Il navigatore italiano
è approdato nel nuovo mondo
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Con queste parole venne comunicato che Enrico Fermi aveva acceso la
prima "Pila Atomica", portando a compimento gli studi e le ricerche di
un secolo di Fisica dell'atomo.
Ma la vicenda era cominciata alcuni anni prima, nel 1926, in una antichissima
strada della "Suburra" romana, a due passi dalla "Domus Aurea" di Nerone,
il cui nome significa Via pane e prosciutto (panis, pane, perna, prosciutto,
in latino).
E passarono alla storia proprio come "I ragazzi di Via Panisperna"
"Ragazzi?! Ma gli scienziati non erano vecchi signori pensosi e un po
noiosi?
E che i "ragazzi" cambiano il mondo?
Ma certo, di questi "l'anziano" del gruppo aveva venticinque anni,
il "ragazzino" appena diciotto, per questo cambiarono il mondo.
Il gruppo nacque grazie all'interessamento di Orso Maria Corbino, fisico,
già ministro, senatore e direttore dell'Istituto di Fisica di via
Panisperna, il quale riconobbe le qualità di Enrico Fermi e si adoperò
perché fosse istituita per lui nel 1926 la prima cattedra italiana
di Fisica Teorica (Enrico Fermi aveva allora 25 anni)
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A partire dal 1929, Fermi e Corbino si dedicarono alla trasformazione
dell'Istituto in un moderno centro di ricerca.
Per il settore sperimentale, Fermi poté contare su un gruppo
di giovani fisici: Edoardo Amaldi (18 anni), Franco Rasetti (25 anni) ed
Emilio Segrè (21 anni), ai quali nel 1934 si aggiunsero Bruno Pontecorvo
(21 anni) e il chimico Oscar D'Agostino (22 anni);
In campo teorico, si distingueva la figura di Ettore Majorana (20 anni).
Qui vediamo in gruppo in una foto del 1934, quindi già cresciutelli. |
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Oltre che alla passione per la fisica ne condividevano un'altra, quella
per la montagna.
Più che un Istituto di Fisica era una palestra dell'ardimento.
I nostri audacissimi nonni-scienziati in una bellissima panoramica di
scalate d'epoca cliccando l'immagine.
Ditelo alla vostra prof. di Fisica. |
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Ed ecco l'atto di nascita dell'Energia Nucleare, il 26 Ottobre
1934 XII E.F.
Regolarmente brevettata dai nostri giovanotti.
Nessuno di loro cercò mai di cavarne vantaggi economici, divennero
tutti professori universitari e dopo la guerra, che disperse il gruppo,
fecero rinascere la Fisica italiana e la riportarono ai livelli di primato
che gli spettavano.
La creazione del C.N.E.N. (Comitato Nazionale Energia Nucleare (ora
E.N.E.A.) e dello I.N.F.N. (Istituto Nazionale Fisica Nucleare), due dei
più prestigiosi enti a livello internazionale, ne sono la testimonianza.
Clik sull'immagine |
“Erano in una ventina, quel 2 dicembre 1942,
nella palestra dello stadio universitario di Chicago, quando Enrico Fermi
mise per la prima volta in attività la pila atomica sperimentale
destinata a tenere a battesimo la nuova era dell'atomo. Si trattava di
professori e di studenti.... era stato predisposto in un angolo della palestra
un palco con delle sedie per gli "spettatori".
La catasta delle mattonelle di grafite purissima aveva già raggiunto
i cinque metri di altezza e nel suo "cuore" erano già racchiusi
i cilindri di uranio; non restava che estrarre le ultime aste di cadmio
per dare il via alla fase critica: la pila si sarebbe accesa e avrebbe
cominciato a funzionare. Il ticchettio impazzito dei contatori Geiger avrebbe
annunciato l'inizio della reazione a catena. Verso mezzogiorno Fermi fece
spostare leggermente indietro l'ultima "asta di controllo" ma appena i
contatori presero a sussultare ordinò di rimetterla a posto e annunciò
che era l'ora di andare a colazione. Tutti avevano rifatto i loro calcoli
e avevano concluso che non ci sarebbero state sorprese, ma era meglio procedere
con calma.
Dopo la sosta tutti ripresero il loro posto e si ricominciò.
Alle 15 e 20 Fermi si volse verso gli "spettatori" e spiegò: "Adesso
mostreremo sul serio come si produce la reazione a catena. Farò
estrarre la sbarra di un altro paio centimetri. A questo punto i contatori
cominceranno subito a salire finché non darò l'ordine di
stop". Si volse all'operatore e disse: "George, questa è la volta
buona. Tira fuori l'asta di un piede". Subito i contatori Geiger cominciarono
a ticchettare, prima lentamente poi con ritmo sempre più accelerato
e infine a velocità frenetica. Benché nessuno tra gli scienziati
presenti mostrasse sorpresa per quello che stava accadendo, una certa tensione
si creò nel laboratorio: dopo tutto ci si stava avventurando in
un terreno inesplorato.
Dopo
venti minuti Fermi fece reinserire le sbarre e tutti si sentirono più
sollevati perché i contatori smisero di ticchettare. Allora ci furono
delle strette di mano e fu spiegato che l'esperimento era finito.
Il professor Eugene Wigner, che veniva da Princeton, tirò fuori
un fiasco di Chianti e alcuni bicchierini di carta: tutti bevvero due dita
di vino e firmarono il fiasco.
Subito dopo Arthur Compton, il direttore dei laboratori di Chicago,
telefonò a un collega dell'università di Harvard. Disse:
"Il navigatore italiano è arrivato nel nuovo mondo". Sebbene il
codice fosse stato improvvisato lì per lì da Compton, l'altro
comprese al volo e domandò, ansioso: "E gli indigeni come sono stati?"
La risposta fu: "Molto cordiali".
Per il momento il mondo ignorò di essere entrato
in una nuova era e i giornali continuarono a parlare degli scontri
in Tunisia, della battaglia di Guadalcanal, dei tedeschi accerchiati a
Stalingrado, ma della grande vittoria del "navigatore italiano" nessuno
seppe nulla.

Un dipinto rappresentante il momento dell'entrata in funzione della
pila atomica nell'università di Chicago. A causa delle radiazioni
in quell'occasione non fu possibile prendere fotografie.
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La rinascita post bellica
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Il gruppo di ragazzini-scienziati non era simpatico all'ambiente accademico
italiano, abituato a valutare il valore degli scienziati "dalla lunghezza
della barba" (la frase è di Orso Maria Corbino).
Con l'uscita dalla scena politica di Orso Maria Corbino il gruppo di
Via Panisperna fu emerginato, e con le vicende belliche disperso.
Si riformò subito dopo la fine della guerra, quando la ricerca
nucleare italiana ebbe nuovo stimolo con la creazione del C.N.E.N. - Comitato
Nazionale Energia Nucleare.
Quando la sede dell'Ente era ancora presso l'Università di Roma
ad opera di un gruppo di fisici si realizzò il primo anello di accumulazione
di un fascio di elettroni, A.D.A.
Subito dopo fu realizzato il "Sincrotrone", nei nuovissimi Laboratori
Nazionali di Frascati.
Una delle macchine più potenti dell'epoca che mise di nuovo
la Fisica italiana all'avanguardia nel mondo.

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I Laboratori Nazionali di Frascati sono ormai una realtà, il
Sincrotrone è in funzione e cominciano le prime "esperienze" che
apriranno nuove conoscenze sulle leggi della natura.
In questa foto del 1962 tutto il personale dell'ente. Al centro il
Prof. Salvini, all'epoca direttore, ed attuale Presidente Onorario della
Società Italiana di Fisica.
(Secondo i Verdi questi sarebbero dei pericolosissimi criminali, che
al soldo delle multinazionali lavoravano per sterminare l'umanità)
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Questo sarebbe il famoso "diamante".
Si sapeva che gli atomi del diamante, perfettamente ordinati, potevano
servire come reticolo di diffrazione per i raggi Gamma, ma nessuno era
riuscito a fare uno strumento in grado di ruotare il diamante, con movimenti
ripetitivi, di frazioni di milliradianti.
Era già un "tecnico anziano" (anche se aveva poco più
di trent'anni), era stato all'Ansaldo di Genova per la costruzione del
Sincrotrone, lo aveva montato... Così si è messo al tavolo
da disegno e ha realizzato la prodigiosa macchinetta che vedete in questa
fotografia (fotografia dipinta a mano con gli appositi acquarelli).
La polarizzazione dei raggi Gamma fu uno dei primi risultati di livello
internazionale dei Laboratori di Frascati, che è ancora negli annali
della Fisica
( http://www.osti.gov/energycitations/product.biblio.jsp?osti_id=4715024
)
Poi mi diceva: "ma che ci voleva, mica è stato difficile!"
Fatto sta che se lo volevano portare in america, alla Cornell
University.
Mio padre era fatto così, per lui era tutto facile. Bastava
lavorare.
(In america non ci è andato, ha concluso la carriera come capo
della divisione "Alte Energie"
All'anziano, che non c'è più, questa foto proprio gliela
dovevo)
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A questo link una serie di filmati dell'Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare che vi porteranno nei misteri della natura, fra materia
e antimateria.
Sarete novelli Ulisse nel mare sconfinato della Conoscenza (e guarderete
con meno apprensione la professoressa di Fisica)
http://www.infn.it/multimedia/monitor.php?id=26&speed=m
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Dai pionieri alla modernità
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I due elementi essenziali di una centrale nucleare.
A destra il "Core", dove avviene la reazione di fissione, che sviluppa
calore e che viene ceduto all'acqua. Questa "Acqua Bollente" (PWR) circola
verso il Generatore di vapore, che alimenta una classica turbina a vapore.
Naturalmente l'acqua bollente non entra in contatto con l'acqua di
turbina, ma si limita a cedergli calore attraverso lo scambiatore (un fascio
tubiero metallico)
Nel "Core", in alto, si vedono le barre del "moderatore" (in giallo),
che salendo e scendendo possono regolare la potenza del reattore. Una serie
di queste barre sono di "emergenza" e facendole cadere per gravità
interrompono la reazione spegnendo il reattore (in circa 2 secondi sui
reattori moderni, 20 secondi sui reattori degli anni '80)
Il "demente esperimento" di Cernobyl, che era stato vietato dalla direzione
della centrale perchè prevedeva la rimozione dei sistemi automatici
di sicurezza. E la rimozione dei sistemi di sicurezza era stata chiesta
perchè due mesi prima, facendo lo stesso "esperimento", questi erano
intervenuti automaticamente spegnendo, senza danno, il reattore.
Nella sezione "Chernobyl" trovate una esauriente analisi su questa
follia.
I reattori più moderni, proprio per evitare "qualsiasi" intervento
umano sul sistema di sicurezza, sono realizzati in modo che le barre si
sgancino automaticamente in base a un principio fisico, senza l'intervento
di sistemi elettrici. (i ganci sono realizzati con coppie bimetalliche:
il diverso coefficiente di dilatazione lineare dei due metalli ad una temperatura
prefissata li fa aprire e la barra cade nel Core)
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Schema di un moderno reattore nucleare tedesco.
La Germania, che è il paese più ecologista d'Europa,
ha 18 centrali nucleari, con una potenza installata di 20.643 MGwe, che
producono 157,4 TWh (miliardi di Kwh/anno) pari al 28% del fabbisogno nazionale.
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Animazione di funzionamento di una centrale nucleare
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Le centrali nucleari operative nel 2003. Come si vede l'Italia
è "rumorosamente assente".
Persino il Pakistan, l'Armenia!
Noi facciamo parte del gruppo "assente" con il Gabon, il Ciad, il Bangladesh...
Per chi vuole aggiornarsi, e verificare se, come dicono di Verdi, il
mondo ha abbandonato l'energia nucleare, raccomando il sito della IAEA,
l'Agenzia Internazionale per
l'Energia Atomica, che sorveglia e detta le regole per l'utilizzo pacifico
dell'energia nucleare.
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Io ero uno di questi!
Magari noi eravamo un po meno "spaziali", ma lo volete mettere col
tagliare tramezzini e caricare scaffali del supermercato?
A noi ci davano da gestire questo, di futuro, non la gestione dei tramezzini. |
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Questo è un LinAc (Linear Accelerator)
Produce pacchetti di "Positroni" (gli elettroni negativi, l'antimateria),
e li accelera alla velocità della luce, e si fanno collidere con
la "materia".
La materia "annichilisce" e ritorna come al momento della Creazione,
scomponendosi in moltissime "particelle subatomiche", che vivono pochi
miliardesimi di secondo.
Lo studio della materia primordiale, prima della Creazione, ci permette
di conoscere le leggi della natura. E si vede perfino come dall'energia
emerge la materia.
Queste macchine hanno trovato una nuova applicazione: sono in grado
di "trasmutare" le scorie nucleari facendole diventare elementi non più
radioattivi, e allo stesso tempo ne ricavano nuova energia, una riserva
per miliardi di anni. |
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Per "vedere" quello che succede nei recessi della materia si usano
anche strumenti ottici come questo, si chiama "scintillatore" perchè
trasforma in luce la infinitesimale energia di una particella subatomica,
e senza perderla la "guida" fino all'elettronica.
Questo era per un calorimetro del Massachusset Istitute of Tecnology
di Boston, ma ne ho realizzati per tutti i centri di ricerca del pianeta. |
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Gli "scintillatori" stanno in macchine come questa.
Apparati giganteschi per studiare le forme infinitesimali della materia,
i mattoni di cui sono composti i nuclei degli atomi.
Queste macchine sono il moderno pendolo di Galileo, l'aliante di Leonardo,
le pianticelle di Gregorio Mendel. |
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Anche questo è un Linac.
Una delle applicazioni più importanti della fisica nucleare
è proprio in campo medico: TAC, scintigrafie, lastre e tanto altro
servono a scoprire i tumori in stati precoci e quindi a curarli efficacemente. |
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Macchine come questa sono in grado di distruggere un tumore al cervello
senza nessuna operazione chirurgica.
Il fascio di particelle attraversa senza danno il corpo ma viene poi
focalizzato sul tumore con estrema precisione, distruggendolo, |
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Questa è la mappa degli impianti nucleari in funzione in Europa.
Come si vede non è affatto vero che gli europei hanno rinunciato
all'energia nucleare.
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C'è stato un periodo in cui, riprendendo la tradizione dei pionieri
e la rinata Fisica Nucleare, siamo nuovamente stati all'avanguardia nel
mondo (al terzo posto)
Era il tempo del "miracolo economico italiano", quando non c'era disoccupazione,
ti compravi la casa con sei anni di stipendio (oggi 50) e i giovani avevano
un futuro da vivere.
L'industria elettronucleare ha contribuito molto al benessere di quegli
anni, producendo energia elettrica a basso costo, occupazione qualificata,
innovazione tecnologica.
Le 4 centrali nucleari italiane hanno prodotto energia elettrica per
92,5 TWh (TeraWatt/ora, miliardi di kWh)
e non hanno riversato nell'ambiente*:
- 24.512 milioni di metri cubi di CO2 (anidride carbonica, effetto
serra)
- 962 milioni di metri cubi di SO2 (anidride solforosa, piogge
acide, malattie e tumori)
- 74 milioni di metri cubi di NO2 (ossido di azoto, malattie)
- 18,5 milioni di metri cubi di “particolato” (le polveri sottili,
malattie e tumori)
senza "un" incidente, senza "una" vittima"
(* riferito alla stessa produzione
di energia elettrica ottenuta dal petrolio) |
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Latina
La centrale di Latina è il frutto dell’iniziativa condotta dall’ENI
a partire dal 1957 nel settore nucleare, allorché fu costituita
la SIMEA con capitale sottoscritto al 75% dall’Agip Nucleare (ENI) e al
25% dall’IRI. Il presidente dell’ENI Enrico Mattei assunse la presidenza
dell’AGIP nucleare.
La centrale di Latina fu completata in quattro anni e fu la prima
centrale nucleare a entrare in funzione in Italia.
All'epoca dell'entrata in servizio era il reattore più grande
in Europa con una potenza elettrica di 210 MW. Il reattore raggiunse
la prima criticità il 27 dicembre 1962. Il primo parallelo della
centrale con la rete elettrica nazionale venne effettuato il 12 maggio
1963, al termine delle prove sui sistemi d'impianto.
Dall'inizio dell'esercizio fino all'ultimo arresto (26 novembre 1986),
l'impianto ha prodotto circa 26 miliardi di kWh con un fattore di
disponibilità medio del 76% e massimo del 96% (nel 1983).
Dal 1986 la centrale è rimasta ferma a seguito della sopravvenuta
chiusura dell'impianto per decisione governativa (Delibera CIPE del 23
dicembre 1987). Dall'aprile 1991 la licenza di esercizio è stata
modificata per condurre le attività necessarie per la messa in custodia
protettiva passiva dell'impianto (CPP).
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Garigliano
La centrale del Garigliano appartiene alla prima generazione degli impianti
nucleari. Fu costruita dalla SENN (Società Elettro Nucleare Nazionale)
del gruppo IRI-Finelettrica. La società era nata nel ‘57 con la
missione specifica di realizzare una centrale nucleare nel Sud nell’ambito
del Progetto ENSI (Energia Nucleare Sud Italia) sviluppato dal CNRN (Comitato
Nazionale per le Ricerche Nucleari) e finanziato dalla Banca Internazionale
per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS).
Basato su una configurazione impiantistica eccessivamente complicata
(presto abbandonata), il reattore del Garigliano ebbe un funzionamento
discontinuo, finché nel 1978 si verificò un guasto tecnico
a un generatore di vapore secondario. Considerato il costo dell’intervento
di sostituzione, nel 1981 l’ENEL (subentrata alla SENN nel 1965) decise
di non riavviare più la centrale, in considerazione della breve
vita residua dell’impianto.
Sulla decisione influì anche l’onerosità
• delle varianti impiantistiche che si sarebbero dovute introdurre
per adeguare la centrale alle nuove prescrizioni di sicurezza introdotte
in tutti gli impianti nucleari in seguito all’incidente occorso alla centrale
nucleare statunitense di Three Mile Island;
• degli interventi di adeguamento strutturale necessari in seguito
al terremoto dell'Irpinia.
Nel 1981 l’ENEL decise (con delibera CDA n. 13402 del 9/7/1981) di
mettere in stato di conservazione e in condizioni di sicurezza l'impianto;
successivamente (delibera CDA n.13694 del 4/3/1982) ne decise la definitiva
disattivazione.
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Trino
Vercellese
La centrale nucleare “Enrico Fermi” di Trino è il frutto
della prima iniziativa industriale avviata in Italia in campo nucleare.
Il 14 ottobre del 1955, all’indomani della Conferenza di Ginevra “Atoms
for Peace”, la Edison chiese a tutti i principali costruttori di reattori
un’offerta per la realizzazione della prima centrale nucleare italiana.
I lavori per la costruzione della centrale iniziarono nel ‘61 e si
conclusero in meno di tre anni.
Il 21 giugno 1964 il reattore raggiunse la prima criticità e
a partire dal 22 ottobre 1964 iniziò a immettere elettricità
in rete, operando - per effetto delle trasformazioni apportate al primo
progetto - con una potenza elettrica di targa di 270 Mw.
Nel 1966, per effetto della legge sulla nazionalizzazione elettrica,
la proprietà della centrale passò all’ENEL.
Il reattore fu fermato nel ‘67 a causa di problemi tecnici allo schermo
radiale del nocciolo e fu riavviato nel 1970 dopo gli interventi di riparazione.
Una seconda fermata fu imposta nel 1979 per gli adeguamenti decisi
in seguito all’incidente di Three Mile Island (USA). I lavori tennero fermo
il reattore fino a tutto il 1982. Dopo il riavvio il reattore di Trino
continuò ad operare fino al 1987.
Nel 1987, dopo l’ultima fermata per la ricarica del combustibile, la
centrale di Trino non fu riavviata, in attesa delle decisioni del Governo
conseguenti al mutamento degli indirizzi di politica energetica seguiti
al referendum dell’87. Nel luglio 1990 il CIPE dispose la sua chiusura
definitiva, dando mandato all’ENEL di predisporre il piano di decommissioning.
Fino al momento della sua fermata definitiva la centrale ha operato
con il migliore standard di rendimento fra le centrali nucleari italiane,
producendo complessivamente 26 miliardi di kWh di elettricità, equivalente
a tredici volte il fabbisogno annuo dell’87 della provincia di Vercelli
(2 miliardi di kWh).
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Caorso
E' la più recente e la più grande fra le centrali nucleari
realizzate in Italia.
E' stata progettata e realizzata dal raggruppamento ENEL - Ansaldo
Meccanica Nucleare - GETSCO.
Il reattore di Caorso ha raggiunto la prima criticità il 31/12/1977
e il primo parallelo con la rete nazionale è stato effettuato il
23/05/1978.
La centrale è in condizioni di arresto a freddo dal 25/10/1986,
data in cui fu fermata per la quarta ricarica del combustibile. Per effetto
del mutamento degli indirizzi di politica energetica seguito al referendum
dell’87, l'impianto non è stato più riavviato.
Nel periodo di esercizio, durato fino al 1986, la centrale ha prodotto
complessivamente 29 miliardi di kWh.
Dopo la fermata l’impianto è stato posto in stato di conservazione,
con i sistemi in condizioni idonee al riavviamento. A valle della delibera
CIPE del luglio 1990, che disponeva la chiusura definitiva dell’impianto,
sono stati mantenuti in conservazione o in esercizio solo i sistemi utili
ai fini delle attività di decommissioning, mentre sugli altri sistemi
sono iniziate le attività di smantellamento.
Nel 1999 la proprietà della centrale è stata trasferita
a SOGIN, che ha predisposto e presentato alle competenti autorità
il programma di smantellamento dell’impianto.
Presso la centrale di Caorso è tuttora stoccato il combustibile
utilizzato in fase di esercizio (1.032 elementi), che è stato trasferito
nelle piscine di decadimento. Nell’impianto sono inoltre immagazzinati
rifiuti radioattivi che derivano in massima parte dal periodo di esercizio
e in misura minore dalle attività propedeutiche allo smantellamento
già condotte. Sono attualmente stoccati nell’impianto circa 6.800
fusti da 220 litri di rifiuti non condizionati, per complessivi 1.600 m3
circa.
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Montalto
di Castro
La centrale nucleare di Montalto di Castro è il simbolo di tutto
quanto stiamo dicendo.
Ne è stata interrotta la costruzione quando era finita al 70-80%,
privandoci di uno strumento modernissimo per produrre energia elettrica
pulita, mantenere bassi i costi, e così via.
Quella enorme ciminiera che si vede nella foto non è ovviamente
della centrale nucleare, che non ha ciminiere, ma di quella a ciclo combinato
(gas naturale) in costruzione sulle sue ceneri. I quattro enormi edifici
sono bruciatori in cui passeranno milioni di metri cubi di gas.
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Quanto ci è costato
l'abbandono
del programma nucleare?
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Solo di "danni" circa 15.000 miliardi del 1999.
Qui potete scaricare un documento dell'Autorità per l'Energia
elettrica e il Gas del 13 maggio 1998,
" VERIFICA DI CONGRUITÀ DEI CRITERI ADOTTATI PER DETERMINARE
I RIMBORSI DEGLI ONERI CONNESSI ALLA SOSPENSIONE E ALLA INTERRUZIONE DEI
LAVORI PER LA REALIZZAZIONE DI CENTRALI NUCLEARI, NONCHÉ ALLA LORO
CHIUSURA" (scarica o apri qui il documento
in .pdf)
- A questo dobbiamo aggiungere il "mancato PIL" prodotto e i danni occupazionali,
che nessuno si è preoccupato di quantificare.
- A questo dobbiamo aggiungere i costi per l'abbandono della Centrale
Nucleare di Montalto di Castro, compiuta all'80%, si stimano 8.000 miliardi
di lire
- A questo dobbiamo aggiungere le centinaia di milioni di tonnellate
di combustibili fossili equivalenti acquistati all'estero, petrolio, gas
naturale e carbone acquistati in medio oriente, Russia e altrove, altre
decine di migliaia di miliardi.
- A questo dobbiamo aggiungere la fine di un settore industriale, la
dispersione delle competenze, i costi che ancora si sopportanto per la
"messa in conservazione" degli impianti nucleari dismessi.
- A questo aggiungiamo miliardi di metri cubi di inquinanti immessi
in atmosfera e che non ci sarebbero andati se il programma nucleare avesse
avuto corso.
Insomma, danni paragonabili a quelli di una guerra persa.
Una guerra persa contro chi ha sparso a piene mani paure immotivate,
a chi per interesse politico ed economico le ha avallate e propagandate,
al punto che dobbiamo leggere che su strati della popolazione il solo parlare
di "radioattività" provoca attacchi di diarrea! |
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