![]() |
|
Quì dovremmo essere sul fiume Neretva, dalle parti di Mostar. La sosta è per farci un buon caffè! Ovviamente ci siamo portati il fornelletto, e la cuccuma e il caffè "italiano". Poi, per sicurezza, anche una pentola e quattro o cinque kg di spaghetti, per le "emergenze", diceva Eugenio. E' il nostro primo viaggio all'estero, e con quella cuccuma che borbotta ci sentiamo veramente esploratori, pionieri....... L'idea di stare nei balcani è affascinante, non è come essere andati a Riccione! Ai rispettivi genitori quando avevamo detto che andavamo sul Mar Nero era venuto un mezzo colpo. Ma noi siamo prudenti e previdenti. Ad esempio, in vista di possibili (e auspicate!) avventure erotico-sentimentali ci eravamo portati parecchi "paracadute" (sarebbero i preservativi). Addirittura una scatola da cinquanta. Che ci siamo riportati tutti a casa. |
![]() |
|
Primo intoppo alla mia Scrambler. Prima di partire, per scrupolo, avevo cambiato le puntine platinate. Ma per scaramanzia mi ero comunque portate quelle vecchie. Come ovvio quelle nuove si sono rotte e qui sto rimontando quelle vecchie che andranno benissimo fino alla fine del viaggio. |
![]() |
|
Siamo al campeggio di Belgrado, ancora assai lontano dal Mar Nero. Un rumoraccio che veniva dal carter mi ha convinto a fare una piccola ispezione. Il motore della mia Ducati Scrambler è completamente smontato per terra. In secondo piano Eugenio che guarda come per dire "sti cacchio di Ducati....". Il danno consiste nella rottura del cuscinetto di banco destro (sempre quello.....), ma non ci arrendiamo di certo! Prudentemente ho portato "tutti" i ferri necessari per smontare il motore...... |
![]() |
|
Ecco fatto! In un autoricambi di Belgrado ho comprato il cuscinetto (6022Z, ancora me lo ricordo) e lo sto rimontando sotto lo sguardo divertito di Sergente: un Ducatista non si ferma mai! |
![]() |
|
Sto rimontando il coperchietto della coppia conica. Piove ma non sono due gocce che ci impressionano. La canadese (una Triganò comprata apposta) è la nostra casa accogliente, le moto rombano, il mondo è nostro.... Possiamo ripartire per Timisoara, la prima città romena che toccheremo. |
![]() |
|
- Volere cambiare ssuoldi? Questa vale proprio la pena di raccontarla..... Appena entrati in Romania (vi ricordo che eravamo nel '72, e li, a differenza della Yugoslavia, c'era ancora il comunismo di "ferro") abbiamo cominciato a vedere lungo le strade gente che vedendoci passare roteava le mani invitandoci al cambio "a borsa nera". Noi naturalmente avevamo subito cambiato al tasso ufficiale di 250 Lei per 10.000 Lire, ma poi chi ci offriva 700, chi 800, chi 900 Lei, sempre per 10.000 Lire. E si deve pensare che mille lei erano, più o meno, il salario mensile di un lavoratore (almeno così ci avevano detto) Giunti
a Timisoara avevamo piantato la tenda al campeggio subito fuori città,
e poi, curiosi, avevamo fatto un giro per la città. Beh, niente
da vedere e, se quello era il comunismo di stampo sovietico sicuramente
non faceva per noi.
A sera,
mentre ci riposavamo sotto le stelle ascoltando "Samba pa ti", celebre
successo musicale dell'epoca (del sempre attuale Carlos Santana), compaiono
due ragazzetti: - Volere cambiare ssuoldi?
La mattina
dopo però era necessario cambiare questa banconota in tagli spendibili,
e quindi trovato un ufficio postale faccio un telegramma a casa (saluti
e baci etc. etc.) e tento di pagare con la famosa banconota.
Mentre
le domande si facevano più stringenti (ma dove l'hai presa, chi
te l'ha data....) e mi aspettavo da un momento all'altro di veder comparire
la divisa marrone dei poliziotti, uno fa: - Ma quanto l'hai pagata? (il
romeno si capisce benissimo, è solo che ci sono troppe "u")
Fuori,
intorno ai due che mi aspettavano e alle motociclette trovo una folla che
sembrava una manifestazione. Incuriositi dalle moto e dalle targhe "Roma"
un centinaio di persone discutevano e chiedevano.
|
| Poi
sono successi altri guai, ma la pellicola era finita....
Sulla strada per Bucarest dal motore della Ducati Desmo è cominciato a venire un Ziiin, Ziiiin, Ziiin.... cacchio, la biella! (dovete considerare che noi, "all'epoca", per i nostri motori avevamo un orecchio affinato come quello di un critico musicale della Scala. Infatti essi non facevano "rumore", bensì "suonavano", e ne sapevamo cogliere la minima stonatura. Peccato che l'amore per questa "musica" non fosse in genere condivisa dai poliziotti e dai sempre soporiferi inquilini che li chiamavano (basta! fatece dormì, li mortacc....) Comunque, era biella: si sentiva chiaramente che la cementazione dello spinotto era intaccata, che la gabbia di alluminio al magnesio aveva iniziato a consumarsi, e i rullini che prendevano gioco vibravano leggermente...... Ziiiin, Ziiin, Ziiin, si lamentava il motore.... era come uno Stradivario con una corda lenta, come fai a non sentirlo?! Purtroppo la pressa da dieci tonnellate per aprire l'albero motore non potevo portarmela (e poi mi sarebbe servito un tornio con due comparatori e un mazzuolo per riallinearlo...) Dobbiamo iniziare il viaggio di ritorno prima che la biella si spacchi del tutto e la moto si fermi. In modo
molto avventuroso, traversando il Danubio su una diga gigantesca torniamo
in Yugoslavia. Ci ritroviamo su una strada che attraversava luoghi deserti,
un paesaggio selvaggio e fuori del tempo. In un bar di un paesino fra le
montagne ci fermiamo per un caffè, e degli anziani bosniaci ci insegnano
a bere il caffè turco. Il caffè fa parte della loro cultura
e quando vedono che non la conosciamo ci spiegano il "rito" e sorridono
soddisfatti. Così, per una mezz'ora, c'è questo incontro
fra generazioni, religioni, regimi politici, cultura......
A notte
arriviamo a Pozarevac e alloggiamo in casa di due gentili e anziani signori.
Ci manda da loro la locale agenzia del turismo, e stentiamo un po a capire
che prima di entrare in casa dobbiamo levarci le scarpe, secondo il loro
costume. Tutti matti 'sti giovani occidentali, devono aver pensato.
Fortunatamente
le ferrovie yugoslave sono puntualissime e troviamo la Desmo in stazione
(questa dei treni che arrivavano in orario l'avevo già sentita......).
A questo punto decidiamo di fermarci qualche giorno sulla costa per fare
un po di mare prima di rientrare in Italia.
Insomma, ci siamo divertiti. |
|
|
|