E che ci fa Grifo in questo atteggiamento minaccioso, con la Beretta puntata contro un ipotetico nemico?
Il fatto è che, purtroppo, gli anni della nostra giovinezza sono stati anche, per il nostro paese, gli anni del terrorismo. E un episodio grave, una "storia maledetta" di terrorismo e motociclette, ha toccato anche noi. E non l'avrei raccontata, qui nel sito dedicato alle moto storiche, se non fosse stata una storia che ha avuto le motociclette come protagoniste. Casi strani della vita!
Quello che è scritto è tutto vero (anche se a volte sembra una vicenda irreale persino a me), ed inizia una notte di giugno del 1978, poche settimane dopo la tragica conclusione del rapimento e l'assassinio dell'On. Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana.
Ho volutamente eliminato tutti i dettagli che possano far riconoscere il colore politico di una parte dei protagonisti, perchè non voglio sottopormi al "giudizio politico" (ma chi fosse proprio curioso si può andare a cercare i giornali dell'epoca)
I nomi sono quelli veri, sono tutti vivi tranne uno, e questa storia è stata vissuta insieme a decine e decine di persone, amici miei.

Erano i primi di giugno del 1978, la strage di via Fani era cosa recente e Aldo Moro era stato assassinato dalle Brigate Rosse da meno di un mese. I media non parlavano d'altro che di indagini, di attentati, di gente gambizzata. E di bombe.
All'epoca avevo 25 anni, sposato già da due e con il primo figlio arrivato prima di subito. Moglie (Papy) e pargoletto erano in vacanza in Umbria, dai suoceri, e mi godevo le serate romane con gli amici. Oggetto di aggregazione, da sempre, la motocicletta.
Da appena tre mesi avevo preso servizio all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati (primo classificato al concorso per assistente di ruolo tecnico) ed avevo lasciato il posto di tecnico coadiutore al Dipartimento di Fisica dell'Università di Calabria, Cosenza, dove avevo fatto il pendolare per quasi tre anni.

La sera sembrava come tutte le altre. Eravamo in quattro al muretto a chiacchierare come al solito di motociclette. Io, Eugenio, il "Biondo" (perchè era biondo, è l'unico che non c'è più) e il "Ragioniere" (all'epoca praticante in uno studio commercialista), l'unico che fosse in motocicletta, Guzzi 850 Le Mans. "Nera"
Noi non parlavamo di motociclette, vivevamo di motociclette. Ci eravamo aggregati più o meno verso i 15/16 anni con le vespette e i motorini e quindi ci frequentavamo già da una decina d'anni. Viaggi all'estero d'estate, campeggi in Sardegna, domeniche "annerchiate" per le strade di montagna intorno a Roma. La nostra era la Tiburtina, antica strada consolare romana che si inerpica sull'Appennino verso l'Abruzzo. L'orgasmo del motociclista, prima che gli raddrizzassero buona parte delle curve.
Era un gruppone composto di tre/quattro sottogruppi maggiormente affiati, che si ricomponevano a volte in posti diversi, dove ci fosse motivo per farlo (ad esempio ragazze da conoscere...). Eravamo tutti molto giovani, io l'unico già sposato, gli altri erano per strada. Ci godevamo senza saperlo gli ultimi scampoli di gioventù, quella vera, fatta di amici e senza pensieri.

Sarà stata l’una di notte, ci passa a due metri un Kawasaki 500, due in sella, che gira per la strada dove abitavo. - "che cazzo di targa.....!"
Era la fissazione di Eugenio. Leggeva tutte le targhe. Quel Kawasaki era un modello che non facevano più da un annetto. La targa era troppo nuova rispetto al modello di motocicletta.
Figurati se gli scappava. Annota tutto.
Una volta, qualche anno prima, nel corso una seduta spiritica organizzata da amici a Terracina, durante un campeggio estivo, chiese allo "spirito" tutta la carburazione dell'Aermacchi 250 da corsa di Renzo Pasolini. Lo spirito azzeccò tutto (tipo del carburatore, misura dei gigleur, saracinesca.....) tranne la tacca dello spillo conico. Eugenio restò scandalizzato di fronte a tanta palese ignoranza anche nell'aldilà. Comunque leggeva Motociclismo, lo Spirito, sennò come faceva a sapere tutte quelle cose?!

Chiacchiere tranquille di una sera di quasi estate.
Sento come un tuono immenso, e contemporaneamente come una forza irresistibile che mi fa avanzare di due o tre metri (davo le spalle all'esplosione).
Mi giro all'istante e vedo la grossa pensilina dell'entrata, a una cinquantina di metri, volteggiare in aria. Ancora un istante e tutta la facciata di vetro del palazzo (l'onda d'urto era risalita nelle trombe delle scale) esplode, come in un film, e una nuvola di detriti viene scagliata contro il palazzo di fronte. Poi tutto comincia a ricadere con una lentezza incredibile, come se rallentasse la pellicola (insomma quello che voi avrete visto al cinema ricostruito con gli effetti speciali noi l'abbiamo visto nel '78 in una strada di Roma...)
La motocicletta!
Il Ragioniere inveisce, salta sulla Guzzi (fermo...... 'ndo cazzo vai, sei matto......) e parte come un razzo verso la Cristoforo Colombo, dicendo parolacce che si distinguono fino a che, finita la rotatoria, può dare motore e il rombo copre tutto.
Io corro verso il punto dell'esplosione. C'è sempre il portiere a prendere il fresco proprio li di fronte, il padre di una nostra amica soprannominato "Zoff" (per via, appunto, che fa il portiere)  Se stavo tornando a casa mi faceva la pelle, passo proprio la davanti. Quando arrivo, in mezzo alla strada, sento ancora piccoli cocci di vetro che mi piovono intorno
Il palazzo, sede di una grande azienda pubblica, è devastato, sembra un buco nero. Dentro non si distingue niente, ma non ci sono fiamme. Il palazzo di fronte ha alcune serrande che sono entrate nelle camere. Le automobili hanno le lamiere bucate dalle schegge di vetro. Alcuni negozi hanno le serrande divelte e le vetrine in frantumi.Per terra non c'è nessuno, non c'era nessuno, e nessuno si affaccia, o ha ancora il coraggio di farlo.
 
La Kawasaki 500 mach I simile a quella usata dagli attentatori.
Imbattibile in accelerazione (faceva da 0 a 100Km/h in 4") soffriva di pericolose instabilità sul veloce, tanto che è ancora soprannominata "la bara volante"

Torno di corsa verso l'incrocio e arrivo nello stesso istante in cui arriva la volante della polizia. E' del commissariato di zona, ci conosciamo. Sono anni che ci perseguitano perchè dice che facciamo casino con le motociclette (ve ne andate da un'altra parte o facciamo il sequestrino?!, hanno telefonato gli inquilini che fate rumore..... e così via). Questo ovviamente quando eravamo ragazzini. Ora il casino lo facciamo quando arriviamo o quando ce ne andiamo. Nessuno telefona più.
Siamo tutti eccitati (oggi si direbbe sotto schock): - Si, 'na motocicletta, si abbiamo la targa, forse so andati verso Caracalla.
Torna il Ragioniere: - li ho seguiti fino a Caracalla, se ne sono accorti e hanno rallentato per farsi raggiungere...... so' scappato ma ho letto la targa.....
Fifone di un Ragioniere! Insegue da solo due terroristi che hanno appena fatto un'attentato e poi scappa.....
 
La Guzzi come quella dell'inseguimento notturno sulla Via Cristoforo Colombo

Eugenio e il Biondo non ne vogliono sapere, io e il Rag. siamo disposti a testimoniare.
Cinque giorni dopo mi viene a prendere la volante a casa, al commissariato vedo la moto che mi era passata vicino quella sera. La riconosco.
Mi fanno vedere due tizi. Non ho visto in faccia nessuno, non posso riconoscerli.
Il giorno dopo leggo sul giornale che il tizio arrestato, il padrone della Kawasaki, è uno da prendere con le pinze: un processo per tentato omicidio, proposto per il confinio di polizia e altre amenità. Uno dei tanti guerrieri politici che imperversano in quegli anni. Colore politico? Non ha importanza, e ovviamente non potevamo saperlo prima.
Dopo una settimana mi danno il porto d'armi. Lo ho chiesto subito, condizione sine qua non per testimoniare.

Che bellezza! Vado subito ad iscrivermi al poligono di tiro..... che ci fai con la pistola se non la sai usare? E poi mi ero subito calato nella parte.
Imparo a sparare e mi compro una bella Beretta da tiro a segno. Lo sport del tiro si addatta benissimo alla mia natura (sono un razionale riflessivo) e divento bravissimo. Comincio a portarla addosso, ma per mesi e mesi non succede niente.
Il Ragioniere la pistola non l'ha voluta. Dice che lui è troppo nervoso. In realtà è un impulsivo, si è visto bene quella sera.

Si mette male.
Stamattina c'è stata la prima udienza del processo (siamo a fine inverno del '79)
Partiamo dal commissariato. Io con la macchina mia col Rag., cinque o sei poliziotti in borghese, uno con la moto in dotazione al commissariato (una Benelli 650 che dobbiamo spingere per tutta la Garbatella per farla partire. Giusto il Ministero dell'Interno si poteva comprare una trappola simile.....)
Ci mettiamo seduti vicini nell'aula, vedo per la prima volta il galeotto e ci rendiamo conto che siamo seduti proprio in mezzo al gruppo dei suoi amici. Comunque non potremmo spostarci perchè sono d'appertutto. Mentre giudice e avvocati sbrigano le formalità mi studio la scena: la mamma piange, la fidanzata gonfia il petto verso il martire, il padre sembra che stia li per sbaglio: praticamente è vestito da Yacthmen, gli manca solo il cappello con l'ancora.
Gli amici hanno facce incazzatissime, e qualcuno è proprio un brutto ceffo. Poi gli avvocati che parlottano fra loro. Si sono portati pure il prete, un omone con la tonaca nera con una specie di cuore che sanguina ricamato sopra. Visitare i carcerati.......
C'è una tensione incredibile.

Ad un certo punto il Ragioniere mi fa: - A Gi (sta per Gigi), ma non te senti male?!
Cazzo se mi sento male. Ci stiamo sentendo male dalla paura. Mai successo in vita mia. Sembra che qualcuno mi stia smucinando le viscere con le mani. Una cosa incredibile. Io avevo sempre pensato alla paura come una cosa della mente, non immaginavo che avesse un aspetto fisico. Invece ci si torcono le budella e siamo bianchi come due cenci.
Mi vengono in mente i racconti di mio zio. A lui lo hanno fucilato per finta tre o quattro volte durante la guerra. Gli volevano far confessare certe cose, a lui e altri cinque o sei. Li mettevano al muro e quando quello diceva fuoco o non sparavano o sparavano in aria. Se la facevano sotto. Lui adesso la racconta ridendo, dice che dopo la prima volta quando li portavano a fucilare si legavano i calzoni alle caviglie con gli stracci. I soldati tedeschi glieli davano così evitavano di dover pulire tutti i corridoi. Pratico.

La voce del Giudice......... sono presenti i due testimoni....... si alzino in piedi i due testimoni...... e scandisce i nostri nomi e noi rispondiamo si e si. Cazzo, poteva attaccare i manifesti in piazza!
Tutta la banda si gira verso di noi con occhi feroci. Fra l'altro siamo proprio in mezzo.... Forse credevano che i testimoni fossero uomini adulti, guardiani o altro. Vedere che abbiamo la stessa età loro sembra che li faccia inferocire ancora di più.
Rinvio a data.......
Usciamo insieme a sei poliziotti. Fuori i compari del detenuto ci aspettano e ci sbarrano il passo. Saranno una trentina e nonostante i poliziotti mostrino le armi in pugno non si spostano. Non possiamo rischiare di passare in mezzo. Dobbiamo andare indietro ed uscire da palazzo di giustizia da un'uscita secondaria, stando accorti a non farci vedere.
Il problema è che ora devo andare al parcheggio a prendere la macchina, e quelli sono sempre lì, appizzati, li vediamo da lontano. Mi levano la giacca, mi arruffano i capelli, via la cravatta..... così non ti riconoscono, sono lontani......... vai vai......
Altra paura, se mi vedono mi linciano...... poi diranno pure che ho cominciato io.
Non mi va di farmi ammazzare a bastonate, da questo momento girerò sempre armato.
Il Ragioniere ha più paura di me. Ma la pistola non la vuole lo stesso. Dice sempre che è troppo nervoso. E' il più bravo di tutti a suonare la chitarra e se attacca ti tiene due ore a sentirlo. E' andato fino in Olanda con la MV350. Senza casco perchè lui non lo sopporta. E' nervoso. Un siciliano nervoso.

Io invece me ne vado al poligono a sparare. Sulla Laverda 1000, il possente tre cilindri di Breganze. L'anno scorso, con mia moglie e altri quattro amici abbiamo girato mezza europa: Parigi e poi Copenaghen...
Un giorno, mentre torno in motocicletta, a lungotevere vedo una scritta su un muro: - Tizio Libero!, dove tizio è il galeotto.
Evito di girare nel mio quartiere con mio figlio, meglio essere prudenti. Per il resto vita normale.
Fino a che, un pomeriggio, mi citofona il Ragioniere.
- A Gi, so venuti l'amici nostri......
- Quelli?
- Si, mi hanno citofonato, dice che ce devono parlà. Ci aspettano al bar.
- Scendo!
 
La Laverda 1.000 che avevo all'epoca dei fatti. La usavo per andare al poligono ad addestrarmi caso mai arrivassero i tartari.
Ma pure per andare a Parigi, a Copenaghen, in Sardegna....

Prima o poi doveva succedere, sò arrivati i tartari. Non ce spareranno alle cinque del pomeriggio, però a qualcuno potrebbe venire in mente di fare lo stronzo. Meglio chiarirsi una volta per tutte.
L'esordio, proprio davanti al bar dove eravamo la sera della bomba, non è dei migliori.
- Noi alle spie je sparamo in bocca! (queste sono proprio le testuali parole!)
Al che il Ragioniere per nulla intimidito gli fa: pure noi te sparamo in bocca, vero Gi?!
Apro appena il giubbetto e ci metto la mano sopra. Il guerriero si calma subito, manco avesse preso un tranquillante. 
Però! Con gli inermi tutti leoni........ 
Ci vogliono far ritrattare, o meglio dovremmo dire, secondo loro, che quella sera sono passate un sacco di motociclette......
Facciamo i pesci in barile. Se ritrattiamo adesso andiamo dentro noi..... se l'amico vostro è stronzo che mette le bombe con la motocicletta sua mica è colpa nostra, la polizia ci sorveglia e vi sorveglia.......
Si impressionano parecchio quando gli ripeto alcune frasi che avevano detto in tribunale fuori dall'aula, sicuri che nessuno li sentisse mentre uno degli agenti, mascherato, li stava spiando.
C'è quello che parla e fa il capetto, il ciccione da sfondamento, altri due dai movimenti nervosi e le facce torve.
C'è da risolvere il problema ideologico: cercano di sapere se siamo schierati politicamente.
Ovviamente facciamo finta di non capire, e la buttiamo sul fatto che noi in quel quartiere ci abitiamo..... avremmo mandato in galera chiunque........
Insomma, Alberto Sordi su "La grande guerra" dopo che gli austriaci hanno fucilato Gassman: - Che avete fatto, sapeva tutto lui!
Però dove stava il ponte di barche non glielo dice. E neanche noi!

In effetti è proprio così, avremmo mandato in galera chiunque.
Io sono di sinistra, leggo l'Espresso da quando era formato lenzuolo, e voto socialista per convinzione e tradizione di famiglia. Nessun impegno politico particolare, ma l'idea di voler coniugare libertà e giustizia sociale mi sembra ancora la migliore.
Il Ragioniere invece è fascista. Ma convinto! Con il busto di Benito a casa e il foulard nero con scritto "Me ne frego" che si mette ogni tanto quando andiamo fuori in motocicletta.
Però eravamo tutti e due convinti che chi mette le bombe ha da stare in galera. E siamo disposti a rischiare la pelle per farcelo stare. Non è che avessimo mai prima discusso quest'argomento. Ci è venuto così, proprio naturale.
Una cosa la chiarisco bene, nel corso di questo incontro.
Gli spiego pacatamente che non mi farò prendere a bastonate da nessuno. E che se gli viene in mente di farmi qualche "azione" gli sparerò appena tentano di scendere dalla macchina o di avvicinarmi. Al primo, e pure al secondo, e al terzo e così via. Sparerò per primo e in pancia. Sparerò per ammazzare, preciso, e non per intimidire. 
Patti chiari amicizia lunga, quindi in futuro mantenere le distanze di sicurezza.

Mi stupisco un pò di aver fatto questo discorso. Non ero sceso con questa idea. Il fatto è che davanti scuola, al XIV Liceo di Via di Vigna Murata, nel 1973, ho assistito a diverse aggressioni. Una volta tiravano fuori dai cofani gli "stalin" (che sarebbero i manici di piccone), una volta vedevi gente che faceva dondolare le catene, e finiva a botte. In una frazione di secondo scattavano contro i malcapitati di turno (rossi o neri, facevano una volta per uno) e ti dovevi sorbire certe scene che manco nell'africa nera.
Una volta si passò il segno, perchè si accanirono tanto su uno che era rimasto per terra che lo ricucirono con 80 punti di sutura, manco l'avesse mozzicato un pescecane. Il Preside ci riunì in palestra e ci presentò due Onorevoli, uno Democristiano e uno Comunista, che ci spiegarono la differenza fra "avversario" e "nemico". Brave persone.
Ma quando ho rivisto nelle facce di quei quattro le stesse facce di quelli che tenevano catene e bastoni sul piazzale di scuola ho chiarito la questione. 
Su di me nessuno si divertirà gratis. 
Chi ci vuole provare deve essere disposto a lasciarci la pelle.
Intendiamoci: io sono una persona pacifica, e non ho mai fatto male a una mosca. Nemmeno sono il tipo sbruffone e spaccamontagne, anzi. Però in ginocchio mi ci metto in chiesa.
Se no meglio in piedi, si prende più aria!

Diciamo "in via ufficiosa" ai poliziotti di questo contatto. - Non ve mettete a litigà..... tranquilli che non succede niente.....
Va beh!

Fatto stà che quando la sera stiamo al muretto (mi capita spesso perchè mio figlio è di frequente coi nonni al mare, abbiamo casa) la volante passa e ripassa cento volte.
Ogni tanto mi si caricano e mi portano a fare il giro nel quartiere, così loro fanno la ronda e mi tengono sotto controllo, visto che non riescono a farmi restare a casa. Franco, sardo di Cagliari, appassionato di mare e pesca subacquea, e Tommaso, napoletano verace e cicciottello, sono i miei angeli custodi per diversi mesi.
Facendo questi giretti notturni sul sedile posteriore dell'alfetta scopro un'umanità che vive nel mio stesso quartiere ma che non avevo mai visto da vicino. Ritrovi di tossici in attesa della dose, prostituzione, i bar dei "ladroni". L'area di responsabilità del commissariato comprende circa trecentomila abitanti! A volte arriviamo all'improvviso in posti dove sono trenta o quaranta persone, facce che diventano torve appena ci vedono (io ovviamente non scendo mai dalla macchina) e loro, in due, che devono prendere il controllo della situazione.
Mi spiegano le basi del mestiere: - Qui c'è una regola, noi gli corriamo appresso e loro scappano! Guai se pensassero il rovescio.
Una sera incrociamo "er Ta-Ta" (che sarebbe un famoso malandrino locale di cui ignoravo persino l'esistenza). Sono in quattro in macchina e cercano di farli fessi. Inseguimento senza sirena, fa parte del gioco. Loro scappano, ma tu devi essere capace di prenderli! Tommaso si trasforma: sembrava appassionato più che altro alle zeppole e ai sughi ristretti ma diventa una specie di Schumacher. L'alfetta fuma come una locomotiva e io mi reggo alla meglio mentre ogni tanto ho la sensazione che i capelli mi si drizzino in testa.....
L'esperienza di stare seduto dietro l'alfetta durante un inseguimento notturno è di quelle che ti ricordi per un pezzo, garantito!
Sconfitto l'autista der Ta-Ta e bloccata la macchina contro un muro, perquisizione e mitra spianato. Si vede che si conoscono, è come quando i leoni marini recitano il combattimento rituale, serve a stabilire limiti e confini. Io inseguo e tu scappi.......
Capitano pure scenette simpatiche. A volte quando ci muoviamo in gruppo per andare a prendere il caffè al Pantheon ci seguono. Così, caso raro, un gruppo selvaggio di motociclisti romani, rombo di tuono e minigonne mozzafiato delle ragazze (praticamente in sella sono a girocollo....) si ritrova con la scorta dell'alfetta della polizia. 
Oppure capita, quell'estate, che siano i due giovani agenti che la tirino tardi con noi a chiacchierare. E quindi intorno al muretto ci sono una decina di moto e l'Alfetta con la radio che gracchia. Da noi era pieno di belle ragazze..... Mi viene da ridere pensando che qualcuno interpreterà la scenetta come "finalmente la polizia è intervenuta contro questi casinisti in motocicletta!"
Il commissario ha capito il movimento. Un paio di volte è passato e li ha rimandati a lavorare (buona sera dottore... subito dottore......).
Il commissario è un bel tipo, grosso, coi baffoni a manubrio, e gira con una Honda Gold Wing azzurra. Un Hondarolo, insomma. Motociclista pure lui.
 
La Honda Gold Wind come quella del Commissario della stazione di Polizia della Garbatella.

Usa sera siamo in quattro o cinque al bar proprio sotto casa mia (stavamo per partire ed andarcene in centro) quando c'è un'irruzione di Carabinieri (siamo nel '79.....). Mitra in mano, documenti...... ho il porto d'armi e sono armato, dichiaro.
Mi disarmano e mi si portano fuori, gli spiego, sapevano dell'attentato dell'anno scorso. Hanno più o meno la mia età. Uno mi fa: - Coraggioso eh!
Mi fa proprio piacere, ma se mi avesse visto in tribunale.....

Invece una che conosco, Desirè, che è la ragazza (quando gli gira) di un mio amico, mi dice: - Chi parla e fa la spia non è figlio di Maria! Lei è "rossa", della "autonomia" dice. Non sà il colore politico di quello che abbiamo mandato in galera e presumendo che sia dei suoi manda la battuta acida. E' solo una povera imbecille. Che si arrapa all'idea di esercitare la "violenza rivoluzionaria". All'Università.
Qualche anno dopo mi racconta che si sposa e il paparino gli regala l'appartamento. Mi spiega che si è fatta comprare una casa con una famiglia dentro, a Trastevere. Così l'ha pagata di meno e con le carte del matrimonio gli può comunque dare lo sfratto. Che furba! Certa gente ce l'ha proprio nel sangue...

Ma a parte i pezzi di colore in quei mesi la vita mi cambia. Per fortuna il ragazzino è al mare, mia moglie non è una paurosa e gli amici non si fanno impressionare. Continuiamo a passare le serate estive al muretto, o al fungo all'Eur, o più spesso sugli scalini della fontana del Pantheon, e se non sono le tre di mattina a casa non torniamo.
Però so benissimo che sono in una situazione pericolosa. Quelli non sono dei chierichetti e avranno capito che non ritrattiamo. Quindi c'è il rischio che facciano qualche stronzata.
E poi siamo in pieno periodo di terrorismo. Non passa giorno in cui non si legga di attentati, di gente gambizzata, di morti.
Oddio, non è che mi dispiaccia. Tutto sommato è una bella esperienza.
Quando temi per la vita cominci a vedere tutto in una prospettiva diversa. Leggi sul giornale e vedi in televisione che hanno sparato a quello o a quell'altro, e sai che un giorno potrebbe toccare a te. E allora ti prepari psicologicamente ad affrontare 'sta cosa, caso mai dovesse succedere. Nessuna illusione, ma non mi farò mettere in ginocchio per essere abbattuto come un cane da un imbecille, come ho visto in televisione. Cercherò comunque di portarmelo appresso. Tanto l'ho capito: se verranno o li vedrò io stesi per terra con un buco in fronte o mi ci vedranno loro.

Nel frattempo ho preso un'altra pistola più potente, una Beretta 81. Vado a sparare in galleria e mi alleno coscenziosamente. In realtà sono diventato bravissimo: il mio record personale con quella da tiro a segno, su bersaglio standard a 25 metri e 50 colpi, è 9,83 di media.
In galleria, a 15 metri con la 7,65, non ho mai messo un colpo fuori sagoma, anche nelle serie di tre colpi in successione. Razionalizzo tutto..... mettere il pollice dove va messo, se nò non colpisci nemmeno un elefante, prendere la mira, sennò mentre tu fai inutili botti quello ti secca.... Ma lo faccio soprattutto perchè mi diverto. Quando rovescio il bersaglio dei 25 metri il "maresciallo" che controlla la piazzola fa: - Quelli sò cinquanta colpi!? Lo dice perchè stanno tutti in un culo di bicchiere! Sono anche uno dei pochissimi in grado di farsi le dieci lire. Sarebbe vietato, ma tanto il maresciallo a venticinque metri le dieci lire attaccate con lo scotch in mezzo al bersaglio non le vede di certo. Poi però vede le dieci lire col buco appese alla catenina. - Queste? le ho fatte col trapano marescià......
Poi dice di Tex Willer che sbuca i dollari d'argento. E ti credo, sò grossi il triplo!
Quando impari è eccezionale! Punti tenendo l'occhio a fuoco sul bersaglio, fai il "primo tempo" (sarebbe la corsa a vuoto del grilletto) e ti poggi sulla catena di scatto, poi metti a fuoco la tacca di mira e il bersaglio appare come una macchia sfocata sullo sfondo. Ad un certo momento il cervello coglie quella frazione di millisecondo in cui farai un centro perfetto e il colpo parte mentre tu hai la sensazione che ti sia scappato, invece hai fatto un dieci.
La pistola da tiro a segno spara con solo cinquanta grammi di pressione sul grilletto (una da difesa con un chilo!) e quindi devi acquistare una sensibilità estrema. E' il cervello che spara, tu devi imparare a fare questa sequenza velocemente e senza barare. La faccio in meno di un secondo. Cinque colpi in cinque secondi (con la .22 eh, non sono un pallonaro), tutti ben centrati. Praticamente ci ricamo.
Certo, un conto è sparare al poligono di tiro per divertirsi, un altro è usare l'arma nella tensione di una aggressione. Ho letto che il 50% dei conflitti a fuoco avviene nell'ambito di sette metri, che la metà di quelli che vengono uccisi non sono riusciti a sparare perchè non hanno tolto la sicura. Mi hanno detto che la scarica di adrenalina è tale che la mano arriva sul calcio così sudata che è come stringere una saponetta bagnata....
Non pensavo certo di potermi difendere da un killer addestrato che sceglie tempo e luogo e ti sorprende, ma immaginavo piuttosto una qualche aggressione concepita da alcuni deficienti, gente piena di boria che sarebbe arrivata platealmente, convinta di trovarsi di fronte una pecora da intimidire, violentare, e se del caso abbattere.
Mi pareva quel film russo (Il deserto dei tartari) dove i soldati chiusi nel fortino passano la vita aspettando i tartari che non arrivano mai. Ma loro li aspettano con ansia per avere finalmente l'occasione di fare gli eroi. Io non ci penso per niente!
Caso mai (giusto per rimanere in tema russo) mi sento Dersu Uzala, l'antieroe siberiano del film di Kurosawa, che conduce nella steppa una spedizione scientifica. Che evita i guai ma quando è il momento è l'unico che riesce ad uccidere la tigre. 

Oddio, non è che stò tutto il giorno a pensare ai terroristi e alle pistole semiautomatiche.
Dopo i primi sei mesi in ufficio tecnico (imparo a disegnare come si deve) mi mandano alla Divisione Macchine, Servizio Meccanica e Vuoto.
Noi facciamo la manutenzione e l'aggiornamento tecnologico agli impianti dell'acceleratore lineare LINAC e dell'anello di accumulazione ADONE. Imparo un sacco di cose. Ho il mio ufficetto con il tavolo da disegno, adiacente l'officina, e passo le giornate a disegnare apparati e impianti, o a leggere Rivista di Meccanica o Ingegneria Meccanica. E decine di cataloghi e manuali di componenti. Per me la meccanica non è un lavoro, è arte! Sono io che concepisco uno strumento, me lo immagino e me lo costruisco in testa, lo metto sulla carta in un insieme di simboli e misure universali in modo che l'officina lo possa realizzare. (più avanti imparerò anche a lavorare sulle macchine utensili e disegnare con il computer)
Il mio lavoro mi piace e mi faccio onore. 
Sono P.E., Professionalmente Esposto. Significa che lo Stato mi concede il privilegio di avere 15 giorni in più di ferie pagate, rispetto al popolaccio. In cambio posso essere esposto ad una dose di radiazioni ionizzanti 50 (diconsi "cinquanta", quelle di Cernobil eh!) volte superiore a quella ammessa per la popolazione civile. Siamo tutti, nel mio gruppo, in questa situazione e ci scherziamo sopra: - sbrigateve a fà i figli, perchè quì ce seccano le palle! - Ah, io già ce nn'ho due! Cazzi tei!, mi risponde in frascatano...
Ogni tanto capita di entrare nel LINAC (Linear Accelerator), un tunnel di 50 metri chiuso da un portone da una ventina di tonnellate. Vederlo da lontano mentre ci si chiude alle spalle lentamente con il suono lugubre della sirena fa sempre un certo effetto.
Quì i pacchetti di elettroni vengono accelerati alla velocità della luce e messi in orbita nell'anello. Poi vengono estratti e mandati a sbattere (collidere, si dice...) contro il "Target" (la "targhetta", in gergo).
Gli atomi si frantumano e i fisici studiano così la materia primordiale, quella prima della creazione. Strana gente i fisici....
Quando vedi che trasformano la materia in energia non ti impressioni. Questo è un concetto che ormai abbiamo interiorizzato. Ma quando ti rendi conto che fanno pure a rovescio, e dall'energia ottengono la materia, beh.... vedi il dito di Dio e ti senti piccolo piccolo.
Quando siamo dentro, per evitare che qualcuno dalla sala controllo possa accendere gli apparati e ammazzarci tutti, entrando ognuno di noi deve prendere dalla rastrelliera un birillo (i comuni birilli di legno da bambini) e metterselo in tasca. La mancanza anche di un solo birillo da uno dei tre punti di accesso impedisce l'accensione degli apparati. Nel Linac a volte si lavora con i dosimetri (strumenti che misurano le radiazioni assorbite) legati alle mani, in petto e al ventre, con il tecnico di radioprotezione col cronometro in mano e il geiger che fa continuamente ta, tata, ta, tatata, tata...... per oggi basta, fuori tutti..... Quelle cacchio di pompe al titanio, che permettono di tenere un vuoto migliore di quello che c'è a metà strada fra la Terra e la Luna, non si "freddano" mai...
Rispettiamo la "Morte Nera" e non ci esponiamo mai inutilmente e più dello stretto necessario. Ma il lavoro è il lavoro.
Quando si va a lavorare in un posto dove sei "esposto", anzi, "siamo" esposti è importante la programmazione dell'intervento, che è compito mio (con la supervisione del Capo, ovviamente, ho 25 anni...). Scoprire che ci manca un attrezzo significa prolungare inutilmente l'esposizione di tutta la squadra. Io sono stato "formato" dai migliori tecnici italiani (secondo me!) ed ora, fra l'altro, sono un professionista nelle sicurezze industriali.
Nella pausa pranzo, che da noi è lunga e sacra, io e Antonio (l'unico del gruppo che è più giovane di me) prendiamo la motocicletta e ce ne andiamo al lago di Castelgandolfo, a vederci le turiste che prendono il sole. E fare i "lumaconi", naturalmente. Ray Ban d'oro, "chiodo" nero, motociclettona luccicante...... non rimediamo mai niente.
Insomma mi diverto tanto, lavoro tanto, imparo tanto. Se vado avanti così, dice il capo, l'anno prossimo mi manda a Ginevra, a lavorare al Centro Europeo di Ricerca Nucleare, il CERN. Non mi pare vero.
Tutto fila liscio, l'unica nota strana è la Beretta nell'armadietto.

E' bella la Beretta, l'ottantuno, come si chiama in gergo. Nera e filante, un classico del disegno industriale. La smonto e la rimonto, mi piacciono quegli incastri precisi e quegli accoppiamenti laschi, che quasi ballano, dove serve. Ha l'affusto in lega leggera e il carrello d'acciaio, non si impenna. Non si è mai inceppata, tranne una volta che ho usato certe cartucce francesi.
Una volta ho sparato con la blasonata Walter PPK, tedesca. Mi sono ritrovato con avambraccio e pistola a novanta gradi verso l'alto. E quando ce la rimetti in posizione per il secondo colpo, dopo un'ora?!
Se spari con i revolver americani sembra di tirare una cannonata, ma non ci prendi mai. Oddio, capisco le Giubbe Rosse canadesi che usano la 44 Magnum con canna da quattro pollici. Se devi affrontare un Grizzly incazzato, alto tre metri e che pesa una tonnellata gli devi scaricare addosso l'energia di una locomotiva. Lì hai un colpo solo, o te o l'orso.
Però l'orso è bello grosso!
Comunque non soffro della sindrome da rivoltella, che prende a certi quando hanno addosso un'arma. Anche quì è una questione di cervello: se sei cretino ti lasci dominare dall'arma e alla fine ti ci fai male o ci fai male a qualcuno. Io non solo non l'ho mai estratta (tranne al poligono di tiro, ovvio), ma nemmeno mai fatta vedere a nessuno, nemmeno quando gli amici incuriositi ti fanno: dai fammela vedere...... quella de tu sorella, te faccio vedè...... 
Tranne una volta.

Una sera arrivano, sti tartari.
Decidiamo, io e mia moglie, Papy, di andare al cinema, e finiamo proprio nel quartiere di quelli di prima, gli amici del galeotto. Non avremmo dovuto andarci, in quel quartiere, prima regola evitare i guai. Ma tanto chi ci vede, all'ultimo spettacolo. Tanto più che troviamo parcheggio a cinquanta metri dal cinema, sullo stesso lato dell'entrata, a pettine.
All'uscita, siamo fra gli ultimi, guardo verso la macchina (Renault 4 rossa...) e vedo un tizio giovane, capelli lunghi, aspetto ispido e trasandato, che armeggia sul lato opposto della macchina. Poi vedo un altro tizio, stavolta elegante e con un impermeabile bianco, fermo quasi in mezzo alla strada. Siamo in agosto, a che gli serve l'impermeabile?
Il capellone mi guarda (sto ancora in mezzo alla gente, ho la sensazione che mi conosca), ci fissiamo per lunghi istanti, e quello in mezzo alla strada arretra e sale su una macchina parcheggiata a pettine sull'altro lato, sotto gli alberi, ma con il muso in direzione centro strada. Anche il capellone si muove, attraversa, ed entra nella stessa macchina, al posto di guida.
Che cazzo vogliono?!
Bisogna decidersi, fra qualche minuto saremo soli davanti al cinema, già ci hanno chiuso le porte alle spalle e si spengono le luci. Papy ha capito tutto. C'e l'hanno con noi. 
Seconda regola, in caso di guai darsela a gambe.
E' indescrivibile la sensazione che si prova in questi casi. Tutti e due, fin dal momento che abbiamo visto questi tizi abbiamo "sentito" che ce l'avevano con noi. Eravamo sicuri, e siamo rimasti immobili sulla porta del cinema fino a che il capellone non ha attraversato la strada.
Faccio guidare lei e mi preparo. Se cercano rogne, le hanno trovate. Se hanno intenzione di seguirci li porteremo in bocca alla prima pattuglia che incrociamo. 
Terza regola, non fare il buffone o l'eroe!
Usciamo a marcia indietro, e quando facciamo per ripartire e andarcene la macchina con i tizi dentro parte di colpo e ci sbarra la strada. Ci ritroviamo faccia a faccia, a tre metri di distanza, con quello elegante che stava sul lato passeggero.

Il vetro della Renault 4 è una sfoglia di cipolla (mi si è rotto in faccia una volta....) e piatto. Io ho colpo in canna, cane alzato e palla blindata. Sparerò attraverso il vetro. Sono abituato a sparare a 25 e 15 metri, a questa distanza non sbaglierò nemmeno volendo. Tengo la Beretta appena sotto il bordo del parabrezza, in modo che non la vedano, undici colpi a disposizione.
Se apre lo sportello sparo, se vedo una canna sparo, se fa un solo movimento sparo. Mi basta alzare la pistola di due centimetri e il primo colpo glielo metto in faccia.
Nel bloccarmi la strada si è messo troppo vicino, non potrebbe nemmeno aprire lo sportello. Se il guidatore (il capellone) scende gli sparo subito, non aspetterò certo che giri intorno alla macchina e mi spara lui.
Il capellone ha le mani sul volante. Se ne sposta una sparo. Quello elegante sotto quell'impermeabile potrebbe nascondere anche un fucile..... il muso della mia macchina è a venti centimetri dallo sportello della loro..... se spara attraverso lo sportello ci ripara il motore... Le penso proprio tutte, sono convintissimo che questi due stiano per aggredirci, e poi se nò perchè ci avrebbero bloccati?! In macchina sei in trappola, di tutti gli attentati che ho visto in televisione non si è mai salvato nessuno, mentre tenti di scendere ti seccano. Forse aspettano proprio questo, che scendo... forse sono due di quelli che erano in tribunale...

Ma io non scendo di certo. Arma in pugno e puntata, non perderò il vantaggio nemmeno per un millisecondo. Questo imbecille continua a fissarmi, ma gli deve essere venuto qualche dubbio, perchè non si muove. 
Faccio il "primo tempo" e mi appoggio sul meccanismo di scatto, sollevo leggermente la Beretta. Ci siamo proprio vicino.
Dura, credo, si e no un minuto, (ma a me sembra una mezz'ora), io immobile che non batto nemmeno le palpebre e quello che mi guarda fisso con la faccia torva. Sembriamo statue di sale, noi e loro.
Probabilmente stavano solo tentando di rubarci la macchina, e poi magari hanno deciso di tentare la rapina. Ma devono aver capito che qualcosa non quadra, perchè anche se ormai siamo rimasti soli sulla strada, alla fine partono sgommando e se ne vanno.
Tiro il fiato.
Si fermano di nuovo ad una ventina di metri, forse vuole che gli passiamo a fianco, forse seguirci........ e no amici cari, non vi volgo di certo la schiena, adesso! 
Si accendono le luci di retromarcia, ricominciamo....... se arrivano a marcia indietro appena scendono dalla macchina li ammazzo tutti e due...... no, se ne vanno!
Ce la filiamo, e di corsa. Disarmare il cane, mettere la sicura, chiudere il bottone della fondina, ricordarsi più tardi di togliere la cartuccia dalla canna...
Arriviamo a via Nazionale, giriamo per via dei Serpenti, vedo due guardie, qui c'è la Banca d'Italia. Sono finanzieri, scendo dalla macchina e gli spiego la situazione, racconto.
- Via dalla macchina!
Escono altri quattro o cinque, cominciano a guardare sotto la Renault, ad illuminare con le torcie l'interno dei parafanghi. Papy ha un momento di sconforto e scoppia a piangere, ma recupera subito, solo un singhiozzo. Pure lei ha la motocicletta, una Honda 500.
Guida ancora lei fino a casa, facciamo tre giri di palazzo prima di parcheggiare, non ce la sentiamo di scendere in garage.
Ammazza che strizza! 
Sembrava "La guerra di Piero", di Fabrizio De Andrè: "Quello si volta, ti vede, ha paura..... ed imbracciata l'artiglieria, ti ricambia la cortesia...."

Dopo questa seratina ritornano gli amici del detenuto. Il Ragioniere non c'è, se ne è andato al Circeo (perchè li è in vacanza la ragazza, ora hanno due figli grandi....) e quindi stavolta citofonano a me.
Quando scendo li trovo seduti dentro la macchina. Mi avevano preso sul serio l'altra volta!
Il capetto vuole sapere che dirò al processo. Non dirò niente, rispondo, solo quello che è scritto nella testimonianza che ho fatto un anno fa.
Faccio ancora il pesce in barile, ma mi piacerebbe tirarne fuori uno e gonfiarlo come una zampogna. Lo sò benissimo cosa dicevano quel giorno in tribunale, je famo questo, je famo quest'altro. Buffoni. So anche benissimo che se solo potessero mi farebbero nero di botte. Come godrebbero a vedermi strisciare morto di paura.
Mi preme continuare a fare il finto tonto. Potrebbe esserci qualcun altro appostato per vedermi in faccia, e io devo cercare di capire chi è, vedere anch'io lui in faccia.
E poi loro devono credere che mi possono attirare in qualche trappola. Che basti telefonarmi per "convocarmi" da qualche parte qualora decidessero di passare "all'azione".
Ci andrei sicuramente. Quelli del commissariato non vedono l'ora di mettergli le mani addosso. Sarà una bella infornata per Regina Coeli!

Continuano gli episodi "strani".
Una sera si ferma con gran stridore di freni un fuoristrada, davanti a noi, sull'altro lato della strada. Ne esce di corsa uno come se volesse scappare, esce un altro che gli salta addosso e si rotolano per terra. Il terzo esce impugnando una pistola argentata. Simulano una lotta e il fuggitivo viene riportato nel fuoristrada. Quello con la pistola si mette alla guida e se ne vanno.
Noi (eravamo una decina) restiamo immobili sorpresi dalla scena.
Che vorrà dire?
Quello aveva la pistola cromata. Forse credeva di stare in un film di hollywood.
Probabilmente speravano che intervenissi per poi denunciarmi per minacce e farmi ritirare la Beretta. Così disarmato abbassa la cresta........ Queste sono le tipiche pensate da avvocato, crede che io sia stronzo come i suoi clienti, probabilmente. Oppure mi volevano far venir fuori dal gruppo per farmi la pelle.... ma no, non sprecherebbero un prezioso fuoristrada. E poi non avevano le facce da killer.
I miei amici lo sanno bene: se vedete che faccio di estrarre la pistola buttatevi subito per terra, perchè sentirete anche i botti. Mai nessuno di loro ha avuto il minimo cenno di paura o pensato che stando in mezzo a loro li trasformavo in potenziali bersagli. O meglio, lo avranno pensato ma se ne sono fregati. Condividiamo tutto, tranne le donne (e quando capita pure questo incazzature e musi lunghi per settimane....)
Un'altra sera una macchina con dentro quattro o cinque persone fa un paio di giri della rotatoria stridendo le gomme, poi si ferma e uno dal finestrino comincia a fare lo stronzo: - dove ce l'hai la pistola...... chi te la data, la questura......., e poi se ne vanno sgommando.
Mai visti prima questi tizi. La cosa mi preoccupa perchè questi sono proprio borgatari, tipo "ladroni", complemente diversi da quelli del tribunale. 
Che c'entrano?
Lo capirò più avanti.

Finalmente arriva il processo, e ci interrogano.
Purtroppo i testimoni sono due esperti di motociclette! sente dire mio padre da un avvocato.
Cercano di metterci in mezzo proprio sulla nostra capacità di riconoscere la motocicletta senza sbagliare.
Io all'inizio sono un pò intimidito e rispondo a monosillabi alle domande dell'avvocato, così il giudice, giusto per mettermi a mio agio mi fa: - Cerchi di essere preciso perchè li c'è un povero giovane....... riferendosi al prigioniero.
Povero giovane?! E io?
Quando ho finito potevo usare la deposizione per essere assunto all'ufficio storico della Kawasaki. Il Ragioniere conferma punto per punto la sua deposizione, e alla fine la faccenda si chiude. La moto è quella, non ci sono dubbi.
Nuovo rinvio ad altra udienza.
Per strada, al ritorno, i poliziotti dicono che gli daranno minimo otto anni!

Invece lo assolvono, credo per insufficienza di prove.
La tesi della difesa è che se anche la moto è la sua, (su questo non ci piove, Gasmann e Sordi hanno fatto il loro dovere e aspettano la fucilazione) chiunque potrebbe averla presa dal garage, usata per compiere l'attentato e poi riportata in garage.
Per incolpare proprio lui, poverino, che a parte un tentato omicidio, il confinio e duecento denunce per rissa, è proprio una brava persona. Ha il suo "ideale"! Lo vuoi mettere con noi che pensiamo sempre alle motociclette e al campeggio in Sardegna.
Tanto più che c'è la testimonianza della mamma a dire che quella sera non si è mosso di casa, dormiva come un angioletto.
Ma pensa tu. E io stò rischiando la pelle, di fare una vedova e un orfano, per partecipare a questa pagliacciata!

- Ce fanno chioppi, qui ce fanno chioppi a tutti e due!
Il Ragioniere è veramente agitato. In effetti il pericolo non è che sia finito, anzi!
La polizia non ci sorveglia più e qualcuno vorrà regolare i conti. Lasceranno passare un pò di tempo e poi ci verranno a cercare. Staremo a vedere.
Il primo episodio "strano" accade un pomeriggio: - vai a vedè, davanti al Commissariato c'è una mezza rivoluzione!
E' successo che una telefonata ha chiamato la volante in un bar del quartiere. Scende Franco, il sardo, e ci trova dentro un tipo mezzo scemo, pure del quartiere.
Franco dice che è stato aggredito, fatto stà che lo riempie di botte e lo porta al commissariato.
Dopo pochi minuti si radunano davanti tre o quattrocento persone, con pure la madre di quello, che "si sente male" (questo è un classico)
Si devono barricare dentro al commissariato, mentre volano le sassate, e deve intervenire un reparto di celerini con elmi e scudi per portare via l’arrestato.
Morale della favola, dopo pochi giorni trasferiscono Franco e il Commissario, quello con la Honda Gold Wing;
Noi ora ci sentiamo proprio soli, in balia degli eventi.

Suona il citofono verso le dieci di sera, è il mio vicino di casa.....
Senta, le volevo chiedere se scende un attimo..... devo mettere la macchina in garage e qui fuori ci sono due brutti ceffi in una macchina verde, mi farebbe questo favore....
La macchina c'è, Volkswagen verde ferma all'angolo sul lato opposto della strada.
Dentro due tizi con due capigliature ricce alla Lucio Battisti, uno moro e l'altro biondo.
Gianni e Pinotto...... sono parrucche, è evidente. Magari volevano fregare la macchina al vicino (una golf nera nuova nuova...) o magari ce l'hanno proprio con me?!

Il giorno dopo indago.
L'elettrauto che ha bottega proprio a fianco dell'ingresso del garage condominiale è amico mio.........
- E come no! L'ho vista di girare e rigirare quella Volkswagen verde. Si, due tipi con i capelli ricci, uno biondo e uno nero. Il portone era aperto (è aperto tutto il giorno) e sono entrati, sono scesi con la macchina...... così quando sono usciti ho preso la targa.
Ho pure la targa!
Vado al commissariato, parlo con Felice, che sà tutta la storia e che conosco bene (era lui sulla volante la sera dell'attentato)
Dopo qualche giorno mi dice che si, è gente di San Giovanni, la macchina è intestata a una donna che mantiene uno dei due. Gente pericolosa, rapine a mano armata, prostituzione. Se li rivedo glielo devo far sapere.
Dopo pochi giorni dal garage manca la motocicletta di mia moglie, una Honda 500 che era un brillante, mentre il mio Laverda 1.000 un pò datato non lo hanno toccato.
Stronzo, mi dico, tu stai a pensare ai terroristi e ti sei fatto fregare la motocicletta!
Però mi telefona il Ragioniere dopo due o tre giorni: gli hanno rubato la macchina da dentro il garage!
 
La Honda 500 four come quella che è stata rubata a Papy.
Veramente era marrone, ma poi se ne è ricomprata una identica a questa.

Non so cosa pensare, sono imbufalito per la motocicletta. Passa ancora un pò di tempo e ne esce un'altra.
Al famoso muretto, che occupiamo ormai da una decina d'anni, oltre alla nostra si è formata un'altra comitiva, di ragazzi più giovani.
Noi occupiamo il lato che dà appunto sul muretto, dove ci sono dei giardinetti e loro, sull'altro lato della strada, stazionano in genere davanti al bar. Sono tutti appiedati, qualche utilitaria, niente moto.
Ci sono incontri sporadici e ci conosciamo superficialmente. Hanno fra i quindici e i venti anni. Loro un pò ci ammirano perchè siamo più grandi e facciamo gruppo con le motociclette. Una sera uno viene da me, mi deve parlare.

- A Luì, ti devo dire una cosa, però mi devi promettere che non lo dici a nessuno, sennò mi ammazzano!
E che cavolo mi deve dire?!
Lui e altri due del gruppo fanno "politica", sono una specie di "militanti".
La motocicletta l'hanno presa quelli della Volkswagen, il biondo e il moro di San Giovanni, e loro tre, per dare il carisma della "politica" all'azione (il biondo e il moro sono due delinquenti comuni) l'hanno presa in consegna e trasportata a braccia in una cantina.
- Quale cantina?
- Quella di Marcello, il becchino.
Questo Marcello è un altro che conosco marginalmente, bazzica il bar che stà proprio sotto casa mia (non quello davanti al muretto) ed ha, con dei parenti, un'agenzia di pompe funebri.
E' poco più grande di me, ed è una persona scostante, di quelli falsi, untuosi, che vuole sempre fare l'amico......
Il giovanotto che mi ha fatto la confessione ora è veramente disperato perchè teme che io lo riveli. Mi tocca pure consolarlo, ed effettivamente se la faccenda stà così gliela farebbero pagare cara. Ovviamente mi tocca coprirlo, comunque la lezione gli serve perchè poi la pianta di fare l'imbecille, l'aspirante guerriero.

Insomma il furto della motocicletta (e della macchina del Ragioniere) era la "punizione" decisa per la nostra testimonianza.
Sono stati incaricati delinquenti professionisti, hanno dovuto partecipare i tre giovani "militanti" per rendere "politica" l'azione. Il basista era uno che bazzicava il mio portone e che gli ha detto il momento che io non ero in casa, e che poi ha fatto da ricettatore.
Naturalmente però vado ad affrontare il beccamorto, gli dico che sò tutto, che porto le guardie alla sua cantina, mi riprendo la motocicletta e lo faccio arrestare.
Mi fa tutta una sceneggiata di lacrime e di pentimento, mi dice che lui è stato costretto e così via, di non rovinarlo......
Tenta in tutti i modi di sapere chi mi ha fattola spiata, il maiale.
- Allora ridammela. Andiamo alla cantina, io me la ripiglio e chiudiamo così.
- No, non posso, non dipende da me.

La motocicletta è custodita sotto la responsabilità dei capo-malandrini dei mio quartiere.
Sembra non proprio dei capi-capi, ma dei capi in divenire, quelli che hanno più o meno la mia età.
Gente che conosco da anni, con cui ci sfidavamo coi motorini. Loro ci consideravano i figli di papà, e noi i borgatari. Una volta siamo finiti pure a schiaffi per una questione di donne (la ragazza di uno di loro che stava in galera si era messa con uno di noi), ma nel complesso ci rispettavamo. Anzi qualche volta che la sera ci siamo incontrati a piazza del Popolo in motocicletta ci siamo fatti matte risate. Romanacci veraci e simpatici come noi.
Fatto stà che loro la motocicletta "non possono" ridarmela. Non ho capito se perchè si sputtanerebbero nell'ambiente o se pure loro devono rispettare gli ordini di questa "entità superiore" che ha ordinato l'operazione, questa specie di rappresaglia.
Io insisto, mi incazzo, faccio la scena, e alla fine arriva uno di questi, serio serio, che mi fa: ci dispiace che è capitato a te, ma non ci possiamo fare niente, la moto non te possiamo ridare. Fai quello che ti pare.
Ci è venuto apposta, è una cosa seria.
Mi consiglio col mio amico poliziotto: Lascia perde, quella è gente che ha sulle spalle cose serie......, che te metti a fà. Lascia stà, la motocicletta te la ricompri.
Va beh, sembra proprio finita! 

Ma si, tutto sommato ci si può stare. La pelle a casa ce l'abbiamo riportata, e visto quello che si legge sui giornali è già un risultato. Poi mi scade il porto d'armi, non me lo rinnovano (figuriamoci, non gli servo più...). Pazienza, uno mica può girare armato per tutta la vita. 
Mi rode un po’ per il poligono di tiro. Mi divertivo.
Senza porto d’armi dovrei portare la pistola scarica e chiusa a chiave nella valigetta, nel percorso che mi danno da casa al poligono. Certo, così si appostano e me la levano. Meglio lasciar perdere.


Adesso abbiamo i capelli mezzi grigi e la pancetta (e che pancetta!) e un sacco di figli.
Il Ragioniere ora è il mio commercialista e quando ci vediamo chiacchieriamo prima cosa di motociclette e poi del resto. Abbiamo fondato un'associazione: "Noi che abbiamo conosciuto la paura!" composta di due soli adepti, io e lui. Ha ancora, nel cassetto della scrivania, il suo vecchio foulard nero con scritto "me ne frego", e nessuno potrebbe nobilitare più di lui questo motto un pò sbruffone, visto come si è comportato in questa vicenda.
Coi malandrini, i romanacci veraci, ci siamo incrociati a portare i figli a scuola quando facevano le elementari, e poi alle recite e ai colloqui con gli insegnanti alle medie, ci siamo scambiati qualche telefonata apprensiva quando tardavano a tornare dal mare.... e ora i figli a scuola ci vanno da soli. Anche i leoni invecchiano.
L'ottantuno è tutta smontata coi pezzi "chiave" ben nascosti, e senza cartucce. Ogni tanto, in media ogni tre o quattro anni, mi viene la nostalgia, la rimonto, la pulisco, prendo la mira: zac zac zac, e stendo un terrorista virtuale che non esiste più. Mi rimiro il bersaglio del record, tutto bucherellato, e ripenso a quella sera in cui dietro alla tacca di mira vedevo, invece del solito foglio di carta, la faccia di uno.
Beata gioventù.....

Ah, un'ultima cosa.
Franco, il poliziotto di Cagliari, e il Commissario con la Honda Gold Wing, erano stati trasferiti in una città del Lazio, non lontano da Roma.
Un paio di mesi dopo del furto della motocicletta, in una "brillante azione di polizia", fermarono due automobili e arrestarono cinque o sei persone. Gli trovarono, nascosti dietro ai pannelli di plastica degli sportelli, tre pistole, un fucile a canne mozze e una bomba a mano. E così una gang di imbecilli viene smantellata, messa in pensione anticipata. Non faranno più male a nessuno.
Chi erano?!
Ma come, non lo immaginate?
Erano quelli del tribunale, compresi i quattro che mi venivano a cercare. Avevano la loro "base operativa" proprio nel posto dove erano stati trasferiti i due poliziotti. 
E ancora non ho capito, dopo ventitre anni, se è stato un caso o come diavolo sia potuto succedere.

Però una cosa l'ho capita: non è stato inutile, alla fine abbiamo salvato anche quegli sconsiderati, che magari ne facevano una grossa e passavano il resto della vita nelle patrie galere.

Grifo
 

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