Sulla strada che va da Spalato a Sarajevo, nell'estate del 1972
Sergente e Eugenio (io sono quello che scatta). In primo piano la Ducati 350 Desmo, poi, nascosta, l'Aermacchi-HarleyDavidson 350 GTS, ed ultima la mia Ducati 350 Scrambler.
Notate i bagagli (all'epoca non c'erano le borse di oggi) contenuti in robusti zaini militari comprati a Porta Portese per 500 lire.
Io ed Eugenio avevamo venti anni. Sergente (mio fratello) diciotto. La meta era nientemeno che Costanza, sul Mar Nero. Un viaggio nei balcani ci sembrava affascinante, e la cosiddetta "Cortina di ferro" non ci impressionava per niente.
Eravamo "pischelli annerchiati"!
La strada era uno stupendo misto stretto e nonostante i bagagli ci capitava pure di ingarellarci...
.

Quì dovremmo essere sul fiume Neretva, dalle parti di Mostar. La sosta è per farci un buon caffè! Ovviamente ci siamo portati il fornelletto, e la cuccuma e il caffè "italiano". Poi, per sicurezza, anche una pentola e quattro o cinque kg di spaghetti, per le "emergenze", diceva Eugenio.
E' il nostro primo viaggio all'estero, e con quella cuccuma che borbotta ci sentiamo veramente esploratori, pionieri....... L'idea di stare nei balcani è affascinante, non è come essere andati a Riccione! Ai rispettivi genitori quando avevamo detto che andavamo sul Mar Nero era venuto un mezzo colpo. Ma noi siamo prudenti e previdenti.
Ad esempio, in vista di possibili (e auspicate!) avventure erotico-sentimentali ci eravamo portati parecchi "paracadute" (sarebbero i preservativi). Addirittura una scatola da cinquanta.
Che ci siamo riportati tutti a casa.

 

Primo intoppo alla mia Scrambler.
Prima di partire, per scrupolo, avevo cambiato le puntine platinate. Ma per scaramanzia mi ero comunque portate quelle vecchie. Come ovvio quelle nuove si sono rotte e qui sto rimontando quelle vecchie che andranno benissimo fino alla fine del viaggio.
.

Siamo al campeggio di Belgrado, ancora assai lontano dal Mar Nero. Un rumoraccio che veniva dal carter mi ha convinto a fare una piccola ispezione. Il motore della mia Ducati Scrambler è completamente smontato per terra. In secondo piano Eugenio che guarda come per dire "sti cacchio di Ducati....".
Il danno consiste nella rottura del cuscinetto di banco destro (sempre quello.....), ma non ci arrendiamo di certo!
Prudentemente ho portato "tutti" i ferri necessari per smontare il motore......
.
 

Ecco fatto! In un autoricambi di Belgrado ho comprato il cuscinetto (6022Z, ancora me lo ricordo) e lo sto rimontando sotto lo sguardo divertito di Sergente: un Ducatista non si ferma mai! 
.

Sto rimontando il coperchietto della coppia conica. Piove ma non sono due gocce che ci impressionano. La canadese (una Triganò comprata apposta) è la nostra casa accogliente, le moto rombano, il mondo è nostro....
Possiamo ripartire per Timisoara, la prima città romena che toccheremo.
.

- Volere cambiare ssuoldi?
Questa vale proprio la pena di raccontarla.....
Appena entrati in Romania (vi ricordo che eravamo nel '72, e li, a differenza della Yugoslavia, c'era ancora il comunismo di "ferro") abbiamo cominciato a vedere lungo le strade gente che vedendoci passare roteava le mani invitandoci al cambio "a borsa nera".
Noi naturalmente avevamo subito cambiato al tasso ufficiale di 250 Lei per 10.000 Lire, ma poi chi ci offriva 700, chi 800, chi 900 Lei, sempre per 10.000 Lire. E si deve pensare che mille lei erano, più o meno, il salario mensile di un lavoratore (almeno così ci avevano detto)

Giunti a Timisoara avevamo piantato la tenda al campeggio subito fuori città, e poi, curiosi, avevamo fatto un giro per la città. Beh, niente da vedere e, se quello era il comunismo di stampo sovietico sicuramente non faceva per noi.
Ritornando verso il campeggio lungo la strada superavamo molte persone che camminavano nella stessa direzione, che ci siamo poi ritrovati lungo la rete di recinzione del campeggio stesso. Venivano li a guardare "gli occidentali", con le loro tende, roulottes, automobili e motociclette.
Ti sentivi un pò come gli animali allo zoo, ma non si sapeva bene chi era che avrebbe dovuto tirare le noccioline.

A sera, mentre ci riposavamo sotto le stelle ascoltando "Samba pa ti", celebre successo musicale dell'epoca (del sempre attuale Carlos Santana), compaiono due ragazzetti: - Volere cambiare ssuoldi?
Poichè ormai avevamo capito che lo facevano tutti, anche i poliziotti, e che solo gli scemi cambiavano al tasso ufficiale, abbiamo accettato.
I due "cambiavalute" ci offrirono ben mille Lei per diecimila lire, e noi passammo il resto della serata a rigirarci fra le mani questo lenzuolo di carta facendo programmi su come li avremmo spesi a Costanza, sul Mar Nero........

La mattina dopo però era necessario cambiare questa banconota in tagli spendibili, e quindi trovato un ufficio postale faccio un telegramma a casa (saluti e baci etc. etc.) e tento di pagare con la famosa banconota.
- No bono!
- Come no bono?!
- No bono, no bono - insisteva l'impiegata dell'ufficio postale battendo il dito sulla banconota.
Quelli in fila hanno cominciato ad allungare il collo e alla fine un signore mi indica la data di emissione della banconota: settembre 1941! Cacchio, ma c'era la guerra. E' fuori corso.
A questo punto già mi vedevo gettato in qualche oscura prigione comunista, al di la della cortina di ferro. Senza speranza di rivedere la Garbatella, mangiare ancora gli spaghetti col tonno, andare la notte a prendere il caffè a S. Eustachio....
Il gulag!
Per di più, dato che eravamo nei Carpazi, con il Conte Dracula che di notte veniva a vampirizzarmi. (e speriamo solo quello, hai visto mai!)

Mentre le domande si facevano più stringenti (ma dove l'hai presa, chi te l'ha data....) e mi aspettavo da un momento all'altro di veder comparire la divisa marrone dei poliziotti, uno fa: - Ma quanto l'hai pagata? (il romeno si capisce benissimo, è solo che ci sono troppe "u")
Alzo il braccio, faccio tre con le dita e dico: - Trentamila lire!
- Hoooooo! fa la folla stupita. La "fregatura" appare talmente grossa che anche il viso dell'arcigna impiegata postale assume l'aria di compatimento.
E io approfitto del momento favorevole per svignarmela.

Fuori, intorno ai due che mi aspettavano e alle motociclette trovo una folla che sembrava una manifestazione. Incuriositi dalle moto e dalle targhe "Roma" un centinaio di persone discutevano e chiedevano.
Insomma alla fine riusciamo a partire. A fronte della fregatura ci è rimasta la famosa banconota, conservata assieme alle fotografie nell'album dei ricordi.

.
Poi sono successi altri guai, ma la pellicola era finita....
Sulla strada per Bucarest  dal motore della Ducati Desmo è cominciato a venire un Ziiin, Ziiiin, Ziiin.... cacchio, la biella! (dovete considerare che noi, "all'epoca", per i nostri motori avevamo un orecchio affinato come quello di un critico musicale della Scala. Infatti essi non facevano "rumore", bensì "suonavano", e ne sapevamo cogliere la minima stonatura. Peccato che l'amore per questa "musica" non fosse in genere condivisa dai poliziotti e dai sempre soporiferi inquilini che li chiamavano (basta! fatece dormì, li mortacc....)
Comunque, era biella: si sentiva chiaramente che la cementazione dello spinotto era intaccata, che la gabbia di alluminio al magnesio aveva iniziato a consumarsi, e i rullini che prendevano gioco vibravano leggermente...... Ziiiin, Ziiin, Ziiin, si lamentava il motore.... era come uno Stradivario con una corda lenta, come fai a non sentirlo?!
Purtroppo la pressa da dieci tonnellate per aprire l'albero motore non potevo portarmela (e poi mi sarebbe servito un tornio con due comparatori e un mazzuolo per riallinearlo...) Dobbiamo iniziare il viaggio di ritorno prima che la biella si spacchi del tutto e la moto si fermi.

In modo molto avventuroso, traversando il Danubio su una diga gigantesca torniamo in Yugoslavia. Ci ritroviamo su una strada che attraversava luoghi deserti, un paesaggio selvaggio e fuori del tempo. In un bar di un paesino fra le montagne ci fermiamo per un caffè, e degli anziani bosniaci ci insegnano a bere il caffè turco. Il caffè fa parte della loro cultura e quando vedono che non la conosciamo ci spiegano il "rito" e sorridono soddisfatti. Così, per una mezz'ora, c'è questo incontro fra generazioni, religioni, regimi politici, cultura...... 
Che bella gente. Anziani montanari con le facce rugose. Il ritratto di Tito è, come al solito, appeso al muro. Ma quello che ti fa capire che è un leader amato è il garofano o la rosa fresca che sempre lo orna. Che differenza con la povertà miserabile e le facce cupe della Romania!

A notte arriviamo a Pozarevac e alloggiamo in casa di due gentili e anziani signori. Ci manda da loro la locale agenzia del turismo, e stentiamo un po a capire che prima di entrare in casa dobbiamo levarci le scarpe, secondo il loro costume. Tutti matti 'sti giovani occidentali, devono aver pensato.
Il giorno dopo arriviamo a Belgrado e affidiamo il Desmo alle ferrovie yugoslave per mandarlo fino a Spalato, perchè non avrebbe retto tutta la strada fino alla costa.
Continuiamo in due sullo Scrambler, anche perchè alla Aermacchi-HD cede un ammortizzatore, e finalmente arriviamo a Spalato.

Fortunatamente le ferrovie yugoslave sono puntualissime e troviamo la Desmo in stazione (questa dei treni che arrivavano in orario l'avevo già sentita......). A questo punto decidiamo di fermarci qualche giorno sulla costa per fare un po di mare prima di rientrare in Italia.
Li il Sergente fa amicizia con Jovanka, una bella biondina di Zagabria con la quale si scriveranno poi per un po di tempo.
La famosa scatola "da cinquanta" rimane intatta, ma anche l'onore latino è salvo.

Insomma, ci siamo divertiti.

.
.
-indietro-