"Se
fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente
diverso.
In
macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto
che quello vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare
di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo
dentro una cornice. In moto la cornice non c'è più.
Hai
un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore,
sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. E' incredibile
quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su
cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure
così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi - un'esperienza
che non si allontana mai dalla coscienza immediata."
Robert
M. Pirsig
In
questo racconto avvincente la moto diventa il mezzo attraverso cui percepire
le cose e meditare. «Su quello che vedi, su quello che senti, sull’umore
del tempo e i ricordi, sulla macchina che cavalchi e la campagna che ti
circonda, pensando a tuo piacimento, senza nulla che ti incalzi, senza
l’impressione di perdere tempo.» Una mente che si interroga su quale
sia la differenza tra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto
funziona e chi non lo sa. Mentre fuori guarda smaglianti prati blu di fiori
di lino, il narratore trova una sua risposta alla domanda: «Il Buddha,
il Divino, dimora nel circuito di una calcolatore o negli ingranaggi del
cambio di una moto con lo stesso agio che in cima ad una montagna o nei
petali di una fiore». |