto.

In assenza di veri e propri standard internazionali i laboratori scientifici delle principali Polizie redigono i loro "atti peritali" secondo le raccomandazioni emanate dallo SWG (SWGGun - Linee Guida per la documentazione degli esami di munizioni e loro componenti) e dalla IAI.
Che prevedono una documentazione ben più esaustiva di quella giunta a noi dal Kerala.

SWGGun Guidelines

SWGGun Guidelines (stralcio)

 

Ma questo Ballistic Report va comunque esaminato in quanto è stato depositato come allegato a un documento scritto indiano depositato il 4 agosto 2015 allo ITLOS di Amburgo in cui si ribadisce perentoriamente con il supporto di 56 allegati, fra cui questo, la colpevolezza dei due militari italiani in ordine alla responsabilità per la morte dei due pescatori sul peschereccio St.Antony.

E quindi entra di fatto nell'impianto accusatorio indiano contro i due militari italiani.

Analisi del Ballistic Expert Report

Il documento di 36 pagine comprende:

  1. reperti provenienti dalle salme, quali proiettili, magliette, garze, pelle, unghie.
  2. armi, munizioni, giubbotti antiproiettile e canne di ricambio sequestrate sulla Enrica Lexie
  3. frammenti di proiettile repertati sul peschereccio St.Antony.

Quante armi hanno sparato

Il primo punto da chiarire per evitare equivoci e deduzioni da letture superficiali è: quante armi hanno sparato.

Nel testo si legge che: "presence of the compound nitrite detected on the barrel washing collected from item n. 6, 11, 13, 14 e 15.1" (presenza di composti nitriti rilevato sul lavaggio delle canne alla voce n. 6, 11, 13, 14 e 15.1)

Quindi su quattro fucili (di sei) e una canna di ricambio sono stati rilevati residui di polvere da sparo. Il che è del tutto ovvio trattandosi di armi o parti di armi, che possono aver sparato per esercitazione o servizio operativo anche in tempi molto antecedenti alla verifica.

I due fucili che non avrebbero sparato magari (ipotesi) potevano avere le canne nuove di fabbrica. La verifica è stata fatta sulle canne (barrel washing), se la facevano ad esempio sugli otturatori forse risultava che avevano sparato tutti e sei.

Spectografo di Massa

Durante l'incidente erano di turno di guardia i fucilieri Latorre e Girone, e sono loro ad aver sparato per ammissione e univoche testimonianze dei presenti.

Elementi inutili alla presente trattazione

Una serie di elementi inutili per questa analisi sono esclusi dalla stessa: garze, pelle, magliette, munizioni, giubbotti, caricatori etc.

L'unico elemento di interesse sono le tracce di "copper" (rame) su alcuni reperti che verranno trattate in seguito.

Ora si vuole entrare direttamente al centro dell'eventuale disaccordo interpretativo: stabilire se i proiettili repertati sulle salme appartengano o meno a quelli in dotazione al team militare italiano.

Verifiche di Corrispondenza Proiettili

Valentine Jelestine

Come si vede secondo questo Ballistic Report il fucile alla voce n.11 (Beretta SC 70/90 B18584H) ha sparato il proiettile repertato durante l'autopsia nella salma di V. Jelestine.

Si deve rilevare una macroscopica contraddizione in quanto le misure del proiettile repertato nell'autopsia di V. Jelestine sono completamente diverse da quelle del proiettile calibro 5.56mm in dotazione ai militari italiani (vedi Analisi ANNEX 4), come si può agevolmente verificare dall'immagine sottostante.

bullet#1

ANNEX 7: Bullet #1

Le misure descrivono un proiettile molto più grande di quelle dei proiettili in dotazione ai militari italiani e corrispondono con minime differenze a quello del proiettile della cartuccia 7.62x54R;

comparazioni calibri

Inoltre il proiettile viene indicato come "disfigurato" mentre in autopsia non vi è cenno che il proiettile repertato su V. Jelestine fosse "disfigurato".

Poiché l'evidenza è macroscopica e non si può sostenere che un proiettile calibro 7.62mm passi attraverso una canna di fucile calibro 5.56mm l'unica ipotesi possibile è che il proiettile esaminato non sia quello repertato nell'autopsia.

Conclusioni per Valentine Jalestine

Il proiettile repertato nell'autopsia non è quello indicato come tale nel Ballistic Report.

L'evidenza è macroscopica.

 

Jaees Pinku

Come si vede secondo il Ballistic Report il fucile alla voce n.14 (Beretta SC 70/90 B18896H) ha sparato il proiettile repertato durante l'autopsia nella salma di J. Pinku.

Rivediamo le misure del proiettile repertato durante l'autopsia nella salma di J. Pinku. (vedi Analisi ANNEX 4)

"A metallic bullet of length 2,4cm and maximum circunference 1,9cm with a point tapering was found in the spleen covered by blood clot. - The bullet was found compressed at the base and the base measured 0,7x0,4cm"

Un proiettile metallico di lunghezza 2,4cm (ndr: 24mm) e massima circonferenza 1,9cm (ndr: diametro 6,05mm) con una rastrematura a punta è stato trovato nella milza coperto da coagulo di sangue. - Il proiettile è stato trovato compresso alla base e la base misura 0,7x0,4cm

bullet#2

ANNEX 7: Bullet #2

Ci troviamo quindi di fronte a un proiettile compresso e deformato dall'urto evidentemente contro ossa molto resistenti, come conferma il passo seguente:

"The coastal cartilage was found fractured an fragmented and the following organs transfixed in that order..."

La cartilagine della costola è stata trovata fratturata e frammentata e i seguenti organi trafitti in questo ordine...

Anche le dimensioni della lacerazione dovuta all'ingresso del proiettile sono incompatibili col foro di ingresso lasciato da un proiettile calibro 5.56mm.

"Lacerated penetrating wound of entrance 2,7x1,6 cm"

Ferita lacerata penetrante di entrata 2,7x1,6 cm (ndr: 27x16mm)

Discussione

E' evidente che se il proiettile è descritto come disfigurato e compresso nell'autopsia è di lunghezza 24mm, in origine la lunghezza era maggiore di 24mm.

Il proiettile della cartuccia 5.56x45mm in dotazione ai militari italiani è lungo 23mm, e se fosse "compresso" da un urto avrebbe una lunghezza minore di quella nominale, non maggiore.

Conclusione per Jaees Pinku

Il proiettile repertato nell'autopsia non è quello indicato come tale nel Ballistic Report.

 

Elementi di corrispondenza fra il proiettile cal. 5.56mm e quelli indicati come provenienti dalle due salme, descritti dal Ballistic Report (pag. 33 di 36)

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ANNEX 7: page 33 of 36

Due proiettili di munizioni ordinarie e traccianti, contenuti alle voci 22.1 e 22.2 (ndr: cartucce calibro 5.56x45) furono disfigurate il laboratorio. I parametri fisici (ndr: le misure) del proiettile della munizione ordinaria contenuta alla voce n. 22.1 e della munizione tracciante contenuta alla voce 22.2 furono trovati approssimativamente simili ai proiettili contenuti rispettivamente alla voce 1.4(ndr: Pinku) e 2.3 (ndr: Jalestine).

In sostanza: erano comunque proiettili! Comparando una utilitaria e una Ferrari il Forensic Science Laboratory potrebbe dirci che sono entrambe automobili!

Terzi: Sui risultati della Perizia Balistica (LA7, 6 Aprile2013)
(link al video)

E' evidente che con il "approssimativamente simili" non si arresta e non si condanna nessuno, e il C.T. della difesa fatica molto a non lasciarsi andare a commenti irriguardosi.

Nelle conclusioni di questo Ballistic Report si dichiara perentoriamente che i proiettili sparati dai due fucili sottoposti a test "sono" quelli repertati nelle salme delle due vittime, mentre in realtà sono solo "approssimativamente simili", a dire che "non sono". E' utile ricordare che il Tribunale vive di certezze, le "approssimative similitudini" non sono probatorie e in questo caso non sarebbero nemmeno indiziarie.

Sarebbe di proscioglimento dei due accusati.

Analisi Relativa ai Frammenti di Proiettile Repertati sul Peschereccio St.Antony

Durante il sopralluogo eseguito dal Dr. NISHA (lo stesso firmatario del Ballistic Report) il 17/2/2012 sul peschereccio St.Antony esaminando i fori sulle parti in legno e i frammenti di proiettile recuperati si giunse alla conclusione che i proiettili stessi erano calibro 5.56mm, e quindi due giorni dopo si giunse all'arresto dei due militari italiani.

Esaminando il rapporto "Scene examination report No. B1-873/FSL/2012, 19 April 2012" (vedi Analisi ANNEX 8) messo a disposizione dallo ITLOS il 27/8/2015 è apparso chiaro che l'esperto non poteva apprezzare a occhio i centesimi di millimetro con l'ausilio del metro a nastro, e quindi la conclusione sul calibro dei proiettili era "campata in aria". Ma questa conclusione rese possibile l'arresto dei due militari italiani.

Verifichiamo ora esaminando le risultanze del Ballistic Expert Report (ANNEX 7) se dai frammenti di proiettile repertati in quella occasione esistessero elementi tali da giustificare le conclusioni che i proiettili giunti sul peschereccio St.Antony fossero calibro 5.56mm;

Voce 31.1 - Frammento di proiettile repertato sul tetto del peschereccio (lato posteriore)

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ANNEX 7: page 35 of 36

Il mantello frammentato del proiettile, contenuto nella voce 31.1, è similare al mantello del proiettile ordinario contenuto alla voce 22.1; Non è possibile stabilire se i pezzi frammentati del mantello sono scaricati attraverso ognuna delle armi o delle canne di ricambio coinvolte in questo caso o no.

Stiamo parlando del mantello esterno del proiettile spesso qualche decimo di millimetro, o meglio di "frammenti del mantello esterno"

frammenti

ANNEX 7: Frammenti di proiettile

Vediamo ora di che frammenti si tratta.

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ANNEX 7: page 34 of 36

I materiali contenuti alla voce 31.1 includono (ndr: compreso minuscoli pezzi di legno) il mantello rotto di un proiettile sparato, con sei righe di pieni e cave. Il peso era di 0,89 grammi ed aveva le dimensioni di 13,7x6,7mm. I componenti metallici di un proiettile ordinario smontato e quello contenuto alla voce 31.1 sono similari.

Discussione

Appare evidente che da un pezzo di mantello così minuscolo non si potesse stabilire durante il sopralluogo sul peschereccio St.Antony che i proiettili fossero calibro 5.56mm.

Anche l'esame fatto in questo Ballistic Report non può stabilire se questo frammento sia stato sparato da una delle armi sequestrate, limitandosi a una condizione di "similarità" con il mantello dei proiettili cal 5.56 sequestrati.

E' bene chiarire che "similare" non significa nulla, moltissimi proiettili militari hanno incamiciature (mantello) praticamente identico, fatto di leghe metalliche simili o identiche.

Basta guardare l'immagine a seguire per rendersi conto che un giudizio di similarità nella comparazione non dimostra nulla.

proiettili blindati

ANNEX 7: Proiettili blindati (FMJ) di calibri diversi

Ma in Italia nell'aprile 2012 fece scalpore la notizia di fonte indiana che indicava la "compatibilità delle rigature" fra i proiettili repertati e le armi sequestrate, e che venne da molti interpretata come "la prova della colpevolezza" dei due accusati.

Maro', per la perizia armi compatibili. Quei fucili hanno ucciso i pescatori
(La Stampa del 10.04.2012)

(...) Parlando telefonicamente all’ANSA, la responsabile del dipartimento di balistica N.G. Nisha ha confermato i risultati delle prove condotte su otto armi (oltre ai sei fucili Beretta, due mitragliette FN Minimi di fabbricazione belga) e precisato che il rapporto sui test di tiro, la balistica e le impronte digitali è stato consegnato al magistrato. "Dopo aver esaminato i proiettili recuperati dai cadaveri delle vittime abbiamo stabilito che sono compatibili con le rigature delle canne di due fucili", ha detto.

Poiché l'unico riferimento alle rigature contenuto nel Ballistic Report è questo del frammento 31.1 è utile verificare se queste "compatibilità delle rigature" fossero realistiche o non si sia trattato piuttosto di un abbaglio, o altro.

Rivediamo la descrizione del frammento:

I materiali contenuti alla voce 31.1 includono (compreso minuscoli pezzi di legno, nda) il mantello rotto di un proiettile sparato, con sei righe di pieni e cave. Il peso era di 0,89 grammi ed aveva le dimensioni di 13,7x6,7mm. I componenti metallici di un proiettile ordinario smontato e quello contenuto alla voce 31.1 sono similari.

Poiché il fucile Beretta SC 70/90 in calibro 5.56mm ha la canna con 6 rigature destrorse e passo 178mm, ad un valutazione superficiale la notizia sembra avere fondamento: 6 rigature sono sul pezzo 31.1 e 6 rigature sono nella canna del fucile italiano!

rigature

ANNEX 7: Le rigature della canna impresse sul proiettile al momento dello sparo

In realtà se sviluppiamo la circonferenza del proiettile cal. 5.56 otteniamo una dimensione di sviluppo pari a 17.5mm.

Il frammento 31.1 con le 6 rigature è di dimensione 13.7mm, quindi minore (vedi le differenze dimensionali nell'immagine sotto)

rigature1

ANNEX 7: Sviluppo in piano del mantello di un proiettile 5.56 (blu) comparata al referto 31.1 (rosso)

Sopra: a sinistra in blu lo sviluppo in piano del mantello esterno di un proiettile calibro 5.56mm; a destra in rosso il pezzo 31.1. Ovviamente entrambe i pezzi hanno le 6 rigature.

E' evidente anche a un esame superficiale che il frammento di cui alla voce 31.1 così come è stato descritto:

- non può avere le rigature compatibili con quelle del Beretta SC 70/90;

- non può essere parte di un proiettile cal. 5.56.

rigature2

ANNEX 7: Mantello di un proiettile 5.56 (blu) comparata al referto 31.1 (rosso) #1

Nell'immagine sopra sono rappresentate in scala (tranne la profondità delle rigature, per chiarezza di esposizione) le sezioni di:

- a sinistra (blu) sezione di proiettile cal. 5.56mm passato attraverso la canna.

- a destra (rosso) sezione del proiettile originario del mantello alla voce 31.1

Le misure di diametro sono quelle del calibro nominale (quelle reali si discostano di alcuni centesimi di millimetro (4/100) per chiarezza espositiva.

- BLU: si apprezza il diametro esterno del proiettile, l'angolo dei pieni e dei vuoti di 30° (360°/12)

- ROSSO: si apprezza l'arco di cerchio di 13.7mm corrispondente alla dimensione del lato più lungo del frammento 31.1; che copre un arco di 282,35° (360° - 77,65°)

Si apprezza che l'arco di cerchio lungo 13.7mm con impresse 6 rigature (6 vuoti + 6 pieni) come descritto nel Ballistic Report mostra una misura dell'angolo di 23,53°, completamente diverso dai 30° delle rigature del fucile Beretta SC 70/90.

rigature3

ANNEX 7: (3D) Mantello di un proiettile 5.56 (blu) comparata al referto 31.1 (rosso) #2

La visione 3D aiuta a comprendere quanto prima descritto.

Conclusioni analisi frammento 31.1

- Il frammento 31.1 descritto in Ballistic Report dimostra che non può provenire da un proiettile cal. 5,56mm: gli angoli di rigatura sono completamente diversi.

- Non c'è nessuna "corrispondenza delle rigature" con il fucile Beretta AR 70/90

- Il frammento 31.1 descritto in Ballistic Report dimostra che i colpi giunti sul St.Antony non sono stati sparati dai militari italiani.

 

Voce 31.2 - Frammenti di proiettile repertati nella zona del cilindro del gas del St.Antony

brano4

ANNEX 7: page 34 of 36

Il pezzo metallico contenuto alla voce 32.1 e uno "steel core" di un proiettile

Lo "steel core" è un nucleo di acciaio posto all'interno del proiettile per esaltarne le capacità di penetrazione nei "bersagli duri" (acciaio degli elmetti, giubbotti antiproiettile, etc)

Praticamente ogni proiettile militare ha varie versioni (ordinario, tracciante, a salve, blindato... etc). Nell'immagine sotto le varie versioni del proiettile 5.56x45mm.

steelcore

ANNEX 7: I diversi tipi di 5,56x45 e alcuni tipi di steel core

Infatti nello stesso Ballistic Report si indica che non si può indicare una corrispondenza fra questo steel core recuperato e quelli ricavati da disfigurazione dei proiettili sequestrati.

brano5

ANNEX 7: page 35 of 36

Le tracce di "Copper" (rame)

Su alcuni reperti colpiti da proiettili sono state rivete tracce di Copper (rame) probabilmente a seguito dell'impatto del proiettile stesso.

La gran parte dei proiettili di armi da fuoco sono incamiciati con leghe metalliche contenenti rame, quindi l'evidenza "rame" è ininfluente ai fini delle indagini.

ANNEX 7: Conclusioni

Il Ballistic Report che pur fece grande scalpore in Italia quando ad aprile 2012 ne uscirono anticipazioni sui media è un documento contraddittorio, che contiene delle "conclusioni" e l'esatta negazione delle stesse.

L'esame tecnico è inesistente: una volta eliminato l'orpello si limita alla affermazione perentoria che i due proiettili repertati nelle due vittime sono stati sparati da due dei fucili sequestrati ai militari italiani, per poi smentirsi con una identificazione di "approssimativamente simili" (approximately similar). Sempre proiettili sono!

Il pezzo di mantello alla voce 31.1 recuperato su peschereccio, in cui si vogliono mettere su una dimensione di 13.7mm le 6 righe che nella canna del Beretta stanno su 17.5mm può suscitare ilarità. Sempre rigature sono!

Quindi il Ballistic Report è ininfluente dal punto di vista giudiziario per:

  1. Nullità giuridica perché prodotto contro i diritti della difesa;
  2. Palesi contraddizioni fra le conclusioni e quanto esposto nel testo del documento.

Ora, a parere del sottoscritto, la NIA potrà portare anche cinquecentomila testimoni disposti a giurare di aver riconosciuto dalle coste del Kerala Latorre e Girone che dalla Enrica Lexie sparavano sul peschereccio St.Antony.

Ma le dimensioni dei proiettili repertati nell'autopsia sempre quelle rimangono.

I media italo-indiani potranno anche scrivere che una "nuova perizia" (il Ballistic Report appunto) smentisce la "vecchia perizia" (l'autopsia!) dimostrando la "colpevolezza italiana", ma questo non cambia lo "approximately similar" che indirettamente conferma quanto indicato in autopsia.

Rimane il fatto che il Ballistic Report (ANNEX 7) e il sopralluogo sul peschereccio St.Antony (ANNEX 8) hanno voluto dare l'aurea della scientificità a un pregiudizio di colpevolezza consentendo le accuse e l'arresto dei due militari italiani, che invece dovevano essere prosciolti lo stesso giorno delle autopsie, appena letti i referti e controllato il calibro delle loro armi.

ANNEX 3: Applicabilita' della "SUA Act"

In questo documento verrà fatta l'analisi di ANNEX 3 per la parte relativa alla applicazione al caso della legge indiana SUA Act del 2002

Kerala police Charge Sheet, 15 February 2012
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-03.pdf

Il SUA Act

THE SUPPRESSION OF UNLAWFUL ACTS AGAINST SAFETY OF MARITIME NAVIGATION AND FIXED PLATFORMS ON CONTINENTAL SHELF ACT, 2002 - ACT NO. 69 OF 2002

(Legge sulla repressione di atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima e piattaforme fisse sulla piattaforma continentale, 2002 - Legge 69/2002)

http://www.seeninside.net/piracy/pdf/SUA_Act_2002.pdf

In sostanza il SUA Act è una legge per reprimere pirateria, terrorismo e ogni altro crimine commesso in mare, su naviglio o piattaforme fisse, che si trovino genericamente sulla piattaforma continentale indiana.

Indian-ZEE-shelf

Estensione della ZEE e della piattaforma continentale dell'India

NOTA: La piattaforma continentale è un luogo geografico, non un luogo giuridico. Solo in questo modo la pretesa della piena sovranità giudiziaria indiana può giungere oltre i limiti delle acque territoriali (12 miglia nautiche) previsti dai trattati internazionali estendendosi alla zona contigua (12-24 miglia nautiche). Ovvero quella in cui ha avuto luogo l'incidente.

continental-shelf

In questa trattazione ci interessa indicare che la SUA Act è di principio contraria al Diritto giuridico europeo per una diversa interpretazione dei diritti della difesa e dei doveri dell'accusa, rovesciando di fatto l'onere della prova di innocenza a carico dell'accusato, il contrario di quanto prevede il Diritto europeo e italiano che mette invece l'onere della prova a carico della pubblica accusa.

Le autorità indiane hanno dichiarato l'applicabilità della SUA Act al caso Enrica Lexie fin dal 18 maggio 2012, come risulta dallo Charge Sheet (Rapporto finale alla magistratura).

SUA-in-Chargesheet1

ANNEX 3 - Charge Sheet: Le ipotesi di reato sottoposte dalla polizia ai magistrati del Kerala

A questo l'Italia ha elevato formale opposizione alla Corte Suprema indiana contestando l'applicabilità del SUA Act al caso Enrica Lexie, ma prima di una sentenza della Corte Suprema è intervenuta la sentenza dello ITLOS che ha obbligato le due parti (India e Italia) a sospendere ogni attività giudiziaria sul caso Enrica Lexie fino alla sentenza definitiva sulla giurisdizione (India o Italia) che si otterrà al Tribunale dell'Aia.

Quindi nulla impedisce nel caso la giurisdizione venga riconosciuta all'India che questa possa poi celebrare il processo applicando la SUA Act.

Sezioni e principi del SUA Act contrari al Diritto internazionale, europeo e italiano

SEZIONE 3 del SUA Act (Reati)

india
italia

3. Offences against ship, fixed platform, cargo of a ship, maritime navigational facilities, etc.

(1) Whoever unlawfully and intentionally

- (a) commits an act of violence against a person on board a fixed platform or a ship which is likely to endanger the safety of the fixed platform or, as the case may be, safe navigation of the ship shall be punished with imprisonment for a term which may extend to ten years.

3. Reati contro navi, piattaforme fissa, carico di una nave, strutture di navigazione, ecc .

(1) Chiunque illegittimamente e intenzionalmente

- (a) commette un atto di violenza contro una persona a bordo di una piattaforma fissa o una nave che rischia di mettere in pericolo la sicurezza del piattaforma fissa o, a seconda dei casi, la navigazione sicura della nave deve essere punito con la reclusione per un periodo che può estendersi a dieci anni.

omissis...

- (i) causes death to any person shall be punished with death;

- (i) provoca la morte di qualunque persona è punito con la morte;

Il punto (i) è contrario al principio della gradualità della pena. La morte si può causare per semplice colpa, preterintenzionalità, eccesso colposo, etc. ma anche in caso di colpevolezza accertata la pena deve essere commisurata alla gravità del reato commesso.

Nel SUA Act questo principio manca e si dichiara perentoriamente che "la morte" va punita con "la morte".

Siamo quindi in presenza della ben nota "Legge del Taglione" uscita dall'ordinamento giuridico europeo già secoli fa, e non si può consentirne l'applicabilità in tempi moderni, tanto più in un caso in cui i due accusati si dichiarano innocenti.

PENA DI MORTE (Promemoria)


21 marzo 2013
La Presidenza del Consiglio dei Ministri annuncia che l'Italia ha avuto garanzie circa la non applicabilità della pena di morte agli imputati senza le quali non avrebbe permesso il loro rientro in India al termine della licenza elettorale.

DeMisturaWarranty

Nota dell'Ambasciata dell'India in Italia inviata al nostro Min. Affari Esteri il 21 marzo 2013


In realtà la nota che il sottosegretario Staffan de Mistura sventola in udienza parlamentare asserendo che il governo indiano ha fornito all’Italia una "assicurazione scritta ufficiale" sulla non applicabilità della pena di morte nei confronti dei due fucilieri si limita ad una sola frase, diplomaticamente ambigua che non garantisce ne esclude nulla:

"Per la consolidata giurisprudenza indiana, questo caso non ricade tra quelli che attirano la pena di morte, che è come dicono il più raro dei rari casi. Pertanto, non è necessario essere in apprensione al riguardo"

22 marzo 2013
I due militari rientrano a Delhi.

23 marzo 2013
Il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, dichiara in parlamento: "Che il loro processo in India non rientra nei casi in cui è prevista l’applicazione della pena di morte" ma anche che "non c'è stato nessun accordo, né ci sono state garanzie" nei colloqui fra i due governi volti a permettere il ritorno dei marò in India.

Il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, in un’intervista afferma che non è stata data alcuna garanzia sulla non applicazione della pena di morte al governo italiano.

28 marzo 2014
Viene ammesso un ricorso italiano in merito all'esclusione della SUA Act dal caso, ma ad oggi nessun pronunciamento definitivo in merito è stata emesso dalle Corti indiane.

L'arbitrato internazionale ITLOS ha ora congelato ogni decisione e procedimento giudiziario.


La violazione del SUA Act resta tra le ipotesi di reato.
La pena di morte non è esclusa ... ma è rara.
"Pertanto, non è necessario essere in apprensione al riguardo ..."

NIA-SUAAct

La violazione della sez.3 del SUA Act resta tra le ipotesi di reato (fonte: sito NIA - 10 gennaio 2016)

SEZIONE 13 del SUA Act (Presunzione di Reato)

india
italia

13. Presumptions as to offences under section 3.


- In a prosecution for an offence under sub-section (1) of section 3, if it is proved:

(a) that the arms, ammunition or explosives were recovered from the possession of the accused and there is reason to believe that such arms, ammunition or explosives of similar nature were used in the commission of such offence;

(b) that there is evidence of use of force, threat of force or any other form of intimidation caused to the crew or passengers in connection with the commission of such offence; or


(c) that there is evidence of an intended threat of using bomb, fire, arms, ammunition, or explosives or committing any form of violence against the crew, passengers or cargo of a ship or fixed platform located on the Continental Shelf of India,


the Designated Court shall presume, unless the contrary is proved, that the accused had committed such offence.

13. La presunzione come reati di cui alla sezione 3.

- In un procedimento penale per un reato ai sensi comma (1) della sezione 3, se è provato:

(a) che le armi, munizioni o esplosivi sono stati recuperati dal possesso degli accusati e vi è ragione di credere che tali armi, munizioni o esplosivi di natura analoga sono stati utilizzati nel commissione di tale reato;

(b) che vi sono prove di uso della forza, la minaccia della forza o qualsiasi altre forme di intimidazione ha causato per l'equipaggio o passeggeri in collegamento con la commissione di tale reato; o

(c) che ci sono prove di una intenzionale minaccia di utilizzare bomba, fuoco, armi, munizioni o esplosivi o di commettere qualsiasi forma di violenza contro l'equipaggio, passeggeri o carico di una nave o di piattaforma fissa situati sulla piattaforma continentale di India,

il Giudice Designato deve presumere, salvo prova contraria, che gli imputati hanno commesso tale reato.

Dall'analisi della norma emerge come il combinato disposto delle Sez. 3 e 13 del SUA Act determina una sorta di "automatismo giudiziario" che priva il Giudice di sentenziare in base al proprio motivato convincimento al di là di ogni ragionevole dubbio.

Qualora ricorrano le condizioni viste in precedenza

- il Giudice Designato deve presumere, salvo prova contraria, che gli imputati hanno commesso tale reato.

In questo modo si rovesciano le basi del Diritto dove spetta all'accusa "dimostrare la colpevolezza", e certo non all'accusato di "provare la propria innocenza".

Difatti, la presunzione di innocenza, e in generale il diritto al giusto processo, è ormai indiscutibilmente parte dei c.d. "principi generali riconosciuti dalle Nazioni civili" (come da art. 38 co. 1 lett. c. dello Statuto della Corte internazionale di giustizia) e quindi costituisce fonte di diritto internazionale, cui tutti gli Stati si devono conformare. India inclusa.

Imponendo una normativa come il SUA Act a cittadini di altri Stati, ambito in cui invece le relazioni sono governate dal diritto internazionale, l’India palesemente viola un principio di diritto internazionale, per la cui violazione l’Italia avrebbe titolo di rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia poco fa citata.

La cosa fa ancor di più riflettere e fa scalpore se si pensa che l’ordinamento italiano, e quello europeo – continentale (c.d. civil law), hanno mutuato il diritto al giusto processo proprio dal diritto anglosassone. Infatti, solo negli ultimi decenni molti codici europei si sono “adeguati” al sistema del contraddittorio, al principio della parità tra accusa e difesa, e via dicendo. Prima solo i Paesi anglosassoni e la loro tradizione giuridica secolare parlavano di e applicavano il giusto processo.

L’India, in quanto ex colonia britannica, negli ultimi due secoli ha fatto suo il diritto anglosassone e lo sta applicando, quando gli conviene, nei confronti dei due fucilieri italiani. Difatti, l’India sa benissimo che averli arrestati contrasta con il diritto internazionale ma, a sua discolpa, si è appellata a un principio puramente anglosassone: male captus, bene detentus. Cioè, anche se ti ho catturato illegalmente (male captus), ti processo “giustamente” (bene detentus).

Invece, sul giusto processo nei confronti di cittadini, perlopiù stranieri, deroga alla propria tradizione e ai principi cui si conforma il suo ordinamento. Pur di giustificare e affermare la propria giurisdizione penale su acque non territoriali, l’India tradisce se stessa.

D’altronde il SUA Act in sé è molto contestato, dal momento che l’IMO (International Maritime Organisation) che in prima linea si occupa della normativa internazionale antipirateria ha presentato delle rimostranze circa la normativa indiana. Infatti, il SUA Act indiano non è altro che l’attuazione a livello nazionale della più ampia SUA Convention adottata dall’IMO nel 1988, con relativi protocolli, ed entrata in vigore nel 2010. In questa Convenzione l’uccisione di una persona è considerata punibile (art.3 para.1 lettera g) solo se commessa in connessione con i reati elencati in precedenza (art. 3 para. 1 lettere da a) a f), quindi con reati che implichino condizioni aggiuntive rispetto al “semplice” causare la morte come richiesto dall’art.3 lettera (i) del SUA Act indiano che abbiamo visto sopra.

Ma a quanto pare l’applicazione è fatta a convenienza. Quella della SUA Convention è un’applicazione distorta, quella della Convenzione del mare è un’applicazione invece a corrente alternata: sulla giurisdizione la violano, ma per stabilire la nazionalità del peschereccio la usano come ultima risorsa.

Infatti, secondo la normativa indiana un vascello per considerarsi di nazionalità indiana (e quindi poter applicare la normativa indiana ai fatti avvenuti a bordo) deve essere registrato. Secondo la normativa internazionale, invece, è sufficiente che vi sia un collegamento tra lo Stato e il vascello: questo collegamento può essere ad esempio la nazionalità del capitano o la nazionalità della maggior parte dei componenti dell’equipaggio. Ed è sulla base di questa norma internazionale che l’India vanta la sua giurisdizione, altrimenti non avrebbe nemmeno potuto affermare che il peschereccio St.Antony fosse sotto la sua giurisdizione dal momento che esso non era registrato ma aveva una mera licenza di pesca (per l’India la licenza non rende infatti quel peschereccio un vascello battente bandiera indiana).

Non possiamo dunque "pretendere" che l'India rispetti i principi del diritto italiano o di quello europeo, ma possiamo legittimamente aspettarci che essa si conformi al diritto internazionale sempre, non solo a sua convenienza, e alla sua stessa tradizione giuridica, anziché tradirla per una mera dimostrazione di forza; se si pensa che la Costituzione indiana dichiara il diritto internazionale come “Law of the Land” quindi diritto che ha per l’India lo stesso valore della loro Costituzione.

SEZIONE 14 del SUA Act (Azioni in Buona Fede)

india
italia

14. Protection of action taken in good faith.


- (1) No suit, prosecution or other legal proceeding shall lie against any person for anything which is in good faith done or intended to be done in pursuance of the provisions of this Act.


- (2) No suit or other legal proceeding shall lie against the Central Government for any damage caused or likely to be caused for anything which is in good faith done or intended to be done in pursuance of the provisions of this Act.

14. Protezione delle azioni intraprese in buona fede .

- (1) No causa, azione penale o altro procedimento legale si instaurano nei confronti di qualsiasi persona per tutto ciò che in buona fede è fatto o destinato ad essere fatto in applicazione delle disposizioni della presente legge.

- (2) Nessuna causa o altro procedimento legale si instaurano contro il Governo Centrale per eventuali danni causati o che possono essere causati per qualsiasi cosa che in buona fede è fatta o destinata ad essere fatta in virtù del disposizioni della presente legge.

NOTA: Su alcuni media italiani si è esaltato questo articolo sulla "buona fede" sostenendo che avrebbe potuto essere applicato nei confronti dei due accusati che avrebbero "sparato in buona fede" convinti che la nave stava subendo un attacco pirata.

E' invece evidente dalla lettura della Sez. 14 del SUA Act che si tratta di ben altro: protegge chiunque, persona fisica o istituzioni da eventuali rivalse legali di chi fosse vittima di errori o eccessi o abusi nell'applicazione del SUA Act.

E' altresì evidente che questo "scudo legale" è stato ritenuto necessario proprio per la consapevolezza che quanto disposto negli art. 3 e 13 si presta ad errori, eccessi o abusi nell'applicazione del SUA Act, per cui se questi vengono commessi in "buona fede" l'autore non è processabile.

In sostanza il SUA Act ritorna alla Legge del Taglione, ma chiarisce che se dovessero emergere errori e abusi nell'applicarla chi li commette "in buona fede" non è processabile (nemmeno per colpa!) Nemmeno di fronte a una eventuale sentenza capitale contro un innocente, emessa di rito "In nome del popolo..." il Governo Centrale ne deve rispondere.

La prova del Contrario

Tornando nel merito delle contestate presunte violazioni del SUA Act, in esso sono elencate le condizioni per cui l'accusato è "dichiarato colpevole":

(a) che le armi, munizioni o esplosivi sono stati recuperati dal possesso degli accusati e vi è ragione di credere che tali armi, munizioni o esplosivi di natura analoga sono stati utilizzati nella commissione di tale reato.

E' ovvio che il possesso di un'arma non comporta la colpa, come pure la "ragione di credere" è una semplice congettura soggettiva senza valore probatorio.

In questo caso le testimonianze italiane dei due accusati e del secondo in comando Cap. Noviello (presente ai fatti e testimone oculare) sono concordi nell'affermare che:

  1. - si è sparato in acqua a scopo dissuasivo e senza colpire nessuno;
  2. - l'imbarcazione avvistata era diversa da quella poi mostrata dalle autorità indiane.

Di queste dichiarazioni, che per giungere a una sentenza di colpevolezza andrebbero smentite con prova verificabile, non c'è traccia nello Charge Sheet.

Secondo il SUA Act basta il possesso delle armi e la "ragione di credere" che tali armi sono state utilizzate nella commissione del reato. E questo è sufficiente ad obbligare il Giudice ad emettere una sentenza di colpevolezza.

A meno che gli accusati non portino "la prova contraria". E come fanno?

Per loro la "prova contraria" sarebbe dimostrare che le pallottole repertate in autopsia non sono compatibili con quelle utilizzabili dalle armi in dotazione (e questo già risulta dalle misure dei proiettili indicate nell'autopsia)

Ma esistono altri documenti prodotti dagli inquirenti indiani a cui si vuole dare l'aura della "scientificità" che concludono il contrario.

La Scientificita' delle Prove

Mi limito ad evidenziare ora un solo elemento per ogni allegato, per un esame completo potete consultare l'intera analisi degli allegati indiani all'ITLOS che trovate al link:

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle1.htm (Parte I)
http://www.seeninside.net/piracy/it-alle2.htm (Parte II)

Il sopralluogo sul peschereccio St.Antony, (Annex8)

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle2.htm#c7

durante il quale, esaminando i fori sul legno esposto agli agenti atmosferici del peschereccio non sappiamo bene avvalendosi di quale metodologia e quale strumentazione (ma evidentemente in grado di apprezzare il decimo di millimetro) si conclude essere certamente e senza ombra di dubbio provocati da proiettili cal. 5.56mm escludendo così ogni tipo di proiettile sparato da altre armi potenzialmente implicate nel caso (es. il proiettile cal. 5.45mm dello AK 74, le cui dimensioni variano di soli 11 centesimi di millimetro - 0.004 inch).

Sopralluogo-StAntony

Sopralluogo a bordo del St.Antony - Si esaminano i fori dei proiettili sul tettuccio posteriore

Il Rapporto Balistico, (Annex7)

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle2.htm#c8

dove si conclude che i due proiettili repertati nelle autopsie sono stati sparati da due dei fucili sequestrati sulla Enrica Lexie in base a una "approssimativa similitudine" fra quelli repertati intracorpore e quelli sequestrati sulla nave italiana.

Risultati-Balistica

Due proiettili di munizioni ordinarie e traccianti, contenuti alle voci 22.1 e 22.2 (ndr: cartucce calibro 5.56x45) furono disfigurate in laboratorio. I parametri fisici (ndr: le misure) del proiettile della munizione ordinaria contenuta alla voce n. 22.1 e della munizione tracciante contenuta alla voce 22.2 furono trovati approssimativamente simili ai proiettili contenuti rispettivamente alla voce 1.4 (ndr: Pinku) e 2.3 (ndr: Jalestine).

Non c'è nemmeno la traccia di prove scientifiche.

Due proiettili furono "disfigurati" in laboratorio e risultarono "approssimativamente simili" a quelli repertati nelle salme. Questo basta per poi concludere nel Ballistic Report che i proiettili nelle salme sono quelli sparati da due dei fucili sequestrati.

Contestabile e insignificante in qualsiasi Tribunale del mondo, ma poi ci pensa il SUA Act a inchiodare i due accusati imponendo a loro la "prova dell'innocenza".

La "Scena del Crimine", (Annex48)

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle1.htm#c5

dove si riportano le posizioni reciproche fra Enrica Lexie e St.Antony al momento degli spari con posizioni palesemente sbagliate, rappresentando la direzione della nave italiana con una differenza di 20° rispetto a quella che risulta da tutti i dati a disposizione (compresi quelli indiani).

Scena-del-Crimine

Nella ricostruzione indiana della "scena del crimine" la direzione della Enrica Lexie (sagoma bianca) è rappresentata errata di 20°. In questo modo i colpi possono colpire il lato destro del St.Antony, dove in effetti stanno.

Mettendo la Enrica Lexie nella giusta direzione (sagoma gialla) ovvero su rotta 330°N e mantenendo inalterati tutti gli altri dati forniti dalle autorità indiane si evidenza come i colpi possono solo colpire il lato opposto, il sinistro.

Se poi affrontiamo i capitoli "Eventi" (ANNEX 1) la deposizione contenuta nel "FIR" (ANNEX 2) e le "Testimonianze" (ANNEX 46) possiamo rilevare una serie macroscopica di elementi di contraddizione, imprecisione e quant'altro:

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle1.htm#c2

- La pretesa mancata ricezione dello SSAS Alert da parte della Guardia Costiera

http://www.seeninside.net/piracy/it-alle1.htm#c3

- Le contraddizioni sull'orario e sulla posizione dichiarate fina dalla sera dei fatti dal testimone principale Freddy Bosco.

- La catena dell'informazione sull'incidente che risulta gestita da tre persone apparentemente estranee ai fatti per cui in sostanza non sappiamo a che ora si è sparato contro il St.Antony.

- Le testimonianze pubbliche dei pescatori facenti parte dell'equipaggio che dichiarano due giorni dopo i fatti (compreso Freddy Bosco) essere avvenuto l'incidente da tutt'altra parte (in acque territoriali!) rispetto alla posizione della Enrica Lexie.

Se poi affrontiamo lo Charghesheet (ANNEX 3) dobbiamo rilevare macroscopiche omissioni dell'indagine verso altri potenziali colpevoli, e rapportando lo Charge Sheet con il Libro di Bordo depositato a Amburgo dall'Italia (da considerare giuridicamente "atto vero fino a prova contraria") addirittura l'evidenza che la Guardia Costiera si riferisce esplicitamente a un altro attacco pirata avvenuto ore prima rispetto all'incidente della Lexie. E altri elementi indicati nei rispettivi documenti specifici.

Ma tutto questo, che in dibattimento processuale fra accusa e difesa certificherebbe l'inconsistenza dell'impianto accusatorio determinandone il rigetto o l'archiviazione per manifesta infondatezza, può essere vanificato dall'applicazione del SUA Act che ridurrebbe il dibattimento a una sola domanda verso i due accusati:

- Esibite la prova che siete innocenti. Altrimenti siete colpevoli.

E oltretutto per inquirenti e giudici con il paravento della Sez. 14: ove successivamente risultasse un clamoroso errore giudiziario nessuno di quelli che hanno concorso a commetterlo sarebbe imputabile, nemmeno per un blandissimo "negligenza e imperizia" vista la loro ovvia e scontata "buona fede". Che invece non è prevista per gli accusati, nemmeno come semplice "attenuante generica".

E' impossibile fornire la prova di essere innocenti a fronte di una "ragione di credere" formata su prove scientifiche raffazzonate, errate e contraddittorie come quelle citate. E' impossibile come era impossibile per la Strega provare all'Inquisitore di non essere andata al Sabba infernale volando su una scopa e di non essersi accoppiata sette volte col Diavolo.

La difesa è possibile (ed è un "diritto" sancito da tutte le Costituzioni) seguendo scrupolosamente la moderna procedura penale e le basi costituzionali del Diritto così come viene applicato in Italia, nell'Unione Europea, e in tanti altri Stati nel mondo, e affermato dal diritto internazionale.

Altrimenti non esiste il "giusto processo" Esiste quindi una ragione in più, oltre che l'interpretazione dei trattati internazionali, per non assegnare all'India la giurisdizione sul caso, ragione che supera questi trattati e investe la sfera giuridica e quindi quella dei Diritti Umani.

Le Osservazioni scritte della Repubblica dell'India

WRITTEN OBSERVATIONS OF THE REPUBLIC OF INDIA

https://www.itlos.org/fileadmin/itlos/documents/cases/case_no.24_prov_meas/Response/VOL_1.pdf

A riprova di quanto fin qui sostenuto possiamo citare il documento depositato dall'India il 6 Agosto 2015 al Tribunale di Amburgo. In questo documento di settanta pagine (e 56 allegati) il rappresentante dell'India Dr. Neerhu Chadha ribadisce perentoriamente la colpevolezza dei due accusati.

La colpevolezza proclamata

da Written observations of the Republic of India, 6 August 2015 - Volume 1

Benché gli si potrebbe obiettare che non è stato fatto un processo e emessa una sentenza, e che a quasi quattro anni dai fatti gli inquirenti indiani ancora nemmeno hanno depositato nei loro tribunali i capi di accusa, ma si deve rilevare che (non per un avvocato, un inquirente, un giornalista, una opinione pubblica ma proprio) per la Repubblica dell'India i due sono già considerati e vengono pubblicamente proclamati colpevoli.

E questo evidentemente proprio in considerazione degli "automatismi" previsti dal SUA Act, altrimenti nessuno (nemmeno uno Stato) potrebbe dichiarare colpevole un individuo prima ancora che vengano depositati in Tribunale i capi di accusa.

Le dichiarazioni dell'India a riguardo sono perentorie e inappellabili, non c'è spazio al minimo dubbio. E fra i 56 allegati a supporto ci sono anche quelli tecnici che dovrebbero dare la "prova scientifica" della colpevolezza degli accusati, e di cui si è dato qualche stralcio nelle pagine precedenti.

ANNEX 3 (SUA): Conclusioni

A parere del sottoscritto:

- a meno che di ipotizzare che il rappresentante dell'India non sapesse definire la reale valenza giuridica e scientifica degli allegati che portava a supporto delle sue affermazioni di colpevolezza;

- oppure che non avesse esaminato a dovere i documenti che andava presentando;

- e considerando che in assenza di una sentenza emessa e motivata non ci si lascia andare a proclami di colpevolezza mentre in una sede istituzionale internazionale si sta rappresentando uno "Stato sovrano" (e questo lo sanno tutti), il deposito delle "osservazioni scritte" è stato finalizzato ad avere un vantaggio nella sentenza.

Presentando la colpevolezza dei due accusati in modo perentorio e supportato da decine di allegati che probabilmente giudici e avvocati non avevano il tempo di verificare a fondo, e in assenza di un documento a difesa da parte italiana che non era nemmeno stato allestito perché l'ITLOS doveva occuparsi solo di giurisdizione, si è voluto condizionare sulla "colpevolezza" il pensiero dei giudici influenzando la decisione finale.

Presentando i due accusati come "oggettivamente colpevoli" essi sono rimasti privi della libertà personale e in "custodia giudiziaria" dell'India.

Quanto sopra descritto dimostra che la Repubblica dell'India in questa vicenda non sta cercando la "Giustizia" ma solo la "Vittoria".

Annexes 27, 29, 33 e 46: Testimoni e Superstiti

I Testimoni: Le dichiarazioni di Vitelli, Gupta e Samson

In questo paragrafo verrà fatta l'analisi degli ANNEXES 27, 29 e 33;

Si tratta delle deposizioni (statement) rese alle autorità indiane da tre persone che al momento dell'incidente erano a bordo della petroliera Enrica Lexie con diversi ruoli e incarichi:

Statement of Mr Vitelli Umberto, Captain of the MV Enrica Lexie, 15 June 2013
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-27.pdf

Statement of Mr Sahil Gupta, Crew member of the MV Enrica Lexie, 26 June 2013
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-29.pdf

Statement of Mr Victor James Mandley Samson, Crew member of the MV Enrica Lexie, 24 July 2013
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-33.pdf

 

NOTA: queste deposizioni rese agli inquirenti della NIA (National Investigation Agency indiana) sono successive di circa un anno all'emissione dello Charge Sheet (il documento di riepilogo delle indagini in cui si chiede il rinvio a giudizio dei due accusati, che è del maggio 2012) redatto dalla polizia dello stato del Kerala (ANNEX 3)

 

Lo scopo del presente paragrafo è trovare nelle deposizioni elementi sulla ricostruzione dei fatti utili alla difesa dei due accusati.

Deposizione del Comandante della Enrica Lexie, Cap. Umberto Vitelli

Dalla deposizione del Cap. Vitelli, che si trovava sul ponte della stazione radio, non emergono elementi interessanti per la ricostruzione dei fatti.

All'udire dei colpi di fucile il Cap. Vitelli ha premuto il pulsante di allarme generale, ha avvertito l'equipaggio che non era una esercitazione e di ricoverarsi nella "Citadel" della nave (è una locale protetto) e premuto il pulsante dello SSAS (il sistema automatico di allarme, della cui attivazione abbiamo riscontro)

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A - I have not watched the starboard site
B - I have seen the boat around 80 to 100 mt on the ship
C - I have seen a fraction of the boat
D - When I saw the boat from the bridge I have not seen any armed person on the board of the boat.
E - I did not see any ladders or hook in the boat
F - I have not cross checked with Fulbaria about the presence of the armed man and other crew members
G - In my esperience I not face any pirate attack

 

A - Non ho guardato il ponte di dritta
B - Ho visto la barca circa 80 a 100 mt dalla nave
C - Ho visto una frazione della barca
D - Quando ho visto la barca dal ponte non ho visto alcuna persona armata a bordo della barca.
E - Non ho visto nessuna scala o gancio in barca
F - Non ho fatto un controllo incrociato con Fulbaria circa la presenza di un uomo armato e altri membri dell'equipaggio
G - Nella mia esperienza non ho affrontato nessun attacco dei pirati

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Deposizione del Secondo Ufficiale della Enrica Lexie, Mr. Sahil Gupta

Mr. Shail Gupta è Secondo Ufficiale sulla Enrica Lexie (terzo nella linea gerarchica dopo il Master (Cap. Vitelli) e il Primo Ufficiale (Mr. Samson)

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A - Ship time is 30m behind IST time
B - About 15.45 my watch duty Naren Fulbaria reported that the notice of fishing boat
C - I asked him to monitor it
D - I checked the position on the radar and I was sure that the boat will clearly passing without collision
E - When I heard firing the boat was about 200 mt away from the ship
F - It was a normal fishing boat and I did not seen anything unusual with it
G - I have not see any person armed in the boat.

 

A - L'ora della nave è 30 minuti dietro sull'ora IST
B - Circa alle 15.45 del mio orologio Naren Fulbaria ha riferito la notizia della barca da pesca
C - Gli ho chiesto di monitorarla
D - Ho controllato la posizione sul radar ed ero sicuro che la barca sarebbe chiaramente passata senza collisioni
E - Quando ho sentito sparare la barca era a circa 200 metri di distanza dalla nave
F - Era un normale peschereccio e non ho visto niente di insolito con esso
G - Io non ho visto nessuna persona armata nella barca.

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Deposizione del Primo Ufficiale della Enrica Lexie Mr. Victor James M. Samson

Mr. Samson arriva sul ponte di comando esattamente alle 16:00 "ship time"elt, all'inizio del suo turno, in coincidenza con l'annuncio dell'allarme generale.

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A - I took the binocular and went to the AFT window (behind window), and sighted a boat drawing away.
B - There were not hooks and ladders in the boat
C - The sighted boat looked like a fishing boat and there no was no armed people in that fishing boat

 

A - Ho preso il binocolo e andai alla finestra AFT (dietro la finestra), e ho avvistato una barca che si allontanava.
B - Non c'erano ganci o scale nella barca
C - La barca avvistata sembrava una barca da pesca e non c'era nessuna persona armata in quella barca da pesca

 

LA TESTIMONIANZA MANCANTE

Imbarcato in affiancamento del Comandante Vitelli sulla petroliera si trova anche il Capitano CARLO NOVIELLO con lunga esperienza di comando.

Al momento dell'incidente è l'unico marittimo italiano presente sul ponte di comando, testimone oculare dell'intera sequenza di fatti. Ascoltato nei giorni successivi all'incidente dalla polizia del Kerala e successivamente dagli inquirenti della NIA, a Kochi il 9 agosto del 2013.

Della sua testimonianza non v'è traccia negli allegati indiani consegnati all'ITLOS, delle sue dichiarazioni abbiamo solo quanto riportato dalle agenzie giornalistiche (ANSA e ADNKRONOS) e la nota intervista a RADIO CAPITAL diffusa in rete sul sito de LA REPUBBLICA.

I Testimoni: Discussione

A quanto sembra le deposizioni di tre esperti uomini di mare concordano su alcuni punti importanti:

  1. era un peschereccio (Gupta, Samson)
  2. è stato "visto" (Vitelli 100mt, Gupta 200 mt, Samson 100 mt.)
  3. non aveva a bordo ganci o scale per l'abbordaggio (Vitelli, Gupta, Samson)
  4. non c'erano persone armate (Vitelli, Gupta, Samson)

Bene, dopo aver lavorato per l'accusa ora lavorino per la difesa.

St.Antony-Judicial-Image

L'unica immagine ufficiale del peschereccio fornita dall'India all'ITLOS (in ANNEX 47)

Quanto sopra presuppone che fossero in grado di identificare il St.Antony.

Avendo fatto le deposizioni oltre un anno dopo i fatti avranno visto innumerevoli volte le immagini del St.Antony, e potevano benissimo riconoscerlo in quello che avevano visto protagonista dell'incidente con la Enrica Lexie.

E' ovvio che indicare dettagli precisi come l'assenza di ganci e scale per l'abbordaggio e l'assenza di persone armate deve ricomprendere sia la descrizione dell'imbarcazione sia il nome ben visibile sulla prua.

Non si può essere, e in tre persone, con la vista d'aquila sui ganci e miopi sul nome che si può stimare lungo oltre un paio di metri.

L'altro elemento contrario alla credibilità di queste deposizioni è l'assenza delle domande degli inquirenti.

Se fossero "verbali" ci sarebbe stata la domanda e relativa risposta.

Invece in questi "statement" si potrebbe immaginare l'inquirente che freme di curiosità per sapere se i tre testimoni riconoscono il St.Antony, ma questi pur descrivendo tutto con dovizia di particolari (ganci, scale, assenza di armi, etc...) omettono il particolare fondamentale dell'identificazione.

E l'inquirente è deluso per l'assenza della prova testimoniale, ma non glielo chiede.

Non regge, è chiaro che negli "statement" avremmo dovuto trovare la risposta alla domanda fondamentale: la barca che tutti hanno visto era o non era il St.Antony?

I Testimoni: Conclusioni

Dalle deposizioni di Vitelli, Gupta, e Samson la barca che si avvicinò alla Enrica Lexie causando la reazione del personale di servizio di guardia non è identificata.

Le testimonianze descrivono particolari (ganci, scale, assenza di armi, etc...) che presuppongono una ovvia identificazione e riconoscimento dell'imbarcazione da parte dei testimoni oculari.

Invece le deposizioni lasciano questa identificazione alla fantasia di chi legge, in un quadro molto più assimilabile a tecniche mediatiche che a prassi giudiziaria. Questo può andar bene per manipolare un pubblico sprovveduto per assenza di preparazione professionale specifica, ma di nessun valore in una aula giudiziaria dove sui verbali si riporta: "a domanda risponde". Ed è del tutto ovvio che gli inquirenti dovevano "chiedere" ai testimoni se l'imbarcazione da loro "vista" era o non era il St.Antony.

Volendo considerare attendibili queste testimonianze si deve ancora una volta concludere che la barca in questione non fosse il St.Antony perché non viene identificata da nessuno dei tre testimoni oculari.

Come vedremo però queste testimonianze sono funzionali alla possibilità di applicare al caso il SUA Act, perché ne contengono gli elementi fondamentali: gli accusati hanno sparato su persone disarmate che non costituivano pericolo o minaccia (non avevano armi, scale o ganci di abbordaggio)

I Superstiti: Le Dichiarazioni di Kinserian, Freddy e Adimai

Nei successivi paragrafi verrà fatta l'analisi di ANNEX 46; Si tratta degli Affidavit (dichiarazioni spontanee) rese alle autorità indiane da tre persone che al momento dell'incidente sul peschereccio St.Antony

Affidavits of Mr Kinserian, Mr Freddy and Mr Michael Adimai, 30 July 2015 and 30 August 2015
http://www.seeninside.net/piracy/itlos-annex-46.pdf

Lo scopo è trovare nelle dichiarazioni elementi sulla ricostruzione dei fatti utili alla difesa dei due accusati.

NOTA: queste "dichiarazioni spontanee" sono state rese fra il 30 Luglio e il 4 Agosto 2015, e quindi si considerano funzionali alle "Osservazioni scritte" depositate dalla Republic of India al Tribunale di Amburgo appena una settimana dopo, il 6 Agosto 2015;

Le dichiarazioni spontanee vengono rese da:

  1. - Mr. Kinserian Leon (47), pescatore
  2. - Mr. Freddy Bosco (34), pescatore e armatore del St.Antony
  3. - Mr. Michael Adimai (58), pescatore

NOTA: Tra parentesi l'età dichiarata dai soggetti nei loro affidavit del luglio 2015. Ma neanche questo è un dato che appare certo agli atti. Se solo tentiamo un riscontro con le età riportate dalla polizia nel Charge Sheet (ANNEX 3) del febbraio 2012 scopriamo che nei circa tre anni e mezzo (41 mesi) trascorsi:

- Kinserian è invecchiato di 2 anni (ne aveva 45);
- Freddy è invecchiato di 4 anni (ne aveva 30)
- Michael è invecchiato di 12 anni (ne aveva 46)

L'armatore del St.Antony

Mr. Michalel Adimai e Mr. Kinserian dichiarano essere Mr. Freddy Bosco l'armatore del St.Antony:
[...the fishing boat St.Antony's owned by my friend Freddy - Michael]
[...was owned by my friende Freddy - Kinserian]

Lo stesso Mr. Freddy Bosco conferma di essere l'armatore del peschereccio St.Antony:
[... is in my ownership...]

Questo è in contraddizione con quanto dichiarato alle autorità da Mr. Freddy Bosco la sera stessa dei fatti 15 Febbraio 2012 (vedi FIR, in ANNEX 2)

[I called Prabhu, owner of St.Antony's boat... - Freddy]

contraddizione-FIR

Le dichiarazioni rese alla polizia da Freddy Bosco il 15 febbraio 2012 (ANNEX 2)

E' della massima importanza chiarire chi fosse il reale proprietario del St.Antony perché dopo le cosiddette "indagini" l'imbarcazione viene dal Tribunale "restituita" e quindi fatta affondare.

Restituita a chi?

L'affondamento del St.Antony è funzionale a pregiudicare i diritti della difesa che esclusa sia dal sopralluogo sulla barca che dalla successiva perizia balistica non potrà più tornare a fare rilievi e analisi.

In pratica, a cancellare eventuali residui di polvere da sparo, microframmenti metallici, tracce ematiche etc.)

Se il proprietario del St.Antony è questo fantomatico Mr.Prabhu al quale viene riferito della sparatoria, e che poi delega altre persone a riferire alle autorità, e che poi una volta avuto restituito il peschereccio lo affonda, è chiaro che Prabhu diventa un attore della vicenda e il suo ruolo va (e andava) indagato;

Stupisce anche che il Freddy Bosco possa impunemente sostenere versioni diverse di fronte alle autorità e poi si pretenda di mantenerlo testimone affidabile, addirittura "supertestimone" mentre visto il turbinio di dichiarazioni diverse su orari, posizioni, ruolo etc. in un Tribunale italiano non lo farebbero neanche entrare.

Le "dichiarazioni fotocopia"

L'aspetto singolare di questi "Affidavit" è che sono fotocopie l'uno dell'altro, nulla a che vedere con le "dichiarazioni spontanee" che vorrebbero rappresentare.

affidavit

Comparazione del racconto dei fatti come esposto nei tre diversi affidavit

Potrebbe sembrare una stravaganza quella di far "dichiarare spontaneamente" le stesse parole, in realtà questo passo che si ripete è funzionale al fine da parte delle autorità indiane di usare nel processo la legge antipirateria SUA Act.

 

C'è tutto quello che serve per arrivare a una condanna senza dover esibire prove di colpevolezza in base alla Sez. 3 del SUA Act 2002. (vedi il capitolo ANNEX 3: Applicabilita' della "SUA Act")

Queste tre testimonianze di soggetti che erano a bordo del St.Antony si integrano e completano quelle ottenute dai tre soggetti che erano a bordo della Enrica Lexie: Vitelli, Gupta e Samson.

  1. Quelli a bordo della Enrica Lexie testimoniano che:

(1) era un peschereccio
(2) non aveva a bordo scale o ganci
(3) non c'erano persone armate

  1. Quelli a bordo del St.Antony testimoniano che:

(4) identificano gli autori degli omicidi in Latorre e Girone (che sarebbero stati riconosciuti da tutti e tre i testimoni);
(5) hanno sparato senza motivo o provocazione;
(6) senza fornire alcun avviso;
(7) provocando la morte;
(8) provocando danni a una imbarcazione.

C'è tutto quello che serve, purché nel procedimento giudiziario non entrino le "prove scientifiche", o meglio non si pretenda di sottoporle a verifica.

Certamente serve una certa acquiescenza da parte della difesa per accettare senza fiatare le misure prese col metro a nastro e le conclusioni coi centesimi di millimetro, o l'occultamento della autopsia che con le misure dei proiettili repertati scagiona i due accusati. Ma anche lo "approssimativamente similari" che nel report della balistica descrive la differenza fra i proiettili repertati intracorpore e quelli in dotazione agli accusati.

Ma serviva una certa acquiescenza anche per accettare senza fiatare lo straccio dei diritti della difesa, la distruzione dei reperti giudiziari, l'omissività delle indagini e così via.

Quindi a quanto sembra le autorità indiane sono fiduciose che questa acquiescenza continuerà ad esserci, stante il silenzio seguito al deposito delle "Osservazioni scritte" del 6 agosto 2015 ad Amburgo.

I Superstiti: Conclusioni

Gli affidavit sono funzionali a poter celebrare un processo usando la legge SUA Act, così come lo erano le testimonianze delle tre persone imbarcate sulla Enrica Lexie.

Chiaramente a quasi quattro anni dai fatti gli inquirenti indiani non avevano testimonianze che dal St.Antony riconoscessero gli spari provenienti dalla Enrica Lexie, e quindi si è provveduto con la fotocopiatrice pochi giorni prima di depositare il documento di accusa ad Amburgo.

Naturalmente è tutto contestabilissimo: l'occhio umano con acutezza visiva di 10/10 può discriminare particolari sottesi a un arco di 1/60°, e quindi sarà possibile verificare se da bordo del St.Antony fosse possibile riconoscere i volti di Latorre e Girone, o se da bordo della Enrica Lexie fosse possibile vedere che non c'erano i ganci o le armi.

Se poi dall'analisi ottica dovesse venir fuori che questi sei testimoni possono vantare una acutezza visiva poniamo di 100/10 (cento decimi, molto meglio delle aquile) avremo un altro argomento "tecnico" su cui disquisire in Tribunale.

Analisi Annex ITLOS: Conclusioni

Conclusioni finali

Nelle osservazioni scritte rese il 6 agosto 2015 ad Amburgo a supporto della pretesa proclamata colpevolezza dei due accusati, la Republic of India ha portato come documenti di supporto unicamente quelli elaborati dagli inquirenti del Kerala e raccolti nell'elenco descritto nello Charge Sheet (ANNEX 3) che è del maggio 2012;

Già nello Charge Sheet stante l'evidente inconsistenza delle prove raccolte e quindi l'impossibilità di:

  1. - depositarle in Tribunale;
  2. - renderle disponibili alla difesa;
  3. - trasmetterle alla magistratura italiana che ne aveva fatto più volte richiesta.

si invoca il ricorso alla legge SUA Act.

Ma per poterla poi applicare in un procedimento giudiziario mancavano gli elementi di cui alla Sez. 3 (vedi il capitolo ANNEX 3: Applicabilita' della "SUA Act" )

Questi elementi sono stati creati con le "testimonianze" rese per Vitelli, Gupta e Samson a maggio 2013, e per Kinserian, Freddy e Michael ad agosto 2015;

In questo modo si escludono totalmente le "prove scientifiche" (semmai restano come orpello per i media e le opinioni pubbliche) e il procedimento giudiziario torna a basarsi unicamente sulle "testimonianze" come ai bei tempi della caccia alle streghe, dove era la malcapitata a dover dimostrare di non essere andata al Sabba Infernale volando su una scopa.

In buona sostanza gli inquirenti indiani gestiscono la vicenda a proprio uso e consumo fin dal giorno successivo i fatti quando hanno portato un falso peschereccio St.Antony sotto la murata della Enrica Lexie. Fino ad arrivare alle "dichiarazioni-fotocopia" di ANNEX 46 funzionali all'applicazione del SUA Act.

E poiché gli accordi internazionali sul Diritto del Mare sono chiarissimi e assegnerebbero la giurisdizione all'Italia si tenta di far passare la vicenda come un episodio di delinquenza comune, in sostanza i militari italiani sparano per divertirsi, e in questo modo non è più materia di Diritto del Mare.

Da qui la fretta di produrre gli Affidavits (ANNEX 46) e lo sproloquio colpevolista depositato il 6 Agosto 2015.

Tutto questo non ha niente a che vedere con lo "Stato di Diritto", il Tribunale di Amburgo e ora il Tribunale dell'Aia dovevano pronunciarsi unicamente sulla giurisdizione ma è stata proprio l'India a portare in questa tribuna internazionale l'aspetto innocenza-colpevolezza col documento scritto depositato il 6 agosto.

E quindi ora "obtorto collo" il Tribunale dell'Aia non potrà esimersi dal valutare la vicenda nel suo complesso perché:

  1. - una eventuale assegnazione all'India della giurisdizione
  2. - la conseguente volontà dell'India di trattare gli accusati come criminali comuni
  3. - la conseguente applicazione della Legge SUA Act per poter arrivare a una condanna altrimenti impossibile in uno Stato di Diritto.

squalificheranno per sempre il Tribunale Internazionale.

 

Roma li 03/01/2016

Luigi Di Stefano

ITLOS Delegazione India

La delegazione della Repubblica dell'India all'udienza ITLOS

l'opinione

Il lavoro di analisi dimostra l'innocenza di due cittadini italiani. Puo' essere confutato, discusso vivisezionato e ritenuto poco credibile, anche se abbiamo studiato a lungo la cosa e siamo in grado di ribattere. Ma il silenzio si spiega anche con il fastidio di tanta parte dell'informazione verso chi ha fatto il lavoro che sarebbe stato compito di un giornalismo rigoroso e senza pregiudizi...

Ma e' una battaglia, la nostra, che continua. Vi chiedo di aiutarci a diffonderla. Comunque vada, non molliamo.
                          (Toni Capuozzo)

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