.
.
Intanto cominciamo con il dire che il disastro di Chernobyl è
avvenuto per una serie di "follie" legate all'elemento umano.
Si voleva eseguire un esperimento, da fare sul reattore n. 4 della centrale
nucleare, esperimento finalizzato a verificare se, nella fase di spegnimento
del reattore, l'acqua di raffreddamento potesse circolare per inerzia della
turbina a vapore invece che spinta dalle apposite pompe elettriche.
Questo esperimento era stato dapprima bocciato, ma alla fne i proponenti
erano riuscito ad avere l'autorizzazione.
L'esperimento era stato tentato già una volta circa due mesi
prima del disastro, ma in quel caso le sicurezze automatiche del reattore
erano intervenute, spegnendolo senza nessuna conseguenza.
Così si è pensato bene di rimuove tutti i sistemi di
sicurezza, attivi e passivi (rimuovere "fisicamente", sbullonando i cavi
elettrici dei sistemi di sicurezza e facendo estrarre le barre di controllo,
anche quelle che non dovevano essere assolutamente estratte)
E così sono riusciti a farlo saltare per aria, questa è
la sostanza.
.
Quindi l'incidente è accaduto perchè si è voluto
fare un "esperimento" del tutto sballato, rimuovendo i sistemi di sicurezza
attivi e passivi.
L'incidente non è stato una "esplosione nucleare", che in un
reattore non può succedere.
Il vapore acqueo dell'acqua di raffreddamento con l'aumento della temperatura
è salito di pressione fino a far esplodere il reattore e far saltare
il soffitto dell'edificio. E priva del raffreddamento la grafite si è
surriscaldata fino ad incendiarsi. E i fumi dell'incendio hanno trascinato
in aria le sostanze radioattive.
Tutta una serie di fattori negativi contribuirono ad aggravare l'incidente
- Il reattore RBMK è moderato a grafite. In occidente questo
è proibito perchè la grafite si può incendiare, come
è successo a Chernobyl.
- Il reattore RBMK lavora in regime di "vuoto positivo", cioè
all'aumentare della temperatura aumenta la reazione (invece deve avvenire
esattamente il contrario)
- Il reattore RBMK è costruito in un semplice capannone industriale,
cioè è privo di struttura di contenimento. In occidente questo
è proibito, perchè in caso di incidente la struttura di contenimento
impedisce la fuoriuscita di radioattività (come successe nell'incidente
di Three Mile Island, in USA, nel 1978)
Questi fattori sono quelli che hanno determinato il danno più
grave, diffondendo all'esterno i materiali radioattivi.
A questo punto si è aggiunto altro danno, perchè la popolazione
della vicina città di Pripyat è stata avvertita dopo oltre
24 ore, e quindi in questo tempo ha respirato senza precauzioni l'aria
contaminata da polveri radioattive.
Vediamo quindi di spiegare meglio quello che è successo e i
fattori che hanno aggravato il disastro.
- E' importante capire che in un reattore nucleare "non può"
generarsi una esplosione atomica, nel qual caso evidentemente sarebbe inutile
qualsiasi opera di contenimento.
Infatti la velocità della reazione nucleare dipende dalla percentuale
di arricchimento dell'uranio, che nel caso di un reattore nucleare è
del 3-5%. In una bomba atomica l'esplosione può avvenire perchè
l'uranio è arricchito al 95%.
L'incidente peggiore possibile è quello accaduto a Chernobyl:
fusione del nocciolo (in quel caso aggravato dalla presenza della grafite,
che si è incendiata e con i fumi dell'incendio ha sparso gli elementi
radioattivi).
Per "fusione del nocciolo" si intende che tutto l'insieme del nocciolo
(combustibile, barre etc) a causa della temperatura fonde in una specie
di magma che rimane pastoso, fluido, fino a che non si fredda (questo può
richiedere settimane o mesi, secondo la condizione. A Chernobyl si è
solidificato rapidamente, entro qualche settimana) |
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Questo è lo schema costruttivo di un moderno reattore nucleare,
come imposto dalla Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Questo
schema è concepito proprio per prevenire i danni di eventuali incidenti.
La doppia cupola in cemento armato (spessa circa 2 metri) previene
la possibilità di fuoriuscita di sostanze radioattive, la base di
cemento armato (spessa circa 7 metri) previene all'impermeabilità
del reattore verso il basso e rottura dell'edificio in seguito a terremoto.
Nel recente terremoto avvenuto in Giappone i "danni" alla centrale si sono
limitati all'incendio di un trasformatore elettrico, all'esterno degli
edifici di contenimento dei reattori (in quella centrale ci sono ben cinque
reattori).
Una sere di accorgimenti prevengono altre possibili eventualità:
lo "Storage Tank" che si vede al centro accoglie l'acqua che dovesse fuoriuscire
dal sistema, sistemi di filtraggio per depurare il vapore acqueo o l'aria
che per qualsiasi motivo dovesse fuoriuscire dall'edificio, e così
via.
I sistemi di sicurezza "non sono escludibili" dall'intervento umano,
e in caso di terremoto il reattore si spegne automaticamente in 2 secondi
prima che le onde sismiche lo raggiungano.
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La centrale di Chernobyl oggi.
Sul lato destro si vede il "sarcofago" di cemento armato che copre
il relitto del reattore n.4
Su lato sinistro l'edificio del reattore n.3, un normale edificio industriale.
Quando è successo il disastro erano in costruzione i reattori
n. 5 e 6. |
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Una centrale costruita secondo gli standar AIEA.
Anche n questo caso abbiamo due reattori, ma si vedono chiaramente
le cupole che li racchiudono. |
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Il dettaglio delle cupole della stessa centrale nucleare.
Se fosse stato costruito secondo questi criteri il reattore di Chernobyl
non avrebbe rilasciato radioattività all'esterno, o comunque in
quantità infinitamente minori. |
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La terrificante immagine dell'incendio che arde nel nocciolo a causa
della grafite, ed erutta fumi carichi di radionuclidi che si spargeranno
per mezza europa.
I pompieri e i militari rifiutarono la turnazione, lavorando allo stremo,
per soffocare l'incendio prima possibile.
28 pagarono con la vita nelle settimane successive, altri 11 morirono
negli anni successivi, probabilmente tutti prima o poi ne avranno conseguenze
sulla salute.
Accettarono di esporsi a dosi considerate mortali. |
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Gli eroi di Chernobyl
1.800 elicotteri si avvicendarono fra i fumi radioattivi scaricando
migliaia di tonnellate di carbonato di boro, sabbia e cemento.
Il giorno 4 Maggio, otto dopo il disastro, l'incendio fu soffocato. |
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Una foto del reattore n.4 dopo il disastro.
E' evidente che non si è trattato di una esplosione "atomica".
L'aumento della temperatura ha fatto esplodere il reattore (come una
gigantesca pentola a pressione, scusate il paragone)
Questa esplosione ha fatto saltare il resto, causando il crollo della
parte superiore dell'edificio.
L'incendio della grafite ha sparso attraverso i fumi le sostanze radiottive
contenute nel nocciolo del reattore.
Solo dopo otto giorni, coperto il relitto del reattore da migliaia
di tonnellate di cemento, sabbia e boro sganciate con gli elicotteri, le
emissioni sono cessate. |
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Questo è lo schema del reattore dopo il disastro.
Il "Core" è esploso e precipitato sul fondo, il coperchio superiore
(cover) si è spostato.
Nell'ammasso di detriti costituenti combustibile, grafite, parti metalliche,
la reazione di fissione cessa progressivamente perchè si distrugge
la geometria combustibile/moderatore che la rende possibile, ma il calore
da smaltire è ancora molto. La "lava" è colata negli ambienti
sottostanti, e tutto è stato ricoperto da sabbia, cemento e boro.
Poichè l'edificio non aveva una base di spessore sufficiente
è stato necessario mandare squadre di minatori per costruire una
nuova base di cemento. |
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Foto di uno dei flussi di "lava" (nocciolo fuso) colati nella parte
inferiore dell'edificio.
1) Lava, 2) pavimento 3) valvola 4) apparecchiature elettriche.
Pochi giorni dopo il disastro la lava è già raffreddata
al punto di solidificazione. |
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Ancora una colata di "lava" ormai solidificata.
La "Sindrome Cinese" (il nocciolo fuso che sprofonda fino al centro
della Terra) è una scemenza.
Chi lo racconta cerca di imbarcare gonzi col solito sistema della "Sindrome
di fine di mondo!". E fare il pieno al cinema.
Questa baggianata fu inventata in un film con Jane Fonda al tempo in
cui era suffraggetta per distruggere l'odiato Occidente.
Poi ha sposato un miliardario. |
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Gli eroi di Chernobyl
Operai e tecnici festeggiano la realizzazione del "Sarcofago".
Alla fine tocca sempre a noialtri riparare alle follie dei potenti.
Quelli che sanno stare in un cantiere o in una officina.
Orgogliosamente, come loro.
Però devo anche dire che questo ruolo di agnelli sacrificali
ha un po stufato; Chissà se in questa foto c'è anche l'imbecille
che ha avuto la brillante idea di fare le bombe atomiche con un reattore
civile. Voi che dite? |
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Quindi il relitto del reattore n.4 è stato finalmente contenuto
nel "sarcofago" di cemento armato.
E' ovvio dire che le opere di sicurezza andavano fatte "prima" del
disastro, non "dopo".
Chi dice che un danno al sarcofago libererebbe chissà quali
veleni, il disastro, la morte, racconta balle.
E' in cerca di finanziamenti e/o di elettori |
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Questa specie di pappone, ormai solidificato da trenta anni, non va
proprio da nessuna parte.
E' pericolosissimo, si, ma a dormirci vicino.
Potete notare che non ha affatto sfondato il pavimento, non è
precipitato al centro della terra, e quella specie di banchetto di ferro
non si è nemmeno fuso, come non si sono fuse le valvole da cui è
fuoriuscito.
Capisco che si possa considerare incredibile che il disastro di un
reattore nucleare, il "peggior incidente possibile", possa essere "tutto
qui", ma se ci fosse stata la struttura di contenimento non si sarebbe
fatto male nessuno. |
 |
Dopo il disastro la centrale venne mantenuta in funzione, coi reattori
n, 1, 2, e 3:
Il reattore n.2 subì un incendio del 1990 e fu chiuso.
Il reattore n.1 fu spento nel 1996 a seguito di accordi fra le autorità
ucraine e l'AIEA.
Il reattore n. 3 fu spento nel 2000.
L'Ucraina ha attualmente in funzione 13 reattori nucleari e sta costruendo
2 nuove centrali. |
.
E' necessario almeno un cenno sul "perchè" i reattori RBMK (in
russo l'acronimo sta per "Atomo per la Pace") fossero così diversi
dai reattori comunemente progettati in tutto il mondo.
Anche in Unione Sovietica, e poi in Russia, i nuovi reattori nucleari
sono costruiti secondo le regole di sicurezza.
Il motivo è che i reattori RBMK erano concepiti con un duplice
scopo: produrre energia elettrica e produrre Plutonio per la costruzione
di bombe atomiche.
Questo "doppio scopo" impose ai progettisti quelle soluzioni che poi
si rivelarono fatali.
La possibilità di estrarre e sostituire le barre di combustibile
durante il funzionamento del reattore, dovuto appunto alla necessità
di estrarre il Plutonio, obbligò alla presenza di una gru e all'assenza
della cupola di contenimento.
Dopo il disastro tutti i reattori RBMK furono modificati per eliminare
i fattori di rischio, e circa 13 reattori RBMK sono ancora in funzione. |
.
.
Esaminando le conseguenze del disastro occorre accennare ad alcuni
fattori che le hanno indubbiamente aggravate.
Benchè fin da 1964 fossero stati preparati, ad opera degli scienziati
russi, i piani di intervento da eseguirsi in caso di incidente nucleare,
alla data del disastro, 26 aprile 1980, nulla era stato predisposto.
I medicinali specifici, pur realizzati, non erano stati ne prodotti
ne distribuiti. Pompieri e soldati non possedevano ne addestramento ne
sistemi di protezione, i primi avvisi alla popolazione furono dati dopo
36 ore, e così via.
E questo aggiunse danno al danno. |
E' necessario dividere in tre gruppi di persone:
- 1^ gruppo, quelli che intervennero nella fase dell'emergenza
del primo giorno
- 2^ gruppo, quelli che lavorarono successivamente alla decontaminazione,
alla realizzazione del sarcofago, nell'area di 30Km intorno alla centrale
detta "Zona Interdetta", e gli operatori della centrale che, come abbiamo
detto, restò in funzione.
- Popolazione civile, tutte le persone residenti nelle "Aree
contaminate", e quindi nelle aree dove la contaminazione è superiore
a 185 kBq/m2 (= 185.000 Bq/m2)
Mappa delle aree contaminate (oltre 185 kBq/m2), rosso, ocra scuro e
ocra chiaro)
1^ gruppo
Al momento dell'incidente sono morte 2 persone a seguito del crollo.
Nelle ore immediatamente successive (l'incidente è avvenuto
alle ore 1 del mattino del 26 aprile '86) intervennero in tutto circa 600
persone, che furono esposte a dosi massicce o letali di radioattività
ed esposizione ad elementi radioattivi.
Si era nel momento peggiore, in cui l'incendio ancora ardeva.
Alcuni sintomi di esposizione acuta vennero osservati su 237 persone,
e successivamente diagnosticata una sindrome acuta da radiazioni a 134
persone.
Queste 134 persone erano state in realtà variamente esposte,
in dosi lievi fino a dosi letali.
Furono ricoverate, sottoposte alle cure del caso con gli esiti descritti
nella sottostante Table 11.
Quindi, nel gruppo più esposto di 600 persone intervenute il
primo giorno nella centrale si sono avuti 134 ammalati, di cui 28 deceduti
entro poche settimane e 106 sopravvissuti.
Successivamente, fra i 106 sopravvissuti, 11 sono deceduti, come da
tabella a seguire (Tble 55), nei dieci anni successivi.
3 di leucemia, 3 di infarto, 1 di tubercolosi, 2 di cirrosi epatica,
1 di embolia, 1 di malattia polmonare.
2^ gruppo
Il secondo gruppo riguarda 226.242 persone che lavorarono, fra
il 1986 e il 1987, in un raggio di 30 Km dalla centrale, nella cosiddetta
"Zona Interdetta", dove maggiore si concentrò la ricaduta di sostanze
radioattive.

In questa tabella (Table 16) si può vedere le persone relative
al 2^ gruppo, la loro suddivisione per mansioni, e la dose media di radioattività
che hanno assorbito fra il 1986 e 1987, durante il lavoro nella "Zona Interdetta"
Si può facilmente verificare che se ad esempio prendiamo in considerazioneil
gruppo "Costrution Workers" che ha assorbito 82-25 mSv, questo valore è
ampiamente compreso nei valori di radioattività nelle abitazioni
di alcuni paesi, e nella esposizione che ne consegue.
Se avessero soggiornato in alcune case svizzere avrebbero preso 250
mSv/a, in case finlandesi 500 mSv/a.
Questo significa che le turnazioni per chi ha lavorato nelle zone a
rischio sono state organizzate con criteri di relativa sicurezza.
Ma soprattutto significa che la famosa zona interdetta non era affatto
"l'inferno nucleare" che si descrive.
Popolazione civile
Nella tabella sottostante (Table 35) possiamo vedere le esposizioni
medie delle popolazioni civili residenti nelle zone contaminate (oltre
185 kBq/m2)
Anche in questo caso è facilmente verificabile come i livelli
di esposizione massimi (intorno ai 200 mSv/a), e che riguardano solo lo
0,02-0,03% della popolazione, non siano enormi, e sui valori che è
comune trovare dentro le case in molte parti del mondo.
Patologie 2^ Gruppo e popolazione
In questa tabella (Table 65) vediamo l'aumento dei casi di leucemia
rispettivamente per il personale del 2^ gruppo e per la popolazione civile.
N.B - per il 2^ gruppo non c'è la suddivisione per "Cittadinanza".
Si ha il numero totale ma senza sare quanti fossero Bielorussi, Ucraini
o Russi. Quindi si raggruppa in una unica riga.
Lo stesso concetto si applica alla popolazione civile, essendo ininfluente
la nazione di appartenenza.
In realtà la popolazione esaminata andrebbe divisa almeno per
sesso e almeno grossolanamente per fascia d'età, ma qui è
possibile solo verificare, grosso modo, se i numeri di mortalità
del disastro sono da "ecatombe", come sostengono alcuni, da "disastro"
o da semplice "incidente".
Il tasso di mortalità per le persone colpite da tumore è
stato preso dai valori indicati per l'Italia.
2^gruppo - Persone che nel '86/87 lavorarono nella "Zona Interdetta"-
leucemia
| Stato |
n. persone |
casi attesi |
casi rilevati |
mortalità |
casi aggiunti |
mortalità
aggiunta |
| B/U/R |
226.242 |
20,9 |
46 |
42% |
25 |
10,5 |
2^gruppo - Persone che nel '86/87 lavorarono nella "Zona Interdetta"
- tutti gli altri tumori
| Stato |
n. persone |
casi attesi |
casi rilevati |
mortalità |
casi aggiunti |
mortalità
aggiunta |
| B/U/R |
226.242 |
870 |
950 |
42% |
80 |
33,6 |
Popolazione civile residente nelle "zone contaminate" - leucemia
| Stato |
n. persone |
casi attesi |
casi rilevati |
mortalità |
casi aggiunti |
mortalità
aggiunta |
| B/U/R |
5.159.887 |
1.192 |
1.213 |
42% |
21 |
8,82 |
Popolazione civile residente nelle "zone contaminate" - tutti gli altri
tumori
| Stato |
n. persone |
casi attesi |
casi rilevati |
mortalità |
casi aggiunti |
mortalità
aggiunta |
| B/U/R |
5.159.887 |
48.432 |
49.005 |
42% |
573 |
240,6 |
| I bambini di Chernobyl
Questo è l'aspetto più orrendo del disastro di Chernobyl,
il fatto che alla fine il prezzo maggiore di tutta una serie di scelte
sbagliate, follie, disorganizzazione e imprevidenza lo abbiano pagato gli
innocenti, i ragazzini, quelli che gli adulti prima di ogni altra cosa
si dovrebbero preoccupare di tutelare.
Il motivo per cui si è registrato un aumento dell'incidenza
del cancro alla tiroide fra la popolazione che al momento del disastro
aveva fra zero e 18 anni è presto detto: "Negligenza e Imperizia".
Tutti sapevano che la tiroide è un organo bersaglio per lo Iodio,
che lo usa per regolare molte funzioni del corpo umano. La tiroide vive
di Iodio, la sua carenza causa malattie tipiche e ben conosciute, il tasso
elevato di tumori alla tiroide è stato diminuito su intere popolazioni
aggiungendo Iodio al sale da cucina (ad esempio in Svizzera). L'area che
poi sarà contaminata dall'incidente è a bassa presenza di
Iodio, e quindi espone di per se la popolazione a patologie della tiroide
per bassa assunzione di Iodio.
Ma l'isotopo Iodio131 è radioattivo, e quindi si doveva impedirne
l'ingestione ai bambini, che a Chernobyl è avvenuta attraverso il
latte.
Tutti lo sapevano, ma nella catastrofe organizzativa del dopo disastro
nessuno si è preoccupato non solo di dire che il disastro era successo
(la popolazione lo ha saputo dopo quasi 48 ore), ma neanche di dire di
non consumare latte. E men che meno di distribure le pasticche di ioduro
di potassio.
Quando il 5 maggio queste pasticche sono state offerte dagli Stati
Uniti sono state rifiutate, per un evidente ridicolo "orgoglio da superpotenza".
Lo Iodio131 ha una emivita radioattiva di soli 8 giorni, e quindi
diventa innocuo nel giro di poche settimane. Somministrando fin dal
primo momento Iodio stabile attraverso le pasticche di ioduro di potassio
la tiroide si satura di Iodio stabile e non può più assorbire
Iodio radioattivo.
(dopo Chernobyl la Svizzera ha distribuito direttamente alla popolazione
le pasticche di ioduro di potassio, per renderle immediatamente disponibili
in caso di necessità)
Ma anche la semplice disposizione di non dare il latte ai bambini,
di consumare scatolame e pasta, nulla di nulla.
Così è successo che mentre gli adulti hanno assorbito
nella tiroide dosi di Iodio131 trascurabili (0,07 Gy) ad alcuni bambini
è toccato fino a 2 Gy.
|
(N.B. - L'interpretazione corretta di questa tabella sembra essere
"per gli anni" (for the years) 1991-1995. Quindi il numero dei casi, attesi
e osservati, si dovrebbe riferire all'arco dei quattro anni. Per avere
i casi/anno quindi dividere x 4)
Bambini - tumori alla tiroide rilevati dal 1991 al 1995 nelle persone
che al momento del disastro avevano fra 0 e 18 anni
| Stato |
n. persone |
casi attesi |
casi rilevati |
mortalità |
casi aggiunti |
mortalità
aggiunta |
| B/U/R |
3.748.000 |
34,6 |
243 |
10% |
208,4 |
21 |
La guarigione del tumore alla tiroide è normalmente del 90%.
Da dati il letteratura per Chernobyl sarebbe stata del 99% grazie ai programmi
di controllo capillari che ne avrebbero permesso la diagnosi in stadi estremamente
precoci (per cui se assumessimo questo dato la mortalità aggiunta
sarebbe di 2 casi. Non ho riscontri e quindi lascio il valore del 90% rilevabile
dalla letteratura italiana)
Il periodo di latenza del tumore alla tiroide è indicato da
cinque a dieci anni. Quindi l'insorgenza dei tumori contratti nel 1986
dovrebbe
essere terminata nel 1996.
Si è aperto fortunatamente un percorso di solidarietà,
specie italiana, nei confronti dei bambini di quelle aree. I controlli
medici che vengono eseguiti in occasione della loro permanenza del nostro
paese indicano, fortunatamente, che i rischi clinici del disastro sono
cessati.
Restano invece tutte le patologie di una popolazione che si sente condannata
in eterno, a cui non è consentito di uscire dal disastro, e che
matura ansia, stress, suicidi, depressioni etc., come risulta dalle indagini
epidemiologiche. |
.
.
Un interessante lavoro di monitoraggio delle
regioni contaminate dall'incidente è stato fatto dalla Agenzia Regionale
Per l'Ambiente (A.R.P.A.) dell'Emilia Romagna, Sezione provinciale di Piacenza,
in collaborazione con Legambiente.
Il documento è relativo alle indagini
sulla radioattività in Emilia Romagna, e alle pagine 103-118 si
trova la sezione relativa agli interventi di Chernobyl. Tutto il documento
è scaricabile qui (scarica)
oppure all'indirizzo http://www.arpa.emr.it
nella sezione "Radioattività ambientale in Emilia Romagna".
Si riporta integralmente la sezione che
ci interessa.
II.3 MISURE DI RADIOATTIVITÀ IN ALCUNE
PROVINCE DELLA BIELORUSSIA CONTAMINATE DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL - ANNO
2004
Nell’aprile 2004, la Sezione Provinciale di Piacenza
di ARPA, ha proseguito l’attività di monitoraggio della contaminazione
radioattiva ancora presente in alcune zone della Bielorussia, a supporto
del “Progetto Rugiada” di Legambiente, Sezione di Carpi-Novi-Soliera.
Nel corso dell’indagine radiometrica eseguita
nel 2003 presso il Centro “Nadezhda”, situato presso la cittadina di Vilejka,
distante circa 400 Km da Chernobyl, non si sono riscontrati livelli di
radioattività superiori al fondo ambientale “naturale” e negli alimenti
prelevati presso il Centro, e
successivamente analizzati in laboratorio, si
sono riscontrati livelli di contaminazione analoghi a quelli rilevati nella
nostra regione e in Italia; pertanto il Centro offriva ai bambini ospitati
le stesse garanzie di salubrità dei soggiorni in Italia (vedi Rapporto
Radioattività ambientale in Emilia-Romagna - Rapporto Anno 2003).
Sempre nel corso di tale indagine, era stata
anche raggiunta la cittadina di Krjukì, una delle “zone morte”,
zone cioè evacuate dopo l’incidente di Chernobyl; in questa cittadina,
che si trova a circa 20 km a Nord della Centrale, i livelli di radioattività
rilevati (intensità di dose "gamma" in aria) sono ancora estremamente
elevati, anche 400-500 volte il valore medio riscontrabile nella nostra
regione. In un campione di terreno prelevato per la successiva analisi
di laboratorio il contenuto di 137Cs (pari a 10-6 Bq/kg) è risultato
circa 100000 volte più elevato rispetto a terreni analizzati nella
nostra regione.
Nel 2004, Legambiente ha esteso il progetto ad
un’ulteriore struttura anch’essa già esistente e funzionante in
Bielorussia, il Centro “Vjazze” situato nella provincia di Assipovici,
regione di Moghilev, nella parte centrale della Bielorussia, a circa 200
Km a Nord-Est di Chernobyl, chiedendo pertanto ad ARPA di effettuare in
tale sito analoghe misure eseguite presso il Centro
“Nadezhda”.
Il Centro “Vjazze” è stato quindi “mappato”
tramite misure di intensità di dose "gamma" e valutazione del contenuto
di 137Cs con spettrometria "gamma" in campo.
Presso il Centro, inoltre, sono stati prelevati
campioni di acqua potabile e acqua del laghetto, matrici sulle quali si
è proceduto ad eseguire analisi radiometriche e chimiche di laboratorio.
Analoghe misure sono state effettuate presso
il vicino Kolchoz, cioè l’insediamento presso il quale Legambiente
intende approvvigiornarsi per i prodotti agricoli coltivati nei campi limitrofi
per l’alimentazione dei bambini ospitati nel Centro.
Presso il Kolchoz sono stati prelevati, nel corso
della campagna, solo campioni di latte e foraggio, non essendo al momento
ancora disponibili prodotti agricoli coltivati in loco.
II.3.1 LA NUOVA INDAGINE IN BIELORUSSIA
L’indagine si è svolta nel periodo 26/04/04
– 02/05/04: dal 26/04 al 30/04 è stata effettuata una mappatura
del Centro “Vjazze” ad Assipovici, mentre dal 30/04 al 01/05 sono state
eseguite misure analoghe in alcune località della Bielorussia sud-orientale.
II.3.1.1 – IL CENTRO “VJAZZE”
Il Centro è nato negli anni ’50 per il
recupero dei bambini affetti da tubercolosi; con l’incidente di Chernobyl,
l’ex Unione Sovietica ha sovvenzionato periodi di soggiorno presso il Centro
per i ambini provenienti dalle zone più contaminate. Successivamente
all’indipendenza della Bielorussia dall’Unione Sovietica (1990), sono mancati
i finanziamenti per questa attività ed attualmente la Regione di
Moghilov contribuisce al funzionamento di tale struttura per ospitare bambini
della regione.
Legambiente vorrebbe inserire questo Centro nell’ambito
del Progetto “Rugiada”, contribuendo alla sua ristrutturazione, se finanziariamente
sostenibile, una volta verificato che i livelli di radioattività
artificiale presenti siano “non rilevanti”.
Presso il Centro sono state pertanto effettuate
misure di intensità di dose gamma e del contenuto di 137Cs (Cesio137,
nda) al suolo tramite spettrometria gamma in campo, posizionando i rivelatori
ad una distanza dal suolo di circa 1 m. Misure in campo sono state successivamente
ripetute presso un “Kolchoz”, localizzato nelle vicinanze del Centro.
I risultati delle misure effettuate sono riportati
in Tab. 38.

Nella tabella viene altresì riportato il
risultato del 40K (Potassio, nda), radioisotopo di origine naturale, presente
in concentrazioni diverse a seconda delle matrici che vengono analizzate,
impiegato allo scopo di verificare le corrette condizioni di misura dello
strumento.
I risultati delle misure indicano che i livelli
di radioattività ambientale rilevati in questa area risultano sostanzialmente
confrontabili sia con i dati del Centro “Nadezhda” rilevati nell’indagine
del 2003 che con valori rilevati nella regione Emilia-Romagna:
- Parametro “intensità di dose raggi
gamma”
stazione in automatico di rilevamento della radioattività
in aria presso:
- ARPA Piacenza: valori compresi fra 50 e 120
nSv/h;
- Centro “Nadezhda”: valori compresi fra 55 e
110 nSv/h;
- Centro “Vjazze” e Kolchoz: valori compresi
fra 57 e 84 nSv/h |
- Parametro “137Cs nel terreno”
- Centro “Nadezhda”: valori compresi fra 700
e 3700 Bq/m²;
- Centro “Vjazze” e Kolchoz: valori compresi
fra 1000 e 4300 Bq/m²
(In Emilia Romagna la deposizione del 137 CS
nel terreno è compresa fra i 0,02 ei 0,85 Bq/m2 - pag. 21) |
Presso il Centro sono state inoltre prelevati
2 campioni di acqua (superficiale del lago e di acquedotto), sui quali
sono state eseguite misure di spettrometria gamma in laboratorio (vedi
par.II.3.2) e sono stati sottoposti ad analisi di tipo chimico per verificare
la presenza di eventuale contaminazione di tipo convenzionale (metalli
pesanti).
Infine, non essendo giunti a maturazione prodotti
coltivati in loco, presso il Kolchoz sono stati prelevati solo campioni
di latte e foraggi da sottoporre alle analisi radiometriche in laboratorio
(vedi par.II.3.2).
II.3.1.2 – MISURE RADIOMETRICHE PRESSO ALCUNI
VILLAGGI NELLA REGIONE DI GOMEL
Come sopra detto si sono altresì eseguite
indagini radiometriche in alcuni villaggi localizzati nei dintorni della
cittadina di Braghin, a circa 40 Km da Chernobyl, area già investigata
nel corso della precedente missione, ma oggetto di approfondimento in questa
occasione. Dai dati di contaminazione al suolo da 137Cs riportati nelle
cartografie riprodotte a partire dalle misure effettuate dall’Ente statale
“Centro repubblicano di controllo radioattivo e monitoraggio” (RCRKM) di
Minsk, in questa area i livelli di radioattività risultano compresi
fra 37000 e 555000 Bq/m².
Nei villaggi di Malojin, Azarievici e Dublino
si sono scelti punti di misura prevalentemente davanti a scuole o a luoghi
abitualmente frequentati dalla popolazione.
All’interno della zona evacuata, alcuni villaggi
sono ancora completamente abbandonati, come Sperigio e Yasheni, anche se
nelle loro immediate vicinanze si osservano campi coltivati e recinzioni
per animali da pascolo; i villaggi di Volocoscina e Leninez risultano invece
abitati da persone perlopiù anziane già residenti oppure
provenienti da paesi limitrofi abbandonati.
Nel villaggio di Volocoscina è stata prelevato
anche un campione di acqua da un pozzo per le successive analisi di spettrometria
gamma in laboratorio (vedi par.II.2.6).
I risultati delle misure effettuate nella regione
di Gomel sono riportati in Tab. 39.

I risultati delle misure radiometriche effettuate
confermano livelli di radioattività “elevati” e indicano una persistente
e diffusa contaminazione al suolo, con elevata variabilità anche
in corrispondenza delle stesse aree.
II.3.2 MISURE RADIOMETRICHE DI LABORATORIO
A completamento dell’indagine, si riportano in
Tab. 40 i risultati delle misure di spettrometria gamma eseguite in laboratorio
sui campioni ambientali e alimentari prelevati in alcune località
indagate.
Le analisi eseguite sui campioni prelevati presso
il Centro ed il Kolchoz indicano valori di concentrazione di 137Cs, laddove
rilevabili, confrontabili con i risultati su matrici analoghe presenti
nella Rete di monitoraggio della radioattività ambientale nella
regione Emilia-Romagna: solo il latte vaccino presenta tracce di 137Cs
a livelli di poco superiori a quanto attualmente riscontrato nella nostra
regione (costantemente sotto il limite di rilevabilità (circa 0,05
Bq/L).
Anche il campione di acqua di pozzo, pur prelevato
nel villaggio di Volocoscina nella zona contaminata, presenta tracce di
137Cs a livelli appena superiori al limite di rilevabilità strumentale
(circa 0.05 Bq/L).

II.3.3 CONCLUSIONI
La nuova indagine eseguita nel 2004 conferma la presenza di contaminazione
radioattiva da 137Cs derivante dall’incidente di Chernobyl in alcune province
della Bielorussia meridionale.
I risultati delle misure eseguite presso il Centro “Vjazze” e successivamente
in laboratorio sui campioni alimentari o ambientali indicano livelli di
contaminazione confrontabili con quelli rilevati nel 2003 al Centro Nadezhda,
paragonabili
ai valori riscontrati nella regione Emilia-Romagna in analoghe matrici.
| Da questo documento si evince che il livello di contaminazione radioattiva
delle aree (esclusa la "zona interdetta") è ormai rientato nella
normalità, cioè sui valori naturali, sia per la radioattività
in aria, sia per quella al suolo sia per gli alimenti. Tant'è vero
che i valori sono gli stessi riscontrati in analoghe analisi in Emilia
Romagna
Resta la "zona interdetta", quella su cui si hanno due terrificanti
indicazione: 400/500 volte superiori per la radioattività in aria,
e di "centomila volte superiore" per la contaminazione del suolo" con il
137 CS.
Questa indicazione "rispetto ai valori della Emilia Romagna" va ovviamente
verificata in termini di dose assorbita dalla eventule popolazione residente,
e quindi la sua eventuale pericolosità.
E' ovvio che "centomila volte di più" di "zero" darebbe sempre
"zero"...
Quindi riesaminiamo la tabella Tab. 39, tenendo presente che valori
fino a 120 nSv/h sono da considerarsi "normali", sono quelli registrati
a Piacenza. E quindi li marchiamo in celeste
Poi abbiamo la fascia compresa fra 121 e 325 nSv/h, (corrispondente,
su base annua, fra 1,06 e 2,85 mSv/a). E' vero che è più
alta di quella di Piacenza, ma comunque più bassa di quella d Roma
- Piazza S. Pietro, che è circa 5 mSv/a. Questa fascia la marchiamo
in rosa.
Ci rimane un unico valore "elevato", 803 nSv/h che marchiamo in rosso,
e che corrisponde a circa 7 mSv/anno.
(N.B. il 40K è l'isotopo radioattivo del Potassio, di origine
naturale e presente
in ogni terreno. Ne abbiamo già parlato in relazione alla radioattività
naturale)
Come possiamo verificare si tratta di un valore ben inferiore a quello
comunemente riscontrabile come "fondo naturale" in diverse parti del mondo.
I valori delle misure su cui sono stati fatte queste considerazioni
vengono dal documento citato che potete scaricare in originale da qui (scarica)
o
direttamente dal sito http://www.arpa.emr.it
nella sezione "Radioattività ambientale in Emilia Romagna".
Quindi dovrebbero essere attendibili anche per
gli ecologisti più sospettosi, a meno di ammettere che anche l'ARPA
-Emilia Romagna e Legambiente facciano parte del complotto globale che
vuole tacere la "Verità" sul disastro di Chernobyl.
Quindi benissimo, complimenti per il lavoro dell'ARPA Emilia Romagna
che chiarisce la situazione al 2006 su Chernobyl, con un solo appunto.
Scrivere che "anche 400-500 volte il valore
medio riscontrabile nella nostra regione"
e è risultato circa 100000 volte più
elevato rispetto a terreni analizzati nella nostra regione
porta il lettore in apprensione. Si immagina cose terribili.
Scrivendo ad esempio che nella "zona interdetta", nel 2006, la radioattività
è come quella di Piacenza, spesso quasi come quella di piazza San
Pietro, e in un caso quasi come quella delle Catacombe di Santa Priscilla,
è più tranquillizzante.
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