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| In questa sezione cercheremo di spiegare la dinamica degli impatti.
Quindi dovremo descrivere alcuni concetti di "balistica terminale", quella scienza che studia l'interazione fra un proiettile e il suo bersaglio. |
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| Il primo e più importante concetto per capire "perchè"
gli aerei schiantandosi sui loro bersagli li hanno danneggiati è
quello della "energia cinetica" che essi possedevano al momento dell'impatto.
"Energia" è la capacità di oggetto di compiere un "lavoro"
(ad esempio spostando un altro oggetto, cioè mutare lo stato di
quiete dell'altro oggetto, indipendentemente dal tempo che impiega a compiere
questo lavoro)
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| L'Energia Cinetica si esprime con la formula E = 1/2 * M * V2
Dove: E è l'energia cinetica espressa in Joule M è la massa del proiettile in Kg V è la velocità del proiettile in metri al secondo (V2 sta per Velocità al quadrato) http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_cinetica |
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| La prima cosa che noteremo è che massa M e velocità V
sono direttamente proporzionali all'energia cinetica.
Al raddoppiare della massa raddoppia l'energia cinetica di un corpo
Al raddoppiare della velocità l'energia cinetica aumenta col quadrato della velocità
- Invariato il peso l'energia quadruplica al raddoppiare della velocità Vediamo ora l'energia cinetica di una comune pallottola di pistola calibro
7,65 (.32 in misure inglesi) (http://it.wikipedia.org/wiki/Cartuccia_.32_ACP)
Ora vediamo l'energia cinetica dello stesso proiettile cal 7,65 se si muovesse a una velocità più bassa, 240 metri al secondo
Ora vediamo l'energia cinetica di un Boeing 757 a 240 mt/sec.
N.B. Il Kgm (o Kilogrammetro) è l'energia necessaria per sollevare 1 Kg ad una altezza di un metro, in opposizione alla forza di gravità, ed è indipendente dal tempo impiegato per compiere questo sollevamento. Dunque, dove un proiettile di pistola calibro 7,65 ha una energia cinetica
di 137 Joule
Dove un proiettile di pistola calibro 7,65 ha una energia tale da poter
compiere il "lavoro" di sollevare di un metro un peso di 13,9 Kg
Noterete che non abbiamo parlato di materiali, acciaio, alluminio, o
altro.
Quindi:
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| Finora abbiamo considerato le "energie" in gioco, e quindi la loro
capacità di compiere un "lavoro" (sollevare la portaerei)
Ma in questo modo abbiamo implicitamente considerato l'urto fra il Boeing 757 e la Nimitz come se fosse "elastico" Un urto "elastico" può essere esemplificato come quello fra due palle da biliardo. Trascurando gli attriti si può dire che la palla 1 cede alla palla 2 tutta l'energia cinetica che possiede. La palla 1 si ferma e la palla 2 si muove con la stessa velocità. Ma l'urto fra il Boeing 757 e la Nimitz sarebbe "plastico" ( o anelastico),
a dire che l'energia non si consumerebbe nello spostare la nave, ma si
consumerebbe danneggiando la nave, e cioè dilaniando lamiere e travi.
E quindi in questo ipotetico urto una parte dell'energia disponibile compirebbe un "lavoro" dilaniando e distruggendo lamiere e travi della portaerei, ma un'altra parte compirebbe un lavoro dilaniando e distruggendo il Boeing. |
Siamo
quindi arrivati ad uno dei concetti fondamentali della balistica terminale.
- Un proiettile distrugge il bersaglio mentre distrugge se stesso, in quanto la stessa forza che applica sul bersaglio la applica su se stesso. E come fa un proiettile a distruggere un bersaglio e se stesso?
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Ecco un
proiettile nel momento in cui esce dalla canna del fucile.
Si vede benissimo che esso è spinto dall'espansione violenta dei gas nella canna, espansione e spinta che viene visualizzata ancora all'uscita. Questa "forza" applicata al proiettile lo accelera, e quindi gli cede energia sotto forma di energia cinetica, che il proiettile rilascerà nel momento in cui colpisce il bersaglio. Per il principio di Newton la rilascerà sia sul bersaglio che su se stesso. |
Questo
è lo schema di funzionamento di un motore a reazione di aereo.
L'aria viene compressa, nella camera di combustione si miscela con il carburante e si incendia, e si genera una sorta di "esplosione continua" che genera la spinta sul motore, e quindi sull'aereo. Questa "spinta" contrasta la resistenza dell'aria e quindi l'aereo accelera fino a che le due forze, spinta del motore e resistenza dell'aria (è appunto il principio di Newton di azione e reazione) si equivalgono. A questo punto la velocità resta stabile. Diminuendo la potenza del motore (diminuendo la spinta) l'aereo rallenta perchè la resistenza dell'aria prevale, fino a che si trova un nuovo punto di equilibrio a una velocità più bassa. |
Ora possiamo
cominciare a vedere l'interazione fra proiettile e bersaglio.
In questa foto abbiamo messi in pratica i principi di Fisica descritti finora. Il proiettile sta impattando su una lastra di vetro. - Penetrando nel vetro lo distrugge ( a dire che vince le forze di coesione molecolari) e nello stesso tempo distrugge se stesso. - Possiamo apprezzare come il vetro polverizzato vengua espulso intorno al proiettile che avanza. - Possiamo apprezzare che il proiettile si stia deformando - E possiamo apprezzare come il vetro mostri già cricche e delaminazioni in zone non ancora raggiunte dal proiettile. Questo succede perchè il proiettile, in questo caso, è
"subsonico nel mezzo", a dire che la velocità del proiettile (ad
esempio 240 metri al secondo) è più bassa della velocità
del suono nel vetro (circa 4.000 metri al secondo)
E quindi la diffusione dell'energia "precede" il proiettile, e causa i suoi effetti distruttivi ancor prima che il proiettile abbia raggiunto il punto specifico. Allo stesso modo l'energia si diffonde attraverso il proiettile, dalla punta che avanza verso la sua parte posteriore. Se fosse un proiettile di piombo viaggerebbe a 1.230 Mt/sec. |
Ora vediamo
la schematizzazione di un impatto su un bersaglio tipo cemento.
Il proiettile viene da sinistra verso destra, e si nota come particelle del materiale vengano proiettate verso sinistra mentre particelle si stacchino e vengano proiettate verso destra prima ancora che il proiettile abbia raggiunto la faccia di destra. Si nota anche che questi distacchi, dovuti all'energia che si diffonde nel bersaglio, avvengano anche in punti lontani dalla direttrce di avanzamento. |
| Finora abbiamo parlato di "urti", cioè di un proiettile che
interagisce su un bersaglio fermo e scarica istantaneamente tutta la sua
energia. Questo "urto", e quindi questo tempuscolo lmitato in cui deve
avvenire l'evento, genera pressioni reciproche tali da superare le forze
di coesione molecolari dei vari materiali causando la loro frammentazione
o deformazione.
In ogni caso il proiettile compie un "lavoro". |
| Ma esistono urti di natura tale per cui le forze che si generano non sono abbastanza potenti da avere effetti distruttivi, ad esempio lanciando una palla di biliardo non è che distruggete il biliardo! |
Abbiamo detto
che un Boeing 757 a 240 Mt/sec. possiede una energia immensa. Ma se il
Boeing rallenta progressivamente, poi tocca terra sulla pista, aziona i
freni e si ferma, la sua energia si disperde lentamente, prima per attrito
con l'aria e poi con l'attrito dei freni.
In pratica l'energia cinetica compie lo stesso un lavoro, ma questo lavoro consiste nel produrre calore per attrito. Quando l'aereo è fermo tutta l'energia cinetica è stata trasformata in lavoro, ma questo è avvenuto in un processo che è durato una mezz'ora, cioè 1.800 secondi, e non 10 milionesimi di secondo come se fosse andato a sbattere contro un muro. In questo caso l'atterraggio avviene regolarmente e tutta l'energia cinetica si è consumata in attriti. |
In questo
caso l'aereo scivola sullo speciale schiumogeno sparso sulla pista e tutto
finisce bene. Si vede che neanche si generano fiamme. In anche in questo
caso l'energia cinetica viene dissipata quasi tutta per attriti scaldando
lo schiumogeno, e in parte trasferendola spostando lo schiumogeno |
| Invece in questo filmato l'impatto con la pista è molto più
"duro", e l'energia cinetica viene dissipata in parte per attrito e in
parte con la destrutturazione dell'aereo. Infatti in una parte della struttura
i carichi di forze superano la resistenza meccanica della stessa struttura
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| Qui invece possiamo vedere praticamente lo stesso "atterraggio" ma
in mare. L'energia cinetica dell'aereo si dissipa spostando l'acqua, non
si innesca alcun incendio, ma comunque i carichi sulla struttura sono tali
da distruggerla. Alla fine della sequenza si intravede un principio di
incendio, che è dovuto al carburante che fuoriesce dai serbatoi
rotti e che va in combustione o per attriti o per contatto con parti in
alta temperatura.
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| Ora un impatto vero e proprio, un bombardiere B52 precipita con un
angolo di incidenza molto elevato, 60 o 70 gradi
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Finora abbiamo visto impatti con un modesto angolo di incidenza. Vediamo ora cosa succede quando un aereo impatta ad alta velocità contro un ostacolo "duro" (una parete di cemento) ad alta velocità (circa 800 Km/h). Il filmato viene da un poligono, e l'aereo è un Phantom (lunghezza 19m. altezza 5m. apertura alare 11m. e peso di 27,5 tonnellate.
Per vedere il filmato "Click here" In realtà, se riportiamo alla balistica terminale, questo fenomeno si chiama "ablazione", e consiste nel fatto che il proiettile mentre penetra distrugge il bersaglio e contemporaneamente se stesso, in pratica si consumano a vicenda. Il fatto che una parte del proiettile riesca a "sfondare" è funzione della lunghezza del proiettile e dello spessore del bersaglio. |
E qundi,
in sostanza, ecco quello che è successo sulle Torri, al Pentagono
e a Shanksville.
In questo caso l'evento più assimilabile è quello del Pentagono, dove sono state disintegrate centinaia di tonnellate di cemento, o Shanksville, dove sono state spostate centinaia di tonnellate di terra. E' energia cinetica che compie un lavoro. Sulle Torri la stessa energia cinetica ha compiuto un lavoro distruggendo un reticolo di travi di acciaio via via che le incontrava. In questo esperimento il Phantom viaggiava a circa 800 Km/h (circa 200 Mt/sec), una velocità assai prossima a quella che avevano i quattro aerei dell'11 settembre al momento degli impatti. E' ovvio che l'aereo "sparisce" così come "sparisce" il bersaglio:
frammentantosi e/o polverizzandosi in minuti frammenti.
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E' evidente
che si tratta lo stesso fenomeno che abbiamo esaminato in precedenza, relativamente
al proiettile che impatta sulla lastra di vetro.
Naturalmente si potrebbe continuare la descrizione in modo da approfondire sempre di più l'argomento, e se necessario si farà. Però, anche nella semplice trattazione fatta finora, si può dire che ci sono tutti gli elementi per affermare che la dinamica degli impatti degli aerei dirottati l'11 settembre 2001 risponde pienamente ai concetti della balistica terminale. |
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