| Due delle ragazze del nostro
gruppo con lo sfondo di piazza del Popolo.
Il
palazzo che si vede sullo sfondo è la caserma "Giacomo Acqua" e
sul muro c'è la lapide che ricorda i due carbonari Angiolo Targhini,
da Cesena, e Leonida Montanari, da Rocca di Papa. Decapitati su questa
piazza con "il nuovo edifizio per il taglio della testa del governo francese"
(detto poi "ghigliottina") dal governo del Papa-Re. E' anche grazie a loro
che noi oggi possiamo tranquillamente protestare contro la tassa "odiosa
e iniqua".....
Per il popolino romano, che
parlava la lingua del Belli, era praticamente impossibile pronunciare "ghigliottina",
e così il funebre attrezzo venne romanizzato in "quajottina", che
però in romanesco significa anche "piccola quaglia".
Così quando il condannato
veniva portato al patibolo gli si gridava "mo te la senti la quaja de cantà"......
cioè l'ultimo rumore che avrebbe sentito, il sibilo della lama che
scendeva, il "canto della quaglia".
"E lucevan le stelle", da "Tosca", storia romana di tradimenti, di pugnali
e di passioni
L'esecuzione
era compito di "Mastro Titta", al secolo Giovambattista Bugatti, "l'illustre
boia" dai documenti dell'epoca. Il suo mantello scarlatto, avvolto nel
quale compì quasi seicento esecuzioni (la prima a diciassette anni,
l'ultima a 82), si trova ora a Castel Sant'Angelo (e mette ancora paura,
ve lo garantisco!). La "quajottina" è al museo criminologico di
Via Giulia.
Piazza del Popolo era una meta
classica delle uscite estive notturne. Dopo le solite interminabili chiacchiere
si formavano i gruppi che partivano verso l'EUR, dall'altra parte della
città.
Ovviamente ogni gruppo si
muoveva con un rumore di tuono, e ai vari semafori, specie sulla Colombo,
erano scintille!
Questa usanza dura ancora
oggi.
Alla faccia dei Mastro Titta |