Voli di fantasia
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 Qui esamineremo alcune teorie "complottiste" relative ai voli dei quattro aerei.
Le più accreditate, inoppugnabili, frutto del lavoro di esperti "indipendenti" (cioè che non fanno parte del complotto demo-giudo-masso-plutocratico) sono:
- I piloti dirottatori erano degli sprovveduti, non erano in grado di guidare gli aerei sui loro bersagli compiendo manovre "difficilissime".
- Gli aerei sono stati guidati sulle torri con terribili marchingegni con cui li si comandava a distanza, e ci sono le prove fotografiche, grazie appunto al lavoro degli esperti indipendenti.
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Piloti della domenica
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Personalmente avevo maturato l'opinione che i piloti si fossero addestrati adeguatamente e che avessero pianificato l'operazione alla perfezione.
Il loro addestramento è troppo ben pianificato sul "sistema" per poter essere casuale.
Dice Osama Bin Laden: “I fratelli che hanno eseguito l'operazione, tutti loro sapevano che era un'operazione di martirio, noi gli avevamo detto di andare in America ma non conoscevano i dettagli dell'operazione, nemmeno un singolo particolare. Li avevamo addestrati ma non avevamo rivelato loro nulla finché essi non furono lì, poco prima che salissero sugli aerei".

Questo è impossibile. I dirottatori hanno mostrato di aver pianificato tutto alla perfezione, e di conoscere gli aerei alla perfezione.
Conoscendo le procedure aereonautiche hanno spento i transponder mandando in crisi di confusione il sistema, conoscendo gli arei sono stati in grado di usare il pilota automatico per dirigersi verso i bersagli, conoscendo la rete delle radioassistenze sono riusciti a raggiungere i bersagli senza problemi.
Proprio dalla lettura dei dati della scatola nera del volo UA93, precipitato in Pennsylvania, si ricava che dopo il dirottamento il sistema di navigazione fu riprogrammato inserendo i dati relativi a Washington, e queste non sono azioni da "piloti della domenica".

Del resto la pianificazione degli attentati ha richiesto qualche anno. Gli aspetti mediatici soprattutto, la pianificazione delle previste (e non effettuate) sollevazioni popolari contro i governi degli stati arabi moderati, la difesa contro la prevedibile reazione americana, la gestione di tutto l'immenso movimento politico e di opinione che si sarebbe messo in moto fra gli islamici di tutto il mondo, facendo di Al Quaeda e del suo leader il punto focale dell'attenzione per mesi e per anni.

Gli organizzatori avrebbero affidato tutto questo a improvvisati piloti della domenica?
E' cretino solo il pensarlo.

I piloti della domenica, addestrati dagli stessi americani per colpire altri americani, serve ad alimentare sconcerto e confusione, e sono il primo necessario tassello alle teorie complottiste, che senza di esso non potrebbero nemmeno nascere.
 

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Piloti della domenica
Mohamed Atta Al-Sayed, nato il 1° settembre 1968 in Egitto
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Volo American AA11 Boston – Los Angeles
Boeing B767-223ER
Impatto: North Tower (WTC1)
Mohamed Atta Al-Sayed, nato il 1° settembre 1968 in Egitto. 
PILOTA. 

Laureato in Architettura presso l'Università del Cairo.
Nel 1993 si trasferisce ad Amburgo, in Germania, dove si iscrive alla Technical University di Amburgo.
Il 3 giugno del 2000 entra negli Stati Uniti, sbarcando dall'aeroporto di Newark, nel New Jersey.

Nel luglio del 2000 Atta, insieme a Marwan Al-Shehhi (un altro dei dirottatori), si iscrive presso la “Huffman Aviation”, una scuola di volo di Venice, in Florida. Atta si spaccia per un discendente della famiglia reale saudita, e spaccia Al-Shehhi per la sua guardia del corpo.
Il 21 dicembre del 2000 entrambi ottengono le licenze di volo FAA, dopo aver effettuato 260 ore di volo e aver pagato un totale di quasi 40.000 dollari per le lezioni.
Rudi Dekkers, responsabile della Huffman Aviation, in un'intervista rilasciata il 21 ottobre del 2001 ha dichiarato che i due arabi ottennero le abilitazioni di pilota commerciale e quella IFR (volo strumentale), per aerei monomotore e plurimotore di peso non superiore alle 12.000 libbre.
Tra i velivoli abilitati, figurano il monomotore Piper Cherokee e il bimotore Piper Seneca II
Nel frattempo, il 5 novembre del 2000, Atta aveva acquistato materiale video didattico relativo al cockpit (cabina di pilotaggio) dei velivoli Boeing B747-200 e Boeing B757-200 dalla Sporty's Pilot Shop di Batavia (Ohio). 
L'11 dicembre del 2000, presso lo stesso fornitore, aveva comprato materiale analogo relativo all'Airbus A320 e al Boeing B767-300ER.
Il 26 dicembre del 2000 alle 17.45, i due hanno un problema al motore di un Piper Cherokee che stavano pilotando dopo averlo noleggiato alla scuola Huffman e abbandonano il velivolo ai margini di una pista dell'aeroporto internazionale di Miami, dove viene recuperato 35 minuti più tardi.
Il giorno successivo un funzionario della FAA telefona inferocito alla Huffman e redarguisce il capo istruttore della scuola, Dan Pursell, ma la cosa non ha ulteriori conseguenze.
Il 29 dicembre i due terroristi raggiungono l'Opa-Locka Airport, dove si iscrivono alla scuola di volo “SimCenter” e si impratichiscono al simulatore del Boeing B727 (un trimotore a getto largamente usato per l'addestramento dei piloti di linea).
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Il Piper Cherokee, su cui Atta ha preso il brevetto Il Cockpit del Piper Cherokee
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Il Piper Seneca, su cui Atta è stato abilitato al volo strumentale Il Cockpit del Piper Seneca
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Il Boeing 727, su cui Atta ha fatto pratica sul simulatore Il Cokpit del Boeing 727
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Il Boeing 767, che Atta piloterà contro la Torre Nord Il Cokpit del Boeing 767
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Considerazioni
Mohamed Atta è un architetto, e si iscrive ad Amburgo a una facolta universitaria ingegneristica. E' perfettamente in grado di fare un corso di pilotaggio. Secondo prassi si brevetta con un piccolo aereo da turismo, poi ottiene l'abilitazione su bimotore e al volo strumentale. Fin da sette mesi prima dell'operazione inizia a volare sul simulatore di un grosso aereo commerciale, il Boeing 727, simile per dimensioni e prestazioni al Boeing 767.
Vista la enorme differenza fra la strumentazione del Boeing 727 (analogica) e quella del Boeing 767 (digitale) fin da sette mesi prima dell'operazione acquista materiale didattico per lo studio della strumentazione digitale del Boeing 767
 

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Piloti della domenica
Marwan Al-Shehhi, nato il 9 maggio 1978 negli Emirati Arabi Uniti
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Volo United UA175 Boston - Los Angeles
Boeing B767-222
Impatto: South Tower (WTC2)
Marwan Al-Shehhi, nato il 9 maggio 1978 negli Emirati Arabi Uniti. 
PILOTA. 

Figlio di un appartenente al clero musulmano, con legami di parentela alla famiglia di Atta, si arruola nelle forze armate degli Emirati Arabi Uniti e nel febbraio del 1996 viene inviato a Bonn, in Germania, per studiare la lingua tedesca e l'ingegneria navale. 

Tornato in Germania (2000), inizia a prendere lezioni di volo per aerei a reazione, e acquista un simulatore di volo per il Boeing 747.
Il 29 maggio del 2000 Al-Shehhi raggiunge gli USA, sbarcando sull'aeroporto di Newark nel New Jersey. Pochi giorni dopo è raggiunto da Atta.
I due si iscrivono e frequentano insieme i corsi di volo della Huffman Aviation di Venice, in Florida, insieme ottengono le licenze di volo e insieme continuano ad addestrarsi presso i simulatori di volo del plurimotore a getto Boeing 727 (vedi sopra alla scheda di Atta). 
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Considerazioni
Marwan Al-Shehhi è un militare, inviato dal suo paese in Germania per imparare il tedesco e diventare ingegnere navale.
Anch'egli è' perfettamente in grado di fare un corso di pilotaggio. Secondo prassi si brevetta con un piccolo aereo da turismo, poi ottiene l'abilitazione su bimotore e al volo strumentale. Fin da sette mesi prima dell'operazione inizia a volare sul simulatore di un grosso aereo commerciale, il Boeing 727, simile per dimensioni e prestazioni al Boeing 767.
Vista la enorme differenza fra la strumentazione del Boeing 727 (analogica) e quella del Boeing 767 (digitale) fin da sette mesi prima dell'operazione acquista materiale didattico per lo studio della strumentazione digitale del Boeing 767
 

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Piloti della domenica
Hani Hanjour, nato il 30 agosto del 1972 in Arabia Saudita
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Volo American AA77 Washington – Los Angeles
Boeing B757-223
Impatto: Pentagono
Hani Hanjour, nato il 30 agosto del 1972 in Arabia Saudita. 
PILOTA.

Quello stesso anno (1996) ritorna in USA, ospite di alcuni amici del fratello, e inizia a frequentare alcune scuole di volo. Talvolta utilizza il nome Hani Hanjoor anziché Hani Hanjour.
In particolare prima frequenta la Sierra Academy Aeronautics di Livermoore (California), una scuola prestigiosa che addestra i piloti di oltre 50 grandi compagnie aeree internazionali, ma si ritira dopo le prime lezioni di orientamento e si iscrive alla CRM Airline Training di Scottsdale, Arizona, una scuola di volo specializzata in cockpit management.
Nel 1998 frequenta la Arizona Aviation di Phoenix e la Sawyer School of Aviation sempre di Phoenix, dove paga l'uso illimitato del simulatore di volo per grandi plurimotori.
Nell'aprile del 1999 ottiene dalla FAA (l'agenzia americana che gestisce l'aviazione civile in USA) la licenza di pilota commerciale per plurimotori.
Torna in Arabia Saudita e cerca un impiego come pilota, senza trovarlo.
Nel dicembre del 2000 torna negli USA, e va ad abitare a San Diego, insieme ad Nawaf Al-Hazmi, un altro dei dirottatori del volo 77. Non è chiaro come e quando i due si sono conosciuti.
Nei primi mesi del 2001 si addestra presso la “JetTech Flight School”, sussidiaria della “Pan Am International Flight Academy”, sul simulatore per il Boeing 737 (un aereo molto simile al Boeing 757).
E' qui che alcuni fra i suoi istruttori cercano di scoraggiarlo dal proseguire nell'addestramento, perché ha serie difficoltà con la lingua inglese e nell'apprendimento, e arrivano persino a segnalarlo alla FAA perché non capiscono come abbia fatto a ottenere la licenza di volo commerciale.
Ciò nonostante nel marzo del 2001 Hanjour caparbiamente completa il corso di istruzione sul simulatore per il Boeing 737. 

A partire dall'aprile del 2001 Hanjour si trasferisce in un appartamento nel New Jersey dove si incontra con altri dirottatori, tra i quali Atta, e fino a tutto agosto inizia a noleggiare aerei per dei voli “solo”, ossia senza istruttore a bordo.
Gli istruttori della AFTS di Teterboro (New Jersey) e quelli della Freeway Airport di Bowie (Maryland) gli negano il permesso di noleggio senza istruttore a bordo, perchè lo giudicano non ancora pronto a volare da solo, ma quelli della Caldwell Flight Academy di Fairfield (New Jersey) glielo concedono senza problemi.
Durante i suoi voli, Hanjour sorvola sia il cosiddetto “Corridoio Hudson”, che passa proprio nei pressi del WTC, sia l'area di Washington D.C. , per studiare il suo bersaglio.
E' probabile che i voli sulla zona del WTC siano stati fatti a beneficio di Atta e di Marwan Al-Shehhi, i due piloti destinati a colpire le Twin Towers.
A fine agosto del 2001 Hanjour ha ormai 600 ore di volo sulle spalle.
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Considerazioni
Hani Hanjour sembra essere l'unico ad essere diventato pilota molto prima di essere affiliato ad Al Quaeda.
Già nel 1996 comincia a frequentare le scuole di volo e nel 1999 è abilitato alla guida di plurimotori, al punto che torna in Arabia saudita per cercare impego come pilota.

Ma tornato in america da terrorista nei primi mesi del 2001 sembra essere diventato un "schiappa", al punto che gli istruttori gli consigliano di interrompere il corso al simulatore del Boeing 737, che invece termina positivamente a marzo 2001.

A questo punto diventa di nuovo una "schiappa" e due ditte gli negano il noleggio, ma poi è di nuovo un'aquila con la terza ditta, e ad agosto 2001 esegue voli di ricognizione su Manhattan insieme ad Atta e Al-Shehhi (che si schianteranno sulle Torri) e sul Pentagono, che è il suo bersaglio.
Hanjour, che vanta ben cinque anni di esperienza di pilotaggio (rispetto ai dieci mesi di Atta e Al-Shehhi), evidentemente "simula".
A riprova egli è quello che compie la manovra perfetta di "atterraggio" dentro il Pentagono.

 

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Piloti della domenica
Ziad Jarrah, nato l' 11 maggio 1975 in Libano
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Volo United UA93 Newark – San Francisco
Boeing B757-222
Impatto: Shanksville, Pennsylvania
Ziad Jarrah, nato l' 11 maggio 1975 in Libano. 
PILOTA

Si conoscono molti particolari della vita privata di Ziad Jarrah prima dei tragici fatti dell'11 settembre, probabilmente più di qualsiasi altro dei 19 terroristi, perchè i familiari e in particolare la sua ex fidanzata hanno accettato di parlarne con molti giornalisti. 
Nel 1996 va a studiare in Germania.
La prima tappa è presso l'Università di Greifswald, dove studia la lingua tedesca.
Nel 1997 Jarrah si iscrive presso l'Università di Amburgo, dove studia ingegneria aeronautica e progettazione di aeromobili.

Il 27 giugno del 2000 Jarrah entra negli Stati Uniti, con un volo da Monaco (Germania) ad Atlanta (Georgia).
Subito si trasferisce in Florida, dove inizia a frequentare un corso di pilotaggio presso la Florida Flight Training Center di Venice.
A poca distanza, Atta e Al-Shehhi si addestrano presso la Huffman Aviation, sempre a Venice.
Nell'agosto del 2000 Jarrah ottiene la sua licenza di volo di pilota privato (secondo alcune fonti, Jarrah aveva già fatto altre esperienze di pilotaggio presso una scuola di volo quando viveva in Amburgo).

Il 29 ottobre 2000 il terrorista rientra in USA e inizia ad addestrarsi al pilotaggio di grandi aerei a getto presso la Aeroservice Aviation di Miami, in Florida, che mette a sua disposizione i simulatori di volo per aerei Boeing 727 e 737.
A fine novembre 2000 la sua esperienza di volo gli consente di noleggiare un aereo privato con il quale si reca alle Bahamas.
Tra il dicembre del 2000 e il gennaio del 2001 Jarrah esce e rientra più volte dal territorio degli USA, per recarsi in Germania e in Libano. 
Aysel, la sua ragazza, trascorre con lui una decina di giorni in Florida, facendogli anche compagnia durante le lezioni di volo al simulatore.
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Considerazioni
Ziad Jarrah viene anch'egli da esperienze di studio in Germania, dove frequenta l'università in ingegneria aereonautica.
Fin da ottobre 2000 inizia ad addestrarsi al pilotaggio di grossi aerei passeggeri, e a novembre 2000 affitta un aereo e va alle Bahamas. Non male per uno che ha preso il brevetto appena tre mesi prima!
Non c'è dubbio che anche Jarrah era perfettamente in grado di portare a termine la sua missione e centrare il suo obiettivo, la Casa Bianca. Non ci è riuscito solo per la reazione dei passeggeri.
 

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Considerazioni finali

I piloti dell'11 Settembre non erano affatto degli sprovveduti piloti della domenica.
Si erano preparati per una missione che non prevedeva di effettuare ne decolli ne atterraggio, ma sicuramente, essendo stati abilitati sui simulatori, avrebbero potuto farli.
L'unica difficoltà che appare è quella di aver dovuto pilotare aerei dotati di strumentazione digitale mentre sui simulatori avevano volato con arei dotati di strumentazione analogica.
A questo avevano potuto ovviare con circa dieci mesi di studio su simulatori specifici, professionali, che Atta aveva acquistato.

Tutti erano abilitati al volo strumentale, e quindi in grado di usare le radioassistenze (cioè tutto il sistema di radiofari), e quindi non avrebbero avuto problemi a raggiungere i loro bersagli anche volando manualmente.
Probabilmente (come risulta dalla scatola nera di uno di esse) hanno inserito le coordinate e si sono lasciati portare dal pilota automatico, riprendendo il controllo manuale negli ultimi minuti di volo.

Hanno mostrato di conoscere le procedure civili e militari per i casi di emergenza dirottamento, e le hanno sfruttate per guadagnare tempo prezioso per arrivare sui bersagli prima che il sistema fosse in grado di reagire.

Nell'economia dell'operazione "11 Settembre" appare che ai due piloti meno esperti, Atta e Al-Shehhi, erano stati assegnati i bersagli più facili, le due Torri, gli edifici più alti di New York, ben 400 metri.
Atta centrerà la Torre Nord (riconoscibile dalla enorme antenna televisiva) con millimetrica precisione, esattamente al centro e con l'aereo livellato.
Al-Shehhi invece per poco non manca la Torre Sud: la colpisce di lato riallineando l'aereo con una virata disperata.
Hanjour, che sembra essere con i suoi cinque anni di esperienza il più preparato pilota del gruppo, compie un "perfetto atterraggio" contro il Pentagono, dopo aver fatto una virata in discesa di 270^
Jarrah, di cui abbiamo i grafici del Flygth Data Recorder, mostra di saper padroneggiare benissimo l'aereo. Sale e scende di quota, inserisce i dati del bersaglio nel pilota automatico. Precipita per la reazione dei passeggeri.

Insomma, niente piloti della domenica. Erano gente preparata e decisa.

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Aerei teleguidati
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E se non sono stati i "piloti della domenica" a condurre gli aerei sui bersagli, allora chi è stato?

Semplice e ovvio, rispondono i complottisti, erano teleguidati da terra!
Ci sono appunto le "prove", trovate da un abile ricercatore spagnolo esaminando in modo certosino i filmati dell'11 settembre, in particolare quello del volo 175 contro la Torre sud, la seconda.
Tutta questa tematica è già trattata benissimo sul sito web del giornalista Paolo attivissimo, a questo indirizzo:
http://paoloattivissimo.info/11settembre/pod/oggetto_sotto_boeing.htm

In sostanza il "misterioso oggetto" con il quale il Boeing 757 sarebbe stato teleguidato contro la Torre Sud altro non è che la carenatura di raccordo ali-fusoliera e le bande argentee della livrea dell'aereo.
Tant'è vero che su altre foto dello stesso aereo mentre si avvicina alla Torre il misterioso aggeggio non c'è. Come pure non c'è sul primo aereo che si schianta sulla Torre Nord.
Quindi uno sarebbe teleguidato e uno no?

Più semplicemente "l'oggetto misterioso" è ottenuto taroccando l'immagine. Prima è stata ingrandita a dismisura, poi, visto che non si capiva più niente, è stato necessario riaggiustarla.
Ed oplà! Viene fuori il terribile strumento con il quale l'aereo pieno di passeggeri viene mandato a schiantarsi sul grattacielo, incolpando artatamente quei poveri affiliati ad Al Quaeda che come noto passano il tempo a distribuire le pastarelle davanti alle Moschee.

Questa pratica di costruirsi le immagini per svelare la "Verità" (la Verità evidentemente è già conosciuta dal complottatore, che gli da semplicemente un aiutino) la troveremo ancora.
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