Chernobyl
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E' impossibile parlare di energia nucleare senza toccare l'argomento "Chernobyl", il reattore nucleare esploso in Ucraina, all'epoca Unione Sovietica, ad aprile del 1986.
Non solo questo è stato il più grave incidente della storia dell'energia nucleare per uso civile, ma l'impatto mediatico che ha avuto, a livello planetario, ha condizionato in termini negativi sull'utilizzo di questa fonte di energia.

Qui non si vuole minimizzare la gravità di quel disastro, ma semplicemente riportarlo, per quanto è possibile, alla sua giusta misura.
Sulle cause dell'incidente posso dare un parere meditato, da tecnico che ha lavorato nel settore nucleare, sia pur nella ricerca.
Sulle "conseguenze", e cioè sui danni alle persone, non avendo competenza medica mi devo limitare a leggere e commentare quello che è stato pubblicato dalla UNSCEAR (United Nation Scientific Committe on the Effects of Atomic Radiation) e che è disponibile a tutti in rete all'indirizzo http://www.unscear.org/unscear/en/chernobyl.html
Consiglio di leggere anche la sezione di Wikipedia dedicata al disastro di Chernobyl, che riporta un quadro esauriente del disastro e le argomentazioni degli ambientalisti contro le conclusioni della UNSCEAR - http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Chernobyl
 

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Prologo
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Intanto cominciamo con il dire che il disastro di Chernobyl è avvenuto per una serie di "follie" legate all'elemento umano.

Si voleva eseguire un esperimento, da fare sul reattore n. 4 della centrale nucleare, esperimento finalizzato a verificare se, nella fase di spegnimento del reattore, l'acqua di raffreddamento potesse circolare per inerzia della turbina a vapore invece che spinta dalle apposite pompe elettriche.
Questo esperimento era stato dapprima bocciato, ma alla fne i proponenti erano riuscito ad avere l'autorizzazione.

L'esperimento era stato tentato già una volta circa due mesi prima del disastro, ma in quel caso le sicurezze automatiche del reattore erano intervenute, spegnendolo senza nessuna conseguenza.
Così si è pensato bene di rimuove tutti i sistemi di sicurezza, attivi e passivi (rimuovere "fisicamente", sbullonando i cavi elettrici dei sistemi di sicurezza e facendo estrarre le barre di controllo, anche quelle che non dovevano essere assolutamente estratte)
E così sono riusciti a farlo saltare per aria, questa è la sostanza.
 
 

L'incidente
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Quindi l'incidente è accaduto perchè si è voluto fare un "esperimento" del tutto sballato, rimuovendo i sistemi di sicurezza attivi e passivi.
L'incidente non è stato una "esplosione nucleare", che in un reattore non può succedere.
Il vapore acqueo dell'acqua di raffreddamento con l'aumento della temperatura è salito di pressione fino a far esplodere il reattore e far saltare il soffitto dell'edificio. E priva del raffreddamento la grafite si è surriscaldata fino ad incendiarsi. E i fumi dell'incendio hanno trascinato in aria le sostanze radioattive.

Tutta una serie di fattori negativi contribuirono ad aggravare l'incidente
- Il reattore RBMK è moderato a grafite. In occidente questo è proibito perchè la grafite si può incendiare, come è successo a Chernobyl.
- Il reattore RBMK lavora in regime di "vuoto positivo", cioè all'aumentare della temperatura aumenta la reazione (invece deve avvenire esattamente il contrario)
- Il reattore RBMK è costruito in un semplice capannone industriale, cioè è privo di struttura di contenimento. In occidente questo è proibito, perchè in caso di incidente la struttura di contenimento impedisce la fuoriuscita di radioattività (come successe nell'incidente di Three Mile Island, in USA, nel 1978)

Questi fattori sono quelli che hanno determinato il danno più grave, diffondendo all'esterno i materiali radioattivi.
A questo punto si è aggiunto altro danno, perchè la popolazione della vicina città di Pripyat è stata avvertita dopo oltre 24 ore, e quindi in questo tempo ha respirato senza precauzioni l'aria contaminata da polveri radioattive.
Vediamo quindi di spiegare meglio quello che è successo e i fattori che hanno aggravato il disastro.
 
- E' importante capire che in un reattore nucleare "non può" generarsi una esplosione atomica, nel qual caso evidentemente sarebbe inutile qualsiasi opera di contenimento.
Infatti la velocità della reazione nucleare dipende dalla percentuale di arricchimento dell'uranio, che nel caso di un reattore nucleare è del 3-5%. In una bomba atomica l'esplosione può avvenire perchè l'uranio è arricchito al 95%.
L'incidente peggiore possibile è quello accaduto a Chernobyl: fusione del nocciolo (in quel caso aggravato dalla presenza della grafite, che si è incendiata e con i fumi dell'incendio ha sparso gli elementi radioattivi).

Per "fusione del nocciolo" si intende che tutto l'insieme del nocciolo (combustibile, barre etc) a causa della temperatura fonde in una specie di magma che rimane pastoso, fluido, fino a che non si fredda (questo può richiedere settimane o mesi, secondo la condizione. A Chernobyl si è solidificato rapidamente, entro qualche settimana)

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Questo è lo schema costruttivo di un moderno reattore nucleare, come imposto dalla Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Questo schema è concepito proprio per prevenire i danni di eventuali incidenti.

La doppia cupola in cemento armato (spessa circa 2 metri) previene la possibilità di fuoriuscita di sostanze radioattive, la base di cemento armato (spessa circa 7 metri) previene all'impermeabilità del reattore verso il basso e rottura dell'edificio in seguito a terremoto. Nel recente terremoto avvenuto in Giappone i "danni" alla centrale si sono limitati all'incendio di un trasformatore elettrico, all'esterno degli edifici di contenimento dei reattori (in quella centrale ci sono ben cinque reattori).
Una sere di accorgimenti prevengono altre possibili eventualità: lo "Storage Tank" che si vede al centro accoglie l'acqua che dovesse fuoriuscire dal sistema, sistemi di filtraggio per depurare il vapore acqueo o l'aria che per qualsiasi motivo dovesse fuoriuscire dall'edificio, e così via.

I sistemi di sicurezza "non sono escludibili" dall'intervento umano, e in caso di terremoto il reattore si spegne automaticamente in 2 secondi prima che le onde sismiche lo raggiungano.
 

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La centrale di Chernobyl oggi.
Sul lato destro si vede il "sarcofago" di cemento armato che copre il relitto del reattore n.4
Su lato sinistro l'edificio del reattore n.3, un normale edificio industriale.
Quando è successo il disastro erano in costruzione i reattori n. 5 e 6.
Una centrale costruita secondo gli standar AIEA.
Anche n questo caso abbiamo due reattori, ma si vedono chiaramente le cupole che li racchiudono.
Il dettaglio delle cupole della stessa centrale nucleare.
Se fosse stato costruito secondo questi criteri il reattore di Chernobyl non avrebbe rilasciato radioattività all'esterno, o comunque in quantità infinitamente minori.
La terrificante immagine dell'incendio che arde nel nocciolo a causa della grafite, ed erutta fumi carichi di radionuclidi che si spargeranno per mezza europa.
I pompieri e i militari rifiutarono la turnazione, lavorando allo stremo, per soffocare l'incendio prima possibile.
28 pagarono con la vita nelle settimane successive, altri 11 morirono negli anni successivi, probabilmente tutti prima o poi ne avranno conseguenze sulla salute.
Accettarono di esporsi a dosi considerate mortali.
Gli eroi di Chernobyl
1.800 elicotteri si avvicendarono fra i fumi radioattivi scaricando migliaia di tonnellate di carbonato di boro, sabbia e cemento.
Il giorno 4 Maggio, otto dopo il disastro, l'incendio fu soffocato.
Una foto del reattore n.4 dopo il disastro.
E' evidente che non si è trattato di una esplosione "atomica".
L'aumento della temperatura ha fatto esplodere il reattore (come una gigantesca pentola a pressione, scusate il paragone)
Questa esplosione ha fatto saltare il resto, causando il crollo della parte superiore dell'edificio.
L'incendio della grafite ha sparso attraverso i fumi le sostanze radiottive contenute nel nocciolo del reattore.
Solo dopo otto giorni, coperto il relitto del reattore da migliaia di tonnellate di cemento, sabbia e boro sganciate con gli elicotteri, le emissioni sono cessate.
Questo è lo schema del reattore dopo il disastro.
Il "Core" è esploso e precipitato sul fondo, il coperchio superiore (cover) si è spostato.
Nell'ammasso di detriti costituenti combustibile, grafite, parti metalliche, la reazione di fissione cessa progressivamente perchè si distrugge la geometria combustibile/moderatore che la rende possibile, ma il calore da smaltire è ancora molto. La "lava" è colata negli ambienti sottostanti, e tutto è stato ricoperto da sabbia, cemento e boro.
Poichè l'edificio non aveva una base di spessore sufficiente è stato necessario mandare squadre di minatori per costruire una nuova base di cemento.
Foto di uno dei flussi di "lava" (nocciolo fuso) colati nella parte inferiore dell'edificio.
1) Lava, 2) pavimento 3) valvola 4) apparecchiature elettriche.
Pochi giorni dopo il disastro la lava è già raffreddata al punto di solidificazione.
Ancora una colata di "lava" ormai solidificata.
La "Sindrome Cinese" (il nocciolo fuso che sprofonda fino al centro della Terra) è una scemenza.
Chi lo racconta cerca di imbarcare gonzi col solito sistema della "Sindrome di fine di mondo!". E fare il pieno al cinema.
Questa baggianata fu inventata in un film con Jane Fonda al tempo in cui era suffraggetta per distruggere l'odiato Occidente.
Poi ha sposato un miliardario.
Gli eroi di Chernobyl
Operai e tecnici festeggiano la realizzazione del "Sarcofago".
Alla fine tocca sempre a noialtri riparare alle follie dei potenti. Quelli che sanno stare in un cantiere o in una officina.
Orgogliosamente, come loro.
Però devo anche dire che questo ruolo di agnelli sacrificali ha un po stufato; Chissà se in questa foto c'è anche l'imbecille che ha avuto la brillante idea di fare le bombe atomiche con un reattore civile. Voi che dite?
Quindi il relitto del reattore n.4 è stato finalmente contenuto nel "sarcofago" di cemento armato.
E' ovvio dire che le opere di sicurezza andavano fatte "prima" del disastro, non "dopo".
Chi dice che un danno al sarcofago libererebbe chissà quali veleni, il disastro, la morte, racconta balle.
E' in cerca di finanziamenti e/o di elettori
Questa specie di pappone, ormai solidificato da trenta anni, non va proprio da nessuna parte.
E' pericolosissimo, si, ma a dormirci vicino.
Potete notare che non ha affatto sfondato il pavimento, non è precipitato al centro della terra, e quella specie di banchetto di ferro non si è nemmeno fuso, come non si sono fuse le valvole da cui è fuoriuscito.
Capisco che si possa considerare incredibile che il disastro di un reattore nucleare, il "peggior incidente possibile", possa essere "tutto qui", ma se ci fosse stata la struttura di contenimento non si sarebbe fatto male nessuno.
Dopo il disastro la centrale venne mantenuta in funzione, coi reattori n, 1, 2, e 3: 
Il reattore n.2 subì un incendio del 1990 e fu chiuso.
Il reattore n.1 fu spento nel 1996 a seguito di accordi fra le autorità ucraine e l'AIEA.
Il reattore n. 3 fu spento nel 2000.
L'Ucraina ha attualmente in funzione 13 reattori nucleari e sta costruendo 2 nuove centrali.
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E' necessario almeno un cenno sul "perchè" i reattori RBMK (in russo l'acronimo sta per "Atomo per la Pace") fossero così diversi dai reattori comunemente progettati in tutto il mondo.
Anche in Unione Sovietica, e poi in Russia, i nuovi reattori nucleari sono costruiti secondo le regole di sicurezza.
Il motivo è che i reattori RBMK erano concepiti con un duplice scopo: produrre energia elettrica e produrre Plutonio per la costruzione di bombe atomiche.
Questo "doppio scopo" impose ai progettisti quelle soluzioni che poi si rivelarono fatali.
La possibilità di estrarre e sostituire le barre di combustibile durante il funzionamento del reattore, dovuto appunto alla necessità di estrarre il Plutonio, obbligò alla presenza di una gru e all'assenza della cupola di contenimento.
Dopo il disastro tutti i reattori RBMK furono modificati per eliminare i fattori di rischio, e circa 13 reattori RBMK sono ancora in funzione.
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Conseguenze
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Esaminando le conseguenze del disastro occorre accennare ad alcuni fattori che le hanno indubbiamente aggravate.
Benchè fin da 1964 fossero stati preparati, ad opera degli scienziati russi, i piani di intervento da eseguirsi in caso di incidente nucleare, alla data del disastro, 26 aprile 1980, nulla era stato predisposto.
I medicinali specifici, pur realizzati, non erano stati ne prodotti ne distribuiti. Pompieri e soldati non possedevano ne addestramento ne sistemi di protezione, i primi avvisi alla popolazione furono dati dopo 36 ore, e così via.
E questo aggiunse danno al danno.

E' necessario dividere in tre gruppi di persone: 
- 1^ gruppo, quelli che intervennero nella fase dell'emergenza del primo giorno 
- 2^ gruppo, quelli che lavorarono successivamente alla decontaminazione, alla realizzazione del sarcofago, nell'area di 30Km intorno alla centrale detta "Zona Interdetta", e gli operatori della centrale che, come abbiamo detto, restò in funzione.
- Popolazione civile, tutte le persone residenti nelle "Aree contaminate", e quindi nelle aree dove la contaminazione è superiore a 185 kBq/m2 (= 185.000 Bq/m2)

Mappa delle aree contaminate (oltre 185 kBq/m2), rosso, ocra scuro e ocra chiaro)

1^ gruppo
Al momento dell'incidente sono morte 2 persone a seguito del crollo.
Nelle ore immediatamente successive (l'incidente è avvenuto alle ore 1 del mattino del 26 aprile '86) intervennero in tutto circa 600 persone, che furono esposte a dosi massicce o letali di radioattività ed esposizione ad elementi radioattivi.
Si era nel momento peggiore, in cui l'incendio ancora ardeva.
Alcuni sintomi di esposizione acuta vennero osservati su 237 persone, e successivamente diagnosticata una sindrome acuta da radiazioni a 134 persone.
Queste 134 persone erano state in realtà variamente esposte, in dosi lievi fino a dosi letali.
Furono ricoverate, sottoposte alle cure del caso con gli esiti descritti nella sottostante Table 11.

Quindi, nel gruppo più esposto di 600 persone intervenute il primo giorno nella centrale si sono avuti 134 ammalati, di cui 28 deceduti entro poche settimane e 106 sopravvissuti.
Successivamente, fra i 106 sopravvissuti, 11 sono deceduti, come da tabella a seguire (Tble 55), nei dieci anni successivi.

3 di leucemia, 3 di infarto, 1 di tubercolosi, 2 di cirrosi epatica, 1 di embolia, 1 di malattia polmonare.

2^ gruppo
Il secondo gruppo riguarda 226.242 persone che lavorarono, fra il 1986 e il 1987, in un raggio di 30 Km dalla centrale, nella cosiddetta "Zona Interdetta", dove maggiore si concentrò la ricaduta di sostanze radioattive.

In questa tabella (Table 16) si può vedere le persone relative al 2^ gruppo, la loro suddivisione per mansioni, e la dose media di radioattività che hanno assorbito fra il 1986 e 1987, durante il lavoro nella "Zona Interdetta"

Si può facilmente verificare che se ad esempio prendiamo in considerazioneil gruppo "Costrution Workers" che ha assorbito 82-25 mSv, questo valore è ampiamente compreso nei valori di radioattività nelle abitazioni di alcuni paesi, e nella esposizione che ne consegue.
Se avessero soggiornato in alcune case svizzere avrebbero preso 250 mSv/a, in case finlandesi 500 mSv/a.
Questo significa che le turnazioni per chi ha lavorato nelle zone a rischio sono state organizzate con criteri di relativa sicurezza.
Ma soprattutto significa che la famosa zona interdetta non era affatto "l'inferno nucleare" che si descrive.
 

Popolazione civile

Nella tabella sottostante (Table 35) possiamo vedere le esposizioni medie delle popolazioni civili residenti nelle zone contaminate (oltre 185 kBq/m2)

Anche in questo caso è facilmente verificabile come i livelli di esposizione massimi (intorno ai 200 mSv/a), e che riguardano solo lo 0,02-0,03% della popolazione, non siano enormi, e sui valori che è comune trovare dentro le case in molte parti del mondo.
 

Patologie 2^ Gruppo e popolazione

In questa tabella (Table 65) vediamo l'aumento dei casi di leucemia rispettivamente per il personale del 2^ gruppo e per la popolazione civile.
N.B - per il 2^ gruppo non c'è la suddivisione per "Cittadinanza". Si ha il numero totale ma senza sare quanti fossero Bielorussi, Ucraini o Russi. Quindi si raggruppa in una unica riga.
Lo stesso concetto si applica alla popolazione civile, essendo ininfluente la nazione di appartenenza.

In realtà la popolazione esaminata andrebbe divisa almeno per sesso e almeno grossolanamente per fascia d'età, ma qui è possibile solo verificare, grosso modo, se i numeri di mortalità del disastro sono da "ecatombe", come sostengono alcuni, da "disastro" o da semplice "incidente".
Il tasso di mortalità per le persone colpite da tumore è stato preso dai valori indicati per l'Italia.

2^gruppo - Persone che nel '86/87 lavorarono nella "Zona Interdetta"- leucemia
Stato n. persone casi attesi casi rilevati mortalità casi aggiunti mortalità
aggiunta
B/U/R 226.242 20,9 46 42% 25 10,5

2^gruppo - Persone che nel '86/87 lavorarono nella "Zona Interdetta" - tutti gli altri tumori
Stato n. persone casi attesi casi rilevati mortalità casi aggiunti mortalità
aggiunta
B/U/R 226.242 870 950 42% 80 33,6

Popolazione civile residente nelle "zone contaminate" - leucemia
Stato n. persone casi attesi casi rilevati mortalità casi aggiunti mortalità
aggiunta
B/U/R 5.159.887 1.192 1.213 42% 21 8,82

Popolazione civile residente nelle "zone contaminate" - tutti gli altri tumori
Stato n. persone casi attesi casi rilevati mortalità casi aggiunti mortalità
aggiunta
B/U/R 5.159.887 48.432 49.005 42% 573 240,6

 
I bambini di Chernobyl

Questo è l'aspetto più orrendo del disastro di Chernobyl, il fatto che alla fine il prezzo maggiore di tutta una serie di scelte sbagliate, follie, disorganizzazione e imprevidenza lo abbiano pagato gli innocenti, i ragazzini, quelli che gli adulti prima di ogni altra cosa si dovrebbero preoccupare di tutelare.
Il motivo per cui si è registrato un aumento dell'incidenza del cancro alla tiroide fra la popolazione che al momento del disastro aveva fra zero e 18 anni è presto detto: "Negligenza e Imperizia".
Tutti sapevano che la tiroide è un organo bersaglio per lo Iodio, che lo usa per regolare molte funzioni del corpo umano. La tiroide vive di Iodio, la sua carenza causa malattie tipiche e ben conosciute, il tasso elevato di tumori alla tiroide è stato diminuito su intere popolazioni aggiungendo Iodio al sale da cucina (ad esempio in Svizzera). L'area che poi sarà contaminata dall'incidente è a bassa presenza di Iodio, e quindi espone di per se la popolazione a patologie della tiroide per bassa assunzione di Iodio.
Ma l'isotopo Iodio131 è radioattivo, e quindi si doveva impedirne l'ingestione ai bambini, che a Chernobyl è avvenuta attraverso il latte.
Tutti lo sapevano, ma nella catastrofe organizzativa del dopo disastro nessuno si è preoccupato non solo di dire che il disastro era successo (la popolazione lo ha saputo dopo quasi 48 ore), ma neanche di dire di non consumare latte. E men che meno di distribure le pasticche di ioduro di potassio.
Quando il 5 maggio queste pasticche sono state offerte dagli Stati Uniti sono state rifiutate, per un evidente ridicolo "orgoglio da superpotenza". 

Lo Iodio131 ha una emivita radioattiva di soli 8 giorni, e quindi diventa innocuo nel giro di poche settimane. Somministrando fin dal primo momento Iodio stabile attraverso le pasticche di ioduro di potassio la tiroide si satura di Iodio stabile e non può più assorbire Iodio radioattivo.
(dopo Chernobyl la Svizzera ha distribuito direttamente alla popolazione le pasticche di ioduro di potassio, per renderle immediatamente disponibili in caso di necessità)
Ma anche la semplice disposizione di non dare il latte ai bambini, di consumare scatolame e pasta, nulla di nulla.
Così è successo che mentre gli adulti hanno assorbito nella tiroide dosi di Iodio131 trascurabili (0,07 Gy) ad alcuni bambini è toccato fino a 2 Gy.
 


(N.B. - L'interpretazione corretta di questa tabella sembra essere "per gli anni" (for the years) 1991-1995. Quindi il numero dei casi, attesi e osservati, si dovrebbe riferire all'arco dei quattro anni. Per avere i casi/anno quindi dividere x 4)

Bambini - tumori alla tiroide rilevati dal 1991 al 1995 nelle persone che al momento del disastro avevano fra 0 e 18 anni
Stato n. persone casi attesi casi rilevati mortalità casi aggiunti mortalità
aggiunta
B/U/R 3.748.000 34,6 243 10% 208,4 21

La guarigione del tumore alla tiroide è normalmente del 90%. Da dati il letteratura per Chernobyl sarebbe stata del 99% grazie ai programmi di controllo capillari che ne avrebbero permesso la diagnosi in stadi estremamente precoci (per cui se assumessimo questo dato la mortalità aggiunta sarebbe di 2 casi. Non ho riscontri e quindi lascio il valore del 90% rilevabile dalla letteratura italiana)
Il periodo di latenza del tumore alla tiroide è indicato da cinque a dieci anni. Quindi l'insorgenza dei tumori contratti nel 1986 dovrebbe essere terminata nel 1996.
Si è aperto fortunatamente un percorso di solidarietà, specie italiana, nei confronti dei bambini di quelle aree. I controlli medici che vengono eseguiti in occasione della loro permanenza del nostro paese indicano, fortunatamente, che i rischi clinici del disastro sono cessati.
Restano invece tutte le patologie di una popolazione che si sente condannata in eterno, a cui non è consentito di uscire dal disastro, e che matura ansia, stress, suicidi, depressioni etc., come risulta dalle indagini epidemiologiche.


Effetti genetici

Si è molto parlato degli effetti genetici a lungo termine causati dal disastro di Chernobyl.
In questa tabella (Table 68) sono riportati i valori relativi a tre gruppi di popolazione in tre regioni diverse per tredici anni di controlli (1980-1993) e quindi da sei anni prima del disastro a dei anni dopo.
In alcuni casi gli effetti negativi sembrano essere addirittura diminuiti, in altri aumentati.
Ad esempio le anomalie congenite sono aumentate nella regione di Bryansk, mentre sono diminuite nelle regioni di Tula e Ryzan.
Quindi si può solo mostrare i casi in cui si è registrata una diminuzione delle patologie (in celeste) e dove sono aumentate (in rosa)

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La situazione attuale
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Un interessante lavoro di monitoraggio delle regioni contaminate dall'incidente è stato fatto dalla Agenzia Regionale Per l'Ambiente (A.R.P.A.) dell'Emilia Romagna, Sezione provinciale di Piacenza, in collaborazione con Legambiente.
Il documento è relativo alle indagini sulla radioattività in Emilia Romagna, e alle pagine 103-118 si trova la sezione relativa agli interventi di Chernobyl. Tutto il documento è scaricabile qui (scarica) oppure all'indirizzo http://www.arpa.emr.it nella sezione "Radioattività ambientale in Emilia Romagna".

Si riporta integralmente la sezione che ci interessa.

II.3 MISURE DI RADIOATTIVITÀ IN ALCUNE PROVINCE DELLA BIELORUSSIA CONTAMINATE DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL - ANNO 2004

Nell’aprile 2004, la Sezione Provinciale di Piacenza di ARPA, ha proseguito l’attività di monitoraggio della contaminazione radioattiva ancora presente in alcune zone della Bielorussia, a supporto del “Progetto Rugiada” di Legambiente, Sezione di Carpi-Novi-Soliera.

Nel corso dell’indagine radiometrica eseguita nel 2003 presso il Centro “Nadezhda”, situato presso la cittadina di Vilejka, distante circa 400 Km da Chernobyl, non si sono riscontrati livelli di radioattività superiori al fondo ambientale “naturale” e negli alimenti prelevati presso il Centro, e
successivamente analizzati in laboratorio, si sono riscontrati livelli di contaminazione analoghi a quelli rilevati nella nostra regione e in Italia; pertanto il Centro offriva ai bambini ospitati le stesse garanzie di salubrità dei soggiorni in Italia (vedi Rapporto Radioattività ambientale in Emilia-Romagna - Rapporto Anno 2003).
Sempre nel corso di tale indagine, era stata anche raggiunta la cittadina di Krjukì, una delle “zone morte”, zone cioè evacuate dopo l’incidente di Chernobyl; in questa cittadina, che si trova a circa 20 km a Nord della Centrale, i livelli di radioattività rilevati (intensità di dose "gamma" in aria) sono ancora estremamente elevati, anche 400-500 volte il valore medio riscontrabile nella nostra regione. In un campione di terreno prelevato per la successiva analisi di laboratorio il contenuto di 137Cs (pari a 10-6 Bq/kg) è risultato circa 100000 volte più elevato rispetto a terreni analizzati nella nostra regione

Nel 2004, Legambiente ha esteso il progetto ad un’ulteriore struttura anch’essa già esistente e funzionante in Bielorussia, il Centro “Vjazze” situato nella provincia di Assipovici, regione di Moghilev, nella parte centrale della Bielorussia, a circa 200 Km a Nord-Est di Chernobyl, chiedendo pertanto ad ARPA di effettuare in tale sito analoghe misure eseguite presso il Centro
“Nadezhda”.

Il Centro “Vjazze” è stato quindi “mappato” tramite misure di intensità di dose "gamma" e valutazione del contenuto di 137Cs con spettrometria "gamma" in campo.
Presso il Centro, inoltre, sono stati prelevati campioni di acqua potabile e acqua del laghetto, matrici sulle quali si è proceduto ad eseguire analisi radiometriche e chimiche di laboratorio.
Analoghe misure sono state effettuate presso il vicino Kolchoz, cioè l’insediamento presso il quale Legambiente intende approvvigiornarsi per i prodotti agricoli coltivati nei campi limitrofi per l’alimentazione dei bambini ospitati nel Centro.
Presso il Kolchoz sono stati prelevati, nel corso della campagna, solo campioni di latte e foraggio, non essendo al momento ancora disponibili prodotti agricoli coltivati in loco.

II.3.1 LA NUOVA INDAGINE IN BIELORUSSIA
L’indagine si è svolta nel periodo 26/04/04 – 02/05/04: dal 26/04 al 30/04 è stata effettuata una mappatura del Centro “Vjazze” ad Assipovici, mentre dal 30/04 al 01/05 sono state eseguite misure analoghe in alcune località della Bielorussia sud-orientale.

II.3.1.1 – IL CENTRO “VJAZZE”
Il Centro è nato negli anni ’50 per il recupero dei bambini affetti da tubercolosi; con l’incidente di Chernobyl, l’ex Unione Sovietica ha sovvenzionato periodi di soggiorno presso il Centro per i ambini provenienti dalle zone più contaminate. Successivamente all’indipendenza della Bielorussia dall’Unione Sovietica (1990), sono mancati i finanziamenti per questa attività ed attualmente la Regione di Moghilov contribuisce al funzionamento di tale struttura per ospitare bambini della regione.
Legambiente vorrebbe inserire questo Centro nell’ambito del Progetto “Rugiada”, contribuendo alla sua ristrutturazione, se finanziariamente sostenibile, una volta verificato che i livelli di radioattività artificiale presenti siano “non rilevanti”.
Presso il Centro sono state pertanto effettuate misure di intensità di dose gamma e del contenuto di 137Cs (Cesio137, nda) al suolo tramite spettrometria gamma in campo, posizionando i rivelatori ad una distanza dal suolo di circa 1 m. Misure in campo sono state successivamente ripetute presso un “Kolchoz”, localizzato nelle vicinanze del Centro.
I risultati delle misure effettuate sono riportati in Tab. 38.

Nella tabella viene altresì riportato il risultato del 40K (Potassio, nda), radioisotopo di origine naturale, presente in concentrazioni diverse a seconda delle matrici che vengono analizzate, impiegato allo scopo di verificare le corrette condizioni di misura dello strumento.
I risultati delle misure indicano che i livelli di radioattività ambientale rilevati in questa area risultano sostanzialmente confrontabili sia con i dati del Centro “Nadezhda” rilevati nell’indagine del 2003 che con valori rilevati nella regione Emilia-Romagna:
 
- Parametro “intensità di dose  raggi gamma”
stazione in automatico di rilevamento della radioattività in aria presso:
- ARPA Piacenza: valori compresi fra 50 e 120 nSv/h;
- Centro “Nadezhda”: valori compresi fra 55 e 110 nSv/h;
- Centro “Vjazze” e Kolchoz: valori compresi fra 57 e 84 nSv/h
- Parametro “137Cs nel terreno”
- Centro “Nadezhda”: valori compresi fra 700 e 3700 Bq/m²;
- Centro “Vjazze” e Kolchoz: valori compresi fra 1000 e 4300 Bq/m²
(In Emilia Romagna la deposizione del 137 CS nel terreno è compresa fra i 0,02 ei 0,85 Bq/m2 - pag. 21)

Presso il Centro sono state inoltre prelevati 2 campioni di acqua (superficiale del lago e di acquedotto), sui quali sono state eseguite misure di spettrometria gamma in laboratorio (vedi par.II.3.2) e sono stati sottoposti ad analisi di tipo chimico per verificare la presenza di eventuale contaminazione di tipo convenzionale (metalli pesanti).
Infine, non essendo giunti a maturazione prodotti coltivati in loco, presso il Kolchoz sono stati prelevati solo campioni di latte e foraggi da sottoporre alle analisi radiometriche in laboratorio (vedi par.II.3.2).

II.3.1.2 – MISURE RADIOMETRICHE PRESSO ALCUNI VILLAGGI NELLA REGIONE DI GOMEL

Come sopra detto si sono altresì eseguite indagini radiometriche in alcuni villaggi localizzati nei dintorni della cittadina di Braghin, a circa 40 Km da Chernobyl, area già investigata nel corso della precedente missione, ma oggetto di approfondimento in questa occasione. Dai dati di contaminazione al suolo da 137Cs riportati nelle cartografie riprodotte a partire dalle misure effettuate dall’Ente statale “Centro repubblicano di controllo radioattivo e monitoraggio” (RCRKM) di Minsk, in questa area i livelli di radioattività risultano compresi fra 37000 e 555000 Bq/m².
Nei villaggi di Malojin, Azarievici e Dublino si sono scelti punti di misura prevalentemente davanti a scuole o a luoghi abitualmente frequentati dalla popolazione.
All’interno della zona evacuata, alcuni villaggi sono ancora completamente abbandonati, come Sperigio e Yasheni, anche se nelle loro immediate vicinanze si osservano campi coltivati e recinzioni per animali da pascolo; i villaggi di Volocoscina e Leninez risultano invece abitati da persone perlopiù anziane già residenti oppure provenienti da paesi limitrofi abbandonati.
Nel villaggio di Volocoscina è stata prelevato anche un campione di acqua da un pozzo per le successive analisi di spettrometria gamma in laboratorio (vedi par.II.2.6).
I risultati delle misure effettuate nella regione di Gomel sono riportati in Tab. 39.

I risultati delle misure radiometriche effettuate confermano livelli di radioattività “elevati” e indicano una persistente e diffusa contaminazione al suolo, con elevata variabilità anche in corrispondenza delle stesse aree.

II.3.2 MISURE RADIOMETRICHE DI LABORATORIO

A completamento dell’indagine, si riportano in Tab. 40 i risultati delle misure di spettrometria gamma eseguite in laboratorio sui campioni ambientali e alimentari prelevati in alcune località indagate.
Le analisi eseguite sui campioni prelevati presso il Centro ed il Kolchoz indicano valori di concentrazione di 137Cs, laddove rilevabili, confrontabili con i risultati su matrici analoghe presenti nella Rete di monitoraggio della radioattività ambientale nella regione Emilia-Romagna: solo il latte vaccino presenta tracce di 137Cs a livelli di poco superiori a quanto attualmente riscontrato nella nostra regione (costantemente sotto il limite di rilevabilità (circa 0,05 Bq/L).
Anche il campione di acqua di pozzo, pur prelevato nel villaggio di Volocoscina nella zona contaminata, presenta tracce di 137Cs a livelli appena superiori al limite di rilevabilità strumentale (circa 0.05 Bq/L).

II.3.3 CONCLUSIONI
La nuova indagine eseguita nel 2004 conferma la presenza di contaminazione radioattiva da 137Cs derivante dall’incidente di Chernobyl in alcune province della Bielorussia meridionale.
I risultati delle misure eseguite presso il Centro “Vjazze” e successivamente in laboratorio sui campioni alimentari o ambientali indicano livelli di contaminazione confrontabili con quelli rilevati nel 2003 al Centro Nadezhda, paragonabili ai valori riscontrati nella regione Emilia-Romagna in analoghe matrici.
 
Da questo documento si evince che il livello di contaminazione radioattiva delle aree (esclusa la "zona interdetta") è ormai rientato nella normalità, cioè sui valori naturali, sia per la radioattività in aria, sia per quella al suolo sia per gli alimenti. Tant'è vero che i valori sono gli stessi riscontrati in analoghe analisi in Emilia Romagna

Resta la "zona interdetta", quella su cui si hanno due terrificanti indicazione: 400/500 volte superiori per la radioattività in aria, e di "centomila volte superiore" per la contaminazione del suolo" con il 137 CS.
Questa indicazione "rispetto ai valori della Emilia Romagna" va ovviamente verificata in termini di dose assorbita dalla eventule popolazione residente, e quindi la sua eventuale pericolosità.
E' ovvio che "centomila volte di più" di "zero" darebbe sempre "zero"...

Quindi riesaminiamo la tabella Tab. 39, tenendo presente che valori fino a 120 nSv/h sono da considerarsi "normali", sono quelli registrati a Piacenza. E quindi li marchiamo in celeste
Poi abbiamo la fascia compresa fra 121 e 325 nSv/h, (corrispondente, su base annua, fra 1,06 e 2,85 mSv/a). E' vero che è più alta di quella di Piacenza, ma comunque più bassa di quella d Roma - Piazza S. Pietro, che è circa 5 mSv/a. Questa fascia la marchiamo in rosa.
Ci rimane un unico valore "elevato", 803 nSv/h che marchiamo in rosso, e che corrisponde a circa 7 mSv/anno.


(N.B. il 40K è l'isotopo radioattivo del Potassio, di origine naturale e presente
in ogni terreno. Ne abbiamo già parlato in relazione alla radioattività naturale)

Come possiamo verificare si tratta di un valore ben inferiore a quello comunemente riscontrabile come "fondo naturale" in diverse parti del mondo.
I valori delle misure su cui sono stati fatte queste considerazioni vengono dal documento citato che potete scaricare in originale da qui (scarica) o direttamente dal sito http://www.arpa.emr.it nella sezione "Radioattività ambientale in Emilia Romagna".
Quindi dovrebbero essere attendibili anche per gli ecologisti più sospettosi, a meno di ammettere che anche l'ARPA -Emilia Romagna e Legambiente facciano parte del complotto globale che vuole tacere la "Verità" sul disastro di Chernobyl.

Quindi benissimo, complimenti per il lavoro dell'ARPA Emilia Romagna che chiarisce la situazione al 2006 su Chernobyl, con un solo appunto.
Scrivere che "anche 400-500 volte il valore medio riscontrabile nella nostra regione"
e è risultato circa 100000 volte più elevato rispetto a terreni analizzati nella nostra regione
porta il lettore in apprensione. Si immagina cose terribili.

Scrivendo ad esempio che nella "zona interdetta", nel 2006, la radioattività è come quella di Piacenza, spesso quasi come quella di piazza San Pietro, e in un caso quasi come quella delle Catacombe di Santa Priscilla, è più tranquillizzante.
 

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Conclusioni
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Il disastro di Chernobyl è stato un "disastro", non una ecatombe.
Centinaia di vittime per quanto dolorose non sono "centinaia di migliaia di vittime"
Il disastro è compreso nello spazio e nel tempo, e non è globale e infinito.
Esso è figlio di un sistema politico e sociale che era già alla fine e gli è sopravvissuto solo tre anni.
Un sistema che poteva allegramente progettare reattori per fare insieme energia elettrica e plutonio, e perciò se ne infischiava di farci l'edificio di contenimento. Un sistema che quando è successo il disastro non è stato nemmeno in grado di dare le pasticche di ioduro di potassio ai ragazzini.

Due anni prima c'era stato un analogo incidente nel reattore n.2 della centrale nucleare di Three Mile Island, negli Stati Uniti.
Anche in quel caso si era arrivati alla fusione del nocciolo, ma non c'era grafite, non c'è stato quindi incendio, il Core non è esploso, e se fosse esploso tutto sarebbe rimasto confinato dietro metri di cemento armato.
Ciononostante fu dichiarata "emergenza", fu evacuata la popolazione come misura precauzionale. 
Prima, non dopo!
Ci fu un rilascio di radioattività pari a 2 Curie, contro i 300 Curie di Chernobyl, e nessun rilascio di radionuclidi, e quindi nessuna contaminazione. E nessuna vittima.

Per darvi un paragone: il rilascio radioattivo dell'incidente nucleare di Three Mile Island è stato inferiore alla radioattività che rilascia in un anno una centrale a petrolio da 1.000 MW.
Il disastro di Chernobyl ha rilasciato la radioattività che rilasciano in un anno 120 centrali a petrolio da 1.000 MW

Nessuno potrà mai sostenere che un incidente sia "impossibile".
Ma esiste la possibilità e il dovere di far si che un incidente non diventi un "disastro".
 

Quale energia?
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Alla fine di questo lavoro è necessario riproporre il "dilemma"
Ritornare al nucleare, almeno per la misura proposta in queste pagine?
"No", sarebbe la risposta più semplicistica. Se non ci sono centrali atomiche non può succedere niente (il famoso "Principio di Precauzione")
Così come se non ci fossero ferrovie non avremo incidenti ferroviari, senza aerei incidenti aereonautici, senza automobili vittime sulle strade.
In realtà noi usiamo "Energia", elettrica in particolare, e dobbiamo trovare il modo più sicuro, meno inquinante e meno costoso per produrla.
Ognuno pensa che l'incidente aereo, quello ferroviario o automobilistico riguardino chi ne è coinvolto direttamente, gli altri lo guardano in televisione.
Invece la centrale nucleare sparge i suoi veleni in modo subdolo: io che sono maestro nel farmi i fatti miei potrei venire contaminato senza accorgermente!
Beh, non è così, è esattamente a rovescio.

Una centrale nucleare da 1.000 Megawatt produce in un anno 3 metri cubi di scorie pericolose (un cubo da un metro e mezzo di lato), da confinare o mandare al riprocessamento (e riutilizzare!)
E non sparge "nulla" nell'ambiente.

Una centrale a petrolio da 1.000 Megawatt rilascia in un anno, direttamente in atmosfera, attraverso la canna fumaria, 2.401.650.000metri cubi di inquinanti, di cui:

- 2.302.000.000 mc di CO2 (effetto serra, quello che a chiacchiere tutti vogliono bloccare)
- 91.000.000 mc di SO2 (anidride solforosa, piogge acide, nei polmoni diventa acido solforico, tumori, quelli che tutti vogliono evitare)
- 7.000.000 mc di NO2 (ossido di azoto, malattie dell'apparato respiratorio, tumori)
- 1.650.000 mc di polveri sottili (ancora malattie dell'apparato respiratorio, tumori)
- 68.000 mc di ceneri da smaltire in discarica di classe A come rifiuto tossico-nocivo (inquinamento dei terreni e delle falde, spargimento di sostanze altamente cancerogene).

Ecco, moltiplicate questi numeri circa x 50 (solo per l'Italia, naturalmente) e avrete la misura del grande affare che state facendo con il "No al nucleare". Qui non c'è bisogno dell'incidente, ogni volta che respirate vi prendete la vostra "dose".

Nella tabella sottostante è raffigurata l'incidenza del cancro al polmone in europa, espressa in eventi/anno ogni 100.000 persone. (http://www.eurocadet.org/index.php?nav_id=294)

 
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