Il caso Ustica
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In questa foto c'è l'ultimo sopralluogo sul relitto dello sfortunato DC9 della società ITAVIA, credo nel 1998.
Ho iniziato la collaborazione nel 1989 con un giornalista di La Repubblica, Franco Scottoni (era cronista giudiziario e giornalista di punta sul caso, diventammo veramente amici) e fino al 1994.
Da Gennaio '95 mi fu offerto di fare il perito di parte civile per l'Avv. Aldo Davanzali, ex proprietario e amministratore delegato della compagnia aerea.

Da quel momento, con l'accesso ai documenti giudiziari, ho potuto lavorare efficacemente per ricostruire la dinamica dell'abbattimento, fino a individuare lo squarcio da decompressione rapida lasciato dal missile in uscita (è quell'enorme "buco" che si vede a sinistra)
Credo di essere stato uno dei primi ad utilizzare le tecniche di disegno vettoriale 3D ad un caso giudiziario, già nel 1995. Tecniche che ormai sono diventate la prassi anche nei casi non così complessi come quello di Ustica.


Nell'immagine una analisi dell'interazione fra un missile preso a modello e e il target, in varie ipotesi di velocità relative e al fine di poter riconoscere sul relitto la forma dei varchi lasciati.


Qui vediamo la fase dell'individuazione dei varchi lasciati da uno, forse due missili che hanno colpito il DC9 dell'Itavia (per il primo c'è il riscontro costituito da 13 salme ritrovate 17km a nord del punto di impatto in mare dell'aereo, sono uscite dal "buco"). Per il secondo c'è solo la forma degli squarci che è compatibile (una volta avvenuta la decompressione è come se il missile colpisse una sorta di scatolone vuoto)


A questo punto è facile individuare in 3D le traiettorie di avvicinamento e i punti di scoppio delle testate (quando si ha l'interferenza ottica fra le spolette di prossimità e la punta dell'ala destra)
Ma si individuano anche le traiettorie e la densità delle schegge proiettate dalla testata, e quindi dove andare a cercarle: sull'ala destra e sulla parte posteriore dell'aereo.


E infatti ottenuta l'autorizzazione per una nuova ricognizione si individua il passaggio di una scheggia a circa 1.500 mt/sec sull'alettone destro (quì il foro di uscita)
L'alettone è stato ritrovato in mare a 26 km dal punto di impatto principale, e quindi è stato prima attraversato dalla scheggia, e poi strappato dall'onda d'urto.
E' ovvio, perchè l'onda d'urto è sonica, la scheggia generata dal focolaio esplosivo è supersonica.


E il passaggio di una scheggia a circa 800 mt/sec sulla carenatura posteriore della fusoliera (qui il foro di uscita)
Queste velocità sono tali da far escludere che queste schegge siano state prodotte dallo stesso velivolo al momento dell'impatto in mare, infatti l'aereo viaggiava a 240 mt/sec.

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