![]() La Terra riceve continuamente energia dal Sole, e la riemette verso
lo spazio esterno sotto forma di radiazione elettromagnetica infrarossa.
E' in questo modo che la Terra non va arrosto.
Quindi, maggiore è la percentuale di CO2 nell'atmosfera e maggiore
è la temperatura di equilibrio dell'atmosfera.
Per i Paesi in via di sviluppo il Protocollo di Kyoto non prevede
alcun obiettivo di riduzione. In queste regioni la crescita delle emissioni
di anidride carbonica e degli altri gas serra sta avvenendo ad un ritmo
che è circa triplo (+25% nel periodo 1990-1995) di quello
dei Paesi sviluppati (+8% nello stesso periodo).
La stima delle future emissioni diventa così estremamente difficile perché dipende dai vari trend demografici, economici, tecnologici e dagli sviluppi politici ed istituzionali di tutti i paesi del pianeta. In ogni caso, senza delle misure più restrittive volte alla limitazione delle emissioni, la concentrazione atmosferica dei gas serra continuerà ad aumentare fino a provocare dei danni climatici oggi impensabili. Ma è del tutto ridicolo pensare che la riduzione dei gas serra possa efficacemente fatta dai paesi industrializzati (1 miliardo di persone) mentre altri 5 miliardi di persone non hanno nessun vincolo e bruciano combustibili fossili con tecnologie che in occidente si usavano cinquanta anni fa. A questo si deve aggiungere che la comunità scientifica non è
affatto concorde nell'indicare la sola attività umana come causa
del riscaldamento del pianeta.
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Ora sarà interessante esaminare questa tabella per verificare la quantità di emissione di CO2 per le diverse forme di energia. I dati sono riferiti a un impianto tipo da 1.000 MWe (1.000 Megwatt elettrici) che funzionasse a pieno regime per un anno. (la potenza di punta richiesta dalla rete elettrica italiana circa 52.000 MWe, nel 2006)
Come si vede le fonti che emettono "Zero" gas serra (CO2) sono nucleare,
solare ed eolico.
Gli altri inquinanti, anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOx), polveri sottili e ceneri sono dannosi per la salute. |
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Dall’era pre-industriale ad oggi la concentrazione di anidride carbonica
nell’atmosfera è passata da circa 275 a circa 370 parti per milione
(ppm). Senza interventi, essa potrà superare le 550 ppm entro questo
secolo: a questi livelli, i modelli climatologici prevedono riscaldamenti
globali dello stesso ordine di quello che ha posto termine all’ultimo massimo
glaciale, ma che si sommerebbero a quest’ultimo, portando il globo terracqueo
in una situazione non più verificatasi almeno da molti milioni di
anni.
La regolamentazione obbligatoria delle emissioni non sembra politicamente accettabile, né praticamente attuabile (si veda la sorte del Protocollo di Kyoto, i cui stessi paesi firmatari hanno già in gran parte superato le emissioni del 1990, mentre dovrebbero ridurle mediamente del 5% entro 4-8 anni!). Per inciso, appare sempre più chiaro che la misura delle riduzioni previste dal Protocollo di Kyoto, anche in quanto limitata ai soli paesi industrializzati, avrebbe un effetto praticamente trascurabile sulla tendenza del clima globale. La via più efficace per ridurre le emissioni di gas che provocano l’effetto-serra (i cosiddetti gas-serra), mantenendo lo sviluppo economico non può quindi che risiedere in cambiamenti rivoluzionari nelle tecnologie per produrre, distribuire, accumulare, convertire l’energia. Gli ordini di grandezza in gioco sono tali che in meno di cinquant’anni occorrerebbe mettere in produzione una potenza, esente da emissioni di gas-serra, che sia da una a tre volte tutta la potenza oggi consumata nel mondo: i cambiamenti “rivoluzionari” prima citati, infatti, dovranno essere tali non tanto dal punto di vista tecnologico, quanto dal punto di vista della loro accettazione ed implementazione su grande scala industriale in tutto il mondo. |
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