Menotassa alla moto!

Eccoci impegnati in una manifestazione di protesta contro la famigerata "una tantum" che colpiva in modo particolarmente pesante le motociclette.
C'era stata l'ennesima guerra Arabo-Israeliana, quella dello Yom Kippur del 1973, e conseguente embargo e crisi petrolifera. Così, per prendere come al solito molti piccioni con una sola fava, il governo pensò bene di mettere una tassa "odiosa e iniqua". 50.000 lire per le moto fino a 500 cc, e 100.000 lire per le moto di cilindrata superiore (per darvi un'idea il mio primo stipendio nel 1974, da dipendente dello Stato, è stato di 174.000 lire!)
Così abbiamo fatto un veloce passa parola ed eccoci alla prima manifestazione (rigorosamente non autorizzata) a Piazza del Popolo, a Roma.

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Questo il "corteo". Quì siamo al Corso ed eravamo due o trecento moto. Alla manifestazione successiva molte di più.
Come vedete non portavamo casco, ma le luci erano rigorosamente accese,
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Alcune delle moto, ovviamente dell'epoca!
BMW serie "R", una Electra Glide, Honda four e Kawasaki 3 cilindri come se piovesse
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Due delle ragazze del nostro gruppo con lo sfondo di piazza del Popolo.

Il palazzo che si vede sullo sfondo è la caserma "Giacomo Acqua" e sul muro c'è la lapide che ricorda i due carbonari Angiolo Targhini, da Cesena, e Leonida Montanari, da Rocca di Papa. Decapitati su questa piazza con "il nuovo edifizio per il taglio della testa del governo francese" (detto poi "ghigliottina") dal governo del Papa-Re. E' anche grazie a loro che noi oggi possiamo tranquillamente protestare contro la tassa "odiosa e iniqua".....
Per il popolino romano, che parlava la lingua del Belli, era praticamente impossibile pronunciare "ghigliottina", e così il funebre attrezzo venne romanizzato in "quajottina", che però in romanesco significa anche "piccola quaglia".
Così quando il condannato veniva portato al patibolo gli si gridava "mo te la senti la quaja de cantà"...... cioè l'ultimo rumore che avrebbe sentito, il sibilo della lama che scendeva, il "canto della quaglia".

"E lucevan le stelle", da "Tosca", storia romana di tradimenti, di pugnali e di passioni

L'esecuzione era compito di "Mastro Titta", al secolo Giovambattista Bugatti, "l'illustre boia" dai documenti dell'epoca. Il suo mantello scarlatto, avvolto nel quale compì quasi seicento esecuzioni (la prima a diciassette anni, l'ultima a 82), si trova ora a Castel Sant'Angelo (e mette ancora paura, ve lo garantisco!). La "quajottina" è al museo criminologico di Via Giulia.

Piazza del Popolo era una meta classica delle uscite estive notturne. Dopo le solite interminabili chiacchiere si formavano i gruppi che partivano verso l'EUR, dall'altra parte della città.
Ovviamente ogni gruppo si muoveva con un rumore di tuono, e ai vari semafori, specie sulla Colombo, erano scintille!
Questa usanza dura ancora oggi.
Alla faccia dei Mastro Titta

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